di Fabio Pelini
Anche l’Abruzzo ha partecipato alla Staffetta dell’Umanità per la Pace, iniziativa promossa da Michele Santoro e a cui hanno aderito molte personalità della cultura, dello spettacolo e della politica. Sotto un sole cocente, in tanti si sono ritrovati a Piazza San Bernardino a L’Aquila “per camminare insieme, unire l’Italia contro la guerra in Ucraina e riaccendere la speranza”. Un popolo come sempre festoso e colorato, ma anche determinato a far sentire la propria voce, in un contesto dove sollevare obiezioni all’invio continuo di armi e, più in generale, alla strategia fin qui adottata dal nostro Paese e dall’Unione europea, ha spesso significato essere accusati di intelligenza con il nemico. Eppure, di fronte a spese militari crescenti in un momento in cui larghi strati della popolazione europea lottano ogni giorno per una vita dignitosa, sarebbe doveroso coltivare l’anelito all’apertura di un negoziato serio, che tenga conto del contesto in cui è maturata la sventurata invasione russa dell’Ucraina, invece di perseguire una alquanto improbabile vittoria militare sul campo. E di certo restano le centinaia di civili indifesi e incolpevoli che continuano a morire e il rischio di escalation che è, ogni giorno che passa, più di un’eventualità. La marcia, partita dal centro della città, ha attraversato via Roma in direzione di Tornimparte, per coprire il percorso con brevi staffette di qualche chilometro e contribuire al completamento, su tutto il territorio nazionale, di 200 tappe per un totale di 4mila chilometri.
Questa sera, domenica 7 maggio, alle 20:30 su La7 Michele Santoro sarà ospite della trasmissione “In onda” per tracciare un bilancio dell’iniziativa.
Questo il testo integrale dell’appello:
Dopo più di un anno di guerra in Ucraina e centinaia di migliaia di morti, mettere fine al massacro, cessare il fuoco e dare inizio a una trattativa restano parole proibite. Si prepara, invece, una resa dei conti dagli esiti imprevedibili con l’uso di proiettili a uranio impoverito e il rischio di utilizzo di armi nucleari tattiche.
I governi continuano a ignorare il desiderio di pace dei popoli e proseguono nella folle corsa a armi di distruzione sempre più potenti.
Mentre milioni di persone sono costrette dalle inondazioni, dalla siccità e dalla fame, a lasciare le loro terre, centinaia di miliardi di euro vengono spesi per aumentare la devastazione dell’ambiente e spargere veleni nell’aria. L’intera Ucraina è rasa al suolo, un macigno si abbatte sull’Europa politica, aumentando le disuguaglianze, peggiorando le condizioni di vita dei lavoratori, flagellando le famiglie con l’aumento dei beni alimentari, della benzina, dell’energia e delle rate dei mutui.
Putin è il responsabile dell’invasione ma la Nato, con in testa il Presidente degli Stati Uniti Biden, non sta operando soltanto per aiutare gli aggrediti a difendersi, contribuisce all’escalation e trasforma un conflitto locale in una guerra mondiale strisciante.
Dalla stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione viene ripetuta la menzogna dell’Occidente che si batte per estendere la democrazia al resto del mondo. Dimenticando l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia e il Kossovo.
Si vuole imporre l’idea che non esista altro modo di porre fine alla guerra se non la vittoria militare di uno dei due contendenti e che l’Italia non possa far altro che continuare a inviare armi, limitandosi a invocare una soluzione diplomatica dai contorni indefiniti.
Noi pensiamo che l’Italia debba manifestare in ogni modo la sua solidarietà al popolo ucraino abbandonando, però, qualunque partecipazione alle operazioni belliche. Vogliamo tornare ad essere il più grande Paese pacifista del mondo, motore di una azione per la Pace e non ruota di scorta in una guerra.
Sappiamo che sono in moltissimi a condividere la nostra rabbia nel vedere sottratta alle nuove generazioni l’idea stessa di futuro, mentre si diffonde la sfiducia in una politica privilegio di pochi e il governo si mostra sempre più subalterno agli Stati Uniti e incapace di difendere gli interessi degli italiani e dell’Europa.
Ma siccome chi non è rappresentato e non costituisce una forza viene spinto a credere di non poter più incidere nella vita della Nazione, seguendo l’esempio del Movimento in Francia, vi chiediamo di reagire alla sfiducia, di usare il cammino come strumento di Pace, di costruire insieme una staffetta dell’umanità che parta da Aosta, Bolzano e Trieste fino a Lampedusa.
Questo appello è rivolto a chi sente il bisogno di fare qualcosa contro l’orrore della violenza delle armi e ha voglia di gridare basta.
Sembra impossibile che i senza partito, i disorganizzati, riescano in un’impresa così difficile. Ma se ciascuno di voi offrirà il suo contributo e se i leader e le organizzazioni che si sono pronunciati contro l’invio di armi daranno una mano, tutti insieme potremo farcela.










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