Viaggio al termine della notte: la terra di nessuno di CASE e MAP

Viaggio al termine della notte: la terra di nessuno di CASE e MAP
07 Apr 2026

L’Aquila, tra progettazione sociale e advocacy: il racconto di Gamal Bouchaib e Gabriele Ferrara
Dopo l’annuncio della lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, abbiamo incontrato Gamal Bouchaib, mediatore culturale ed esperto in progettazione sociale, e Gabriele Ferrara, assistente sociale e filmmaker, per approfondire i temi alla base della denuncia sullo stato di abbandono del compendio immobiliare entrato a far parte del patrimonio del Comune dell’Aquila dopo il sisma del 2009.
Emerge una realtà poco raccontata: dietro la narrazione ufficiale di una città “pienamente rinata”, c’è una parte significativa della popolazione ancora intrappolata in condizioni provvisorie, con una prospettiva abitativa incerta e senza possibilità di riscattare un alloggio come avviene per le case popolari.
Tra il 2024 e il 2025 il Comune dell’Aquila ha avviato censimenti dettagliati sui nuclei familiari presenti nei Progetti C.A.S.E. e nei Moduli Abitativi Provvisori (MAP), aggiornati poi con la firma delle concessioni triennali nel 2026. Dai dati emerge un quadro chiaro: nel periodo del terremoto del 2009 furono realizzati circa 5.500 alloggi tra Progetti C.A.S.E. e MAP, mentre i censimenti consegnati a mano a inizio 2024 indicano la presenza di 3.684 nuclei familiari. Questo significa una riduzione di circa 1.879 unità, quasi un terzo del patrimonio abitativo, tra alloggi persi, abbandonati o degradati.
Secondo Ferrara, questi dati costituiscono la base per una pianificazione seria e una progettazione efficace, finalizzata a far uscire le persone dalla condizione provvisoria prima che gli alloggi rimanenti subiscano lo stesso destino di degrado di quelli abbandonati: “Sulla carta le concessioni sono temporanee, ma nella realtà questa fase si è trasformata in permanenza senza visione di futuro. Serve intervenire subito per garantire stabilità abitativa e percorsi di riscatto, come avviene per le case popolari”.
Gamal Bouchaib sottolinea il valore della progettazione sociale: “Non basta avere dati: serve un approccio integrato che metta insieme istituzioni, fondi, progettazione abitativa e strumenti di accompagnamento sociale. L’obiettivo è far sì che le persone possano davvero uscire dalla provvisorietà, trovando una casa dignitosa e la possibilità di costruire un futuro”.
I due professionisti hanno realizzato un documentario di denuncia sociale “Abitare il degrado – Il caso dei Progetto CASE”, e scritto come si diceva una lettera al Presidente della Repubblica, portando la questione a livello nazionale. Il loro obiettivo è chiaro: “Non ci fermeremo finché il tema non entrerà in Parlamento e non saranno messi in campo interventi reali, concreti e coordinati tra Comune, Regione e Stato centrale, con il supporto dei ministeri delle Politiche Sociali e delle Infrastrutture”.
Il loro lavoro si basa anche sull’advocacy, metodologia del servizio sociale che trasforma la conoscenza dei problemi in pressione politica, sensibilizzazione pubblica e azioni concrete. “L’advocacy serve a dare voce a chi non può farla arrivare ai livelli decisionali – spiega Ferrara – ed è uno strumento potente per ottenere fondi, modificare bilanci e mettere le priorità sulle famiglie più fragili”.
Ha aggiunto Bouchaib: “Un approccio partecipativo e integrato permette di coordinare dati, progettazione e pressione politica per ottenere risultati concreti e duraturi”.
Un altro punto fondamentale riguarda la differenza tra i Progetti C.A.S.E. e le case di edilizia residenziale pubblica: mentre queste ultime offrono la possibilità di riscatto, nei Progetto C.A.S.E. le concessioni rimangono temporanee sulla carta, ma nella realtà spesso rimangono condizioni permanenti, senza prospettiva di autonomia abitativa. “Serve un’Aquila raccontata davvero, non solo quella delle celebrazioni e dei meriti della ricostruzione, ma anche quella delle famiglie ancora in attesa o privi di una proiezione futura, che non possono più essere ignorate” – ha chiosato Gabriele Ferrara.
Infine, la pressione politica, la progettazione sociale e l’advocacy si intrecciano: nel chiedere fondi alla Regione, allo Stato, ai ministeri, è necessario pianificare nuovi alloggi popolari e valorizzare il patrimonio degli alloggi equivalenti, ovvero quelle case terremotate acquistate dallo Stato e dal Comune nel post sisma e rimetterle a disposizione dei cittadini così da garantire percorsi di riscatto.
Tutto questo – hanno concluso Bouchaib e Ferrara – può diventare realtà se i dati dei censimenti – oltre 3.600 nuclei ancora in condizione provvisoria – vengono utilizzati come base per iniziare una pianificazione e gettare le basi per una progettazione per interventi concreti e coordinati.
Il messaggio è chiaro: la città può rinascere, ma solo se tutte le sue componenti, anche quelle più fragili, trovano spazio, casa e futuro.

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