La Procura dell’Aquila impugna la sentenza di assoluzione per vertici di Strada dei Parchi

La Procura dell’Aquila impugna la sentenza di assoluzione per vertici di Strada dei Parchi
21 Mar 2024

La Procura della Repubblica dell’Aquila ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale dell’Aquila nel marzo dell’anno precedente. La sentenza aveva assolto con formula piena i vertici dirigenziali e tecnici di Strada dei Parchi, società per azioni del gruppo industriale abruzzese Toto, dall’accusa di mancata manutenzione dei pilastri di ponti e viadotti nel tratto aquilano delle autostrade A24 e A25.

L’appello è stato depositato il 22 giugno 2023, aprendo così la strada a un nuovo processo in Corte d’appello, la cui data di udienza non è stata ancora fissata.

Nonostante il silenzio ufficiale da parte di Strada dei Parchi, nuova concessionaria delle due arterie laziali ed abruzzesi dal primo gennaio dell’anno precedente, pare che dall’interno dell’azienda si avverta una certa sorpresa per la diffusione di un fatto noto da mesi. I legali, invece, si sono espressi dichiarando: “Confidiamo come sempre nella giustizia che ha già assolto i vertici di Sdp per ben due volte”.

Nella sentenza dell’8 marzo dello scorso anno, i giudici dell’Aquila avevano assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, l’imprenditore pescarese Carlo Toto, proprietario della Toto Holding Spa, considerato dall’accusa amministratore di fatto di Strada dei Parchi, l’allora amministratore delegato, Cesare Ramadori, il direttore generale di esercizio, Igino Lai, e Gianfranco Rapposelli, amministratore delegato di Infraengineering Spa, società partecipata di Sdp, specializzata nella progettazione.

La Spa è tornata a gestire le A24 e A25 dopo la revoca anticipata in danno decisa nel luglio 2022 dal Consiglio dei ministri a guida Draghi, a causa di gravi inadempienze che, secondo il ministero per le Infrastrutture e Trasporti, avevano causato il pericolo di crollo di ponti e viadotti.

Dopo un lungo contenzioso, alimentato dalle numerose impugnazioni presentate da Sdp presso il Tar, il Consiglio di Stato e in sede civile, su volere dell’attuale governo, il Parlamento ha abrogato la revoca e ha assegnato nuovamente, dopo un anno e mezzo di gestione pubblica di Anas, la concessione al privato.

Questo accordo è stato raggiunto dopo che il governo rischiava di essere condannato ad un risarcimento di oltre 2,6 miliardi di euro per la revoca anticipata e i danni causati da una decisione posta su basi non oggettive.

 


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