Questa mattina circa 50 manifestanti hanno bloccato l’ingresso principale delle sedi di Leonardo e Thales in Abruzzo, in relazione alla situazione a Gaza e al conflitto in Medio Oriente. L’iniziativa ha l’obiettivo di denunciare il ruolo delle industrie di armamenti nei conflitti internazionali e di esprimere solidarietà verso Anan, Alì e Mansour, cittadini palestinesi inquisiti dalla magistratura dell’Aquila per la loro partecipazione alla resistenza anticoloniale.
Gli attivisti hanno sottolineato che Leonardo, azienda controllata dallo Stato italiano, fornisce armi a Israele utilizzate contro civili in Palestina, Gaza, Yemen, Siria e Libano, lucra anche indirettamente attraverso altri prodotti e servizi collegati alla guerra. Secondo i manifestanti, il governo italiano è corresponsabile di queste operazioni, agendo come alleato di Israele e degli Stati Uniti, e deve essere giudicato e delegittimato dalla società civile quando sostiene militarmente azioni considerate genocidarie.
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di mobilitazione globale: gli attivisti richiamano alla partecipazione nelle fabbriche, nei porti, negli aeroporti, nelle strade e nelle piazze per fermare la produzione e il traffico di armi. Già in varie parti del mondo alcuni portuali hanno bloccato il transito di armamenti, e si auspica che anche gli operai delle fabbriche possano contribuire a interrompere la produzione. Il messaggio dei manifestanti si inserisce in una critica più ampia al capitalismo e alla guerra industriale, con l’obiettivo di trasformare la guerra dei governi in una lotta contro chi arma e sfrutta i conflitti, promuovendo l’autodeterminazione dei popoli oppressi dal colonialismo.
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