Roberta Bruzzone: “Sono vittima di uno stalker, vivo nel terrore da otto anni”

Roberta Bruzzone: “Sono vittima di uno stalker, vivo nel terrore da otto anni”
04 Ott 2025

«Non vivo più con la serenità che avevo prima. Prima di imbattermi in questa persona che ha votato la sua esistenza a distruggere la mia». Con queste parole la criminologa Roberta Bruzzone ha raccontato in aula a Roma l’incubo che vive da anni, vittima di uno stalker che non ha mai smesso di perseguitarla.

L’uomo è Mirko Avesani, neurologo 51enne di Verona, già condannato in primo grado a nove mesi (pena sospesa) per atti persecutori nei suoi confronti e al pagamento di una provisionale di 15mila euro. Nonostante ciò, secondo l’accusa, avrebbe continuato a insultare e minacciare Bruzzone attraverso social network, e-mail ed esposti diffamatori, motivo per cui è ora di nuovo a processo per stalking.

Durante la sua testimonianza, Bruzzone ha espresso tutto il suo timore: «Ho paura di un attacco con l’acido. Più di una volta ho sentito dire che sarebbe stato qualcosa che meritavo». Una paura concreta, alimentata da anni di minacce, insulti sessisti e aggressioni verbali, che hanno costretto la criminologa a muoversi sempre sotto scorta durante eventi pubblici e apparizioni professionali.

«È dal 2017 – ha ricordato – che subisco questa persecuzione, iniziata con un post infamatorio e sessista su Facebook. Poi sono arrivati messaggi, esposti e persino aggressioni in aula. A Verona si è avvicinato al banco dove testimoniavo, urlando contro di me».

Tra i contenuti più inquietanti, anche un post pubblicato da un profilo falso con la frase “la tigre andrà a fuoco”, in riferimento diretto alla stessa Bruzzone, che viene spesso soprannominata “la tigre” per il suo carattere deciso e per il tatuaggio che porta sulla spalla.

Per screditarla, Avesani avrebbe inoltre inviato esposti a enti pubblici e privati, accusandola falsamente di comportamenti razzisti e manipolatori.

Il nuovo procedimento penale intende accertare la reiterazione delle condotte persecutorie e valutare la possibilità di una condanna più severa. Intanto, Roberta Bruzzone, tra le più note criminologhe italiane, continua la sua attività professionale, ma ammette: «Da otto anni vivo nella paura. Non voglio più che questo incubo definisca la mia vita».


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