di Federica Adriani
A 70 anni dal ritrovamento del Mammut di Scoppito nel 1954, il Munda celebra l’iconico fossile del capoluogo abruzzese con eventi dedicati e accessibili a tutti, unitamente alla diffusione di documenti inediti che hanno accompagnato la vita del grande mammifero nell’era contemporanea.
Il fitto programma è stato presentato stamane in conferenza stampa presso il Bastione Est del Forte Cinquecentesco, alla presenza del direttore delegato del Munda Federica Zalabra, degli esperti di paleontologia dell’Università degli Studi della Sapienza Maria Adelaide Rossi e Marco Romano, dell’esperta d’arte tattile dei Musei Vaticani Deborah Tramentozzi e del professore di Modellazione 3d dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila Simone Rasetti.
Per l’occasione è stato conferito al mastodonte il Premio Fossili Regionali 2023, consegnato a Zalabra dai paleontologi Rossi e Romano, membri del comitato regionale della Società di Paleontologia Italiana.
Come illustrato da Zalabra ai microfoni della stampa, ad aprire il palinsesto sarà “una mostra documentaria inedita, da cui si evince che il Mammut non è stato ritrovato il 25 aprile 1954, ma già il 17 aprile dello stesso anno se ne era data comunicazione. Poi avremo altre iniziative. Già dalla prossima settimana gli spettatori potranno accedere a una ricostruzione digitale del Mammut, grazie a una apposita applicazione Android con QR Code”.
Articoli di giornale, documentazioni “anagrafiche” del fossile, carteggi tra il Comune dell’Aquila, il Governo centrale e la Sovrintendenza e un documentario inedito dell’Istituto Luce con le prime immagini del ritrovamento sono solo alcune delle vere e proprie “chicche” archivistiche esposte.
Tra le altre, anche una nota del 15 novembre 1957 firmata dal direttore generale delle Antichità e Belle Arti Guglielmo de Angelis d’Ossat, per conto del ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro, sull’allestimento di una sezione di paleontologia presso il Museo Nazionale d’Abruzzo.
Ogni evento sarà accessibile a tutti grazie a degli appositi modelli tattili del Mammut realizzati dal Professor Rasetti in collaborazione con l’esperta Tramentozzi. Il modellino del cranio del fossile, in particolare, è stato sottoposto al test di leggibilità tattile proprio nel corso della conferenza stampa.
“La possibilità di avere questo test di leggibilità qui di fronte a tutti voi è un salto nella storia dell’inclusione – ha detto Tramentozzi – L’occhio legge, ma magari la mano non comprende, quindi il test di leggibilità è fondamentale. Sul modellino in resina è stato applicato uno spry su iniziativa del Prof. Rasetti, per rendere la resina più fruibile al tatto, perché se riesco a provare anche piacere estetico è ancora meglio”.
Tra i certificati, anche i documenti che testimoniano il premio di rinvenimento di 2milioni e 250 mila lire all’ingegnere Mauro Santarelli, titolare della ditta Anonima Materiali Argillosi (Ama), che già il 17 aprile 1954 individuò i resti del Mammut nella località di Madonna della Strada, a Scoppito. “Per l’epoca erano una cifra importantissima – sottolinea Zalabra – Lo Stato si rese conto subito di quanto fosse importante il ritrovamento”.
Il mastodonte, lo ricordiamo, è vissuto 1 milione e 300mila anni fa. Proprio le condizioni atmosferiche e geologiche della zona, ricca di acque dolci, sabbie e argille, hanno permesso la vita del mammifero e la sua perfetta conservazione nel tempo.
Nel corso dell’anno ci sarà inoltre un annullo filatelico, “che sancirà ulteriormente l’importanza del 70° anniversario del ritrovamento del nostro Mammut”.
A conclusione delle celebrazioni, è previsto in autunno un convegno scientifico di Paleontologia, in cui esperti da tutta Italia si riuniranno a L’Aquila per discutere dell’importanza della Paleontologia e della Geologia in un suolo ricco di diversità e reperti come quello italiano.
Per rendere la cittadinanza più informata e consapevole dell’importanza e dell’eccezionalità dei resti del grande mammifero al Castello, è in preparazione un percorso specifico per le scuole dell’Aquila a partire dal prossimo anno scolastico 2024/2025.
“Stiamo immaginando di fare un concorso per le scuole, per avvicinare soprattutto i bambini più piccoli alla conoscenza del Mammut – anticipa Zalabra – quindi immaginavamo di poter chiedere ai ragazzi di realizzare un manufatto da dedicare al Mammut. La proposta verrà presentata alle scuole agli inizi di settembre, in modo tale da poterlo fare nel corso dell’anno”.
Dal punto di vista organizzativo, il Munda ha incrementato la possibilità di visitare gli allestimenti dedicati al Mammut, con le aperture estive di venerdì, sabato e domenica per i mesi di maggio e giugno e le visite guidate tenute dagli assistenti alla fruizione e alla vigilanza appositamente formati. Per quanto riguarda le aperture di luglio e agosto, invece, Zalabra spiega “dobbiamo aspettare di riuscire a capire come stiamo messi con il cantiere”.
Il Mammut del Castello rimane uno dei simboli per eccellenza del capoluogo, tuttavia è bene segnalare che negli ultimi anni sono stati rinvenuti anche altri “coetanei” del mastodonte.
Altri resti di Mammut sono stati scoperti, infatti, a giugno del 2009 a Campo di Pile, nella zona industriale di L’Aquila Ovest. Più nello specifico, si tratta di due zanne e quattro molari di un esemplare femmina della stessa specie, Mammuthus meridionalis, di circa 30 anni di età̀ e parte di una zanna di un altro esemplare.
Nella stessa area sono stati trovati due denti di un cervo di grande taglia, un metatarso di equide, una tibia di rinoceronte e un corno di bisonte. Questi animali erano attirati lì un milione di anni fa probabilmente per la presenza di un alveo fluviale.
Sempre a Campo di Pile, sono state ritrovate una scheggia di selce e un frammento d’osso lavorati dall’uomo.
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