di Alessandra Prospero
È stato inaugurato ieri 18 maggio il Giardino della memoria che ricorda le vittime di Rigopiano.
Un numero tristemente simbolico il 18 perché la valanga che provocò le 29 vittime avvenne proprio il 18 gennaio 2017.
A distanza di otto anni, l’inaugurazione si è tenuta alle ore 16 alla presenza dei parenti delle vittime e delle forze dell’ordine e i soccorritori e del sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti, del sindaco di Farindola Luca Labricciosa, del deputato Guerino Testa, del consigliere regionale Vincenzo D’Incecco, primo firmatario del progetto di legge regionale n. 27/2022, che ha previsto l’istituzione e la realizzazione del Giardino della memoria.

Nel primo lotto del Giardino, fulcro del progetto commemorativo, spicca al centro la statua della Madonnina, proveniente dalla Sardegna e donata dalla comunità di Orosei e intorno ad essa è stata realizzata un’installazione artistica composta da 29 blocchi di marmo, uno per ogni vittima. Su un muretto in pietra è inoltre posizionata una lastra che riporta tutti i loro nomi, a testimonianza duratura del ricordo.
I lavori prevedono un secondo lotto che includerà interventi migliorativi e di rifinitura ed è stata finanziata dalla Regione Abruzzo che ha stanziato 90.000 euro e da donazioni volontarie per 10.000 euro. Progettista dell’opera è l’architetto Roberto Chimisso.
«Finalmente i familiari delle vittime avranno un luogo dove portare un fiore, in cui raccogliersi – ha dichiarato il sindaco Labricciosa -. Il Giardino della Memoria è un simbolo di rispetto e di ricordo».
Questa mattina in Regione a Pescara hanno presentato il progetto, fra gli altri, il sindaco di Farindola, Luca Labricciosa, l’architetto Roberto Chimisso, progettista dell’opera, ed Emira De Acetis, in rappresentanza del Comitato dei familiari delle vittime. All’incontro ha partecipato anche il consigliere regionale Vincenzo D’Incecco, primo firmatario del progetto di legge regionale n. 27/2022, che ha previsto l’istituzione e la realizzazione del Giardino della Memoria.
La vicenda
Il 18 gennaio 2017 una valanga travolse l’hotel Rigopiano, situato nel comune di Farindola, in Abruzzo, segnando la tragedia con il più alto numero di vittime mai registrato sull’Appennino.
Nel tardo pomeriggio, una massa franosa di enormi dimensioni si staccò dal versante orientale del Gran Sasso, incanalandosi nella Grava di Valle Bruciata e raggiungendo l’albergo. La valanga investì la struttura come un colpo devastante, spostandola di circa dieci metri verso valle rispetto alla sua posizione originaria. In quel momento all’interno dell’hotel si trovavano 40 persone: 28 ospiti, tra cui 4 bambini, e 12 membri del personale.
I soccorsi si attivarono tra enormi difficoltà: il maltempo che da giorni imperversava sull’Italia centrale, la morfologia impervia della zona e la confusione iniziale generata da informazioni frammentarie ostacolarono gravemente le operazioni.
I primi Vigili del fuoco raggiunsero la zona dell’albergo all’alba grazie all’elicottero Drago 52 del nucleo di Pescara, a bordo del quale viaggiavano specialisti USAR (Urban Search and Rescue), unità cinofile e personale medico. Via terra, i soccorritori riuscirono a farsi strada grazie a una turbina da neve che aprì un varco nell’unica strada di accesso, sommersa da oltre due metri di neve.
Le operazioni di salvataggio si protrassero ininterrottamente fino alla tarda serata del 25 gennaio, quando fu recuperato l’ultimo corpo senza vita. All’intervento parteciparono 1.146 Vigili del fuoco, 18 funzionari e 350 mezzi.
Il tragico bilancio finale fu di 29 vittime e 11 sopravvissuti. Di questi, due si trovavano all’esterno dell’edificio al momento della valanga, mentre gli altri nove furono estratti vivi dalle macerie.
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