di Alessadra Prospero
Il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena subisce un nuovo e pesante rallentamento. L’udienza fissata ieri davanti al Tribunale di Avezzano non si è potuta celebrare a causa di un vizio nel decreto di citazione a giudizio, che ha comportato, per la seconda volta, la restituzione degli atti alla Procura. Il pubblico ministero dovrà ora emettere un nuovo decreto di rinvio a giudizio, con l’inevitabile conseguenza di un ulteriore allungamento dei tempi.
Una situazione che desta forte preoccupazione tra le associazioni animaliste e ambientaliste, già costituite parte civile nel procedimento. Tra queste, l’associazione Tutela Diritti Animali/Arci, rappresentata dall’avvocato Alessandro Palucci, ha espresso apertamente il timore che i continui rinvii possano condurre alla prescrizione del reato.
«Naturalmente il rischio riguarda la prescrizione, visto l’allungarsi dei tempi del processo», ha spiegato Gabriele Bettoschi, presidente dell’associazione, sottolineando tuttavia che, nonostante l’ennesimo stop, l’organizzazione continua a confidare nell’operato della magistratura ed è pronta a costituirsi nuovamente parte civile non appena il procedimento riprenderà il suo corso.
L’imputato, Andrea Leombruni, è accusato di aver ucciso a colpi di fucile Amarena nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2023, a San Benedetto dei Marsi, mentre l’orsa era accompagnata dai suoi due cuccioli. Un episodio che aveva suscitato indignazione diffusa e acceso i riflettori sulla fragilità dell’orso bruno marsicano, specie a rischio critico di estinzione.
Il rinvio di ieri non è stato soltanto un fatto procedurale: ha riacceso un dibattito tanto giuridico quanto simbolico sulla tutela della fauna selvatica in Italia. Per molte delle oltre cinquanta associazioni animaliste e ambientaliste già costituite parte civile — tra cui WWF Italia, Lav, Enpa, Oipa e molte altre — questo ennesimo stop implica non solo un nuovo fardello burocratico ma anche una ferita profonda alla fiducia pubblica nelle garanzie di una giustizia effettiva per i crimini contro gli animali.
In un comunicato, alcune realtà come LNDC Animal Protection hanno definito il secondo errore procedurale che rallenta il processo “un duro colpo per chi chiede giustizia per Amarena e per tutti coloro che credono in una tutela reale ed effettiva della fauna selvatica”, sottolineando come ritardi e intoppi rischino di “svuotare di significato un processo che ha un enorme valore, non solo giudiziario ma anche civile”.
Per il WWF, la vicenda assume i connotati di un vero e proprio “Gioco dell’Oca” giudiziario, in cui ogni avanzamento viene azzerato mentre il tempo continua a scorrere, con il concreto rischio che si possa arrivare a non ottenere mai una decisione di merito per un fatto di straordinaria gravità.
Il caso Amarena, infatti, tocca nodi sensibili: la protezione di una delle popolazioni di grandi carnivori più rare d’Europa, le responsabilità individuali di fronte alla legge e la percezione pubblica della tutela della natura nel nostro Paese. La sentenza che tutti attendono non riguarda solo la memoria di un animale ucciso, ma l’effettività di norme e strumenti a favore della biodiversità e della convivenza uomo-fauna selvatica.
Con lo sguardo rivolto anche agli adempimenti europei, come la direttiva sulla tutela penale dell’ambiente che l’Italia dovrà recepire entro maggio 2026, il caso Amarena rappresenta un banco di prova per l’efficacia del sistema giuridico nel garantire responsabilità e tutela del patrimonio naturale.
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