Abruzzo e calcio: il 7 febbraio 1920 prende vita lo scudetto tricolore

Abruzzo e calcio: il 7 febbraio 1920 prende vita lo scudetto tricolore
07 Feb 2026

di Alessandra Prospero

Il 7 febbraio non è una data qualunque nella storia del calcio e dello sport italiano.
Il tutto è ammantato da leggenda. Nel 1920, con lo stato monarchico che già vedeva all’orizzonte l’imminente nascita del partito fascista la situazione politica della nostra penisola appariva particolarmente complicata.
Il poeta, aviatore e visionario Gabriele D’Annunzio con alcuni legionari aveva occupato da quasi sei mesi la città di Fiume, in Croazia, con l’intento di rivendicandone l’appartenenza allo stato Italino. Immaginare oggi una tale impresa risulta fantascientifico: uno scrittore con più di 2000 volontari che prende armi e bagagli per occupare una località straniera… è ovvio che questa storia meriterebbe ben altri approfondimenti.
Comunque, in questo clima sospeso dove almeno all’inizio si respirava una qualche strana nuova libertà, fu organizzata una partita di calcio tra una selezione di militari italiani e una squadra di civili locali.
Era il 7 febbraio 1920, appunto, e gli italiani indossarono una maglia azzurra, che da 9 anni veniva indossata ormai stabilmente in onore dei Savoia per rappresentare l’Italia. D’Annunzio volle arricchire la divisa inserendo un “piccolo scudo”, da lì in avanti sarà lo scudetto, con i colori della bandiera italiana – verde, bianco e rosso – applicato sul petto.


D’Annunzio era famoso anche per essere sportivo e spericolato, caratteristiche imprescindibili dell’uomo moderno dell’epoca, appassionato anche di calcio tanto che si racconta giocasse sulle spiagge di Francavilla al mare, almeno fino a ventiquattr’anni quando, durante una caduta, perse due denti e smise di giocare.
Ancora una volta, senza saperlo, si era fatta la storia.
Il piccolo scudetto tricolore si rivelò da subito un’idea appassionante, in seguito indelebile sulla maglia della Nazionale.

Ma nessuna leggenda è priva di ombre, è qui c’è l’amichevole del 6 gennaio dell’Italia contro la Svizzera, a Milano. Molti sostennero che l’Italia scese in campo con uno scudetto sulla maglia ma le versioni ancora oggi appaiono contrastanti e, a furor di popolo, si mantiene buona la versione del 7 febbraio, decisamente più affascinante. Comunque da lì tutte le squadre rappresentative del Belpaese, di ogni sport, indosseranno lo scudetto.
Qualche anno dopo Federazione Italiana Giuoco Calcio decise, per la ventiquattresima edizione del Campionato Italiano, 1923-1924, che la squadra che avesse vinto il campionato di calcio sarebbe stata autorizzata a portare sulla sua maglia, nella stagione successiva, lo scudetto tricolore come segno distintivo di «Campione d’Italia».
La prima squadra a fregiarsi ufficialmente di questo simbolo fu il Genoa Cricket and Football Club, che nel 1925 scese in campo con il nuovo emblema tricolore sul petto. Il Genoa, la prima squadra ad essere costituita in Italia, vincitrice del primo campionato, la prima ad avere un riconosciuto fuoriclasse, il famosissimo (allora!) Renzo De Vecchi che proprio nel ’25 scese in campo con i suoi compagni con la bandiera italiana sulla maglia.
Concludo questa piccola incursione nella storia citando l’unica volta in cui una squadra italiana vincitrice del campionato rinunciò al diritto di portare lo scudetto sulla maglia. Sì, è successo anche questo.
Siamo nel 1984 e la Roma di Buno Conti e Falcao si appresta a giocare la finale della Coppa dei Campioni in casa, in uno Stadio Olimpico tutto pieno. L’avversario è il Liverpool di Ian Rush.
Per una regola UEFA, non tra le più felici, sulla maglia può apparire solo un simbolo e la Roma deve decidere se tenere lo scudetto o il “lupetto” di Piero Gratton. Sceglie di scendere in campo senza il tricolore, rendendo epica per i tifosi tale scelta di fedeltà al giallorosso. La partita terminerà 1 a 1 e la Roma perderà ai rigori. E anche questa è un’altra storia.


Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.

In primo piano

L’Aquila, Lisi: «La cosa più importante è la costanza». E sul Foligno: «È uno scontro diretto»

La rimonta di Recanati racconta il carattere, la classifica premia il lavoro, ma Vincenzo Lisi guarda soprattutto alla continuità. «La […]

21 Ott 2026
L’Aquila, studenti di quattro Paesi europei protagonisti di DebateCiti: il confronto diventa educazione alla cittadinanza

Si è concluso nel capoluogo abruzzese il Transnational Project Meeting del progetto Erasmus+, dedicato al pensiero critico, alla lotta alla disinformazione e alla cultura del dialogo. Coinvolti circa 36 studenti e 15 tra docenti e organizzatori.

20 Ott 2026
UdU L'Aquila sul caso-Marinangeli: "Modalità di confronto sbagliata, ma l'Ateneo cosa pensa del genocidio?"

Gli universitari: "Quanto accaduto riporta al centro un tema più generale di responsabilità politica e istituzionale che non può essere elusa: quella dell’Ateneo, di fronte a quella che la Corte Internazionale di Giustizia riconosce come genocidio. Su temi tanto delicati non possono esserci zone d'ombra".

19 Ott 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *