di Valter Marcone
Una delle citazioni dagli scritti di Carlo Marx frequentemente utilizzate è: “La storia di ogni società fino ai nostri giorni è la storia delle lotte di classe.” Questo enunciato, sebbene vero, può risultare fuorviante se non si considerano i dettagli delle lotte di classe descritte da Marx. L’analisi non si limita a una semplice opposizione tra oppressori e oppressi, ma include dinamiche economiche, sociali e culturali che necessitano di un’interpretazione approfondita. La riduzione della lotta di classe a un semplice conflitto superficiale ignora le sfumature del pensiero marxiano.
Così pure un’altra citazione comunemente estrapolata è: “Il lavoro è la fonte di ogni ricchezza.” Questa affermazione, pur essendo centrale nella critica di Marx al capitalismo, può essere interpretata erroneamente come un’apologia del lavoro o una semplice affermazione sull’importanza del lavoro per la creazione di valore. Non si tiene conto del fatto che Marx utilizza questo concetto per illustrare come il sistema capitalistico sfrutti il lavoro umano, creando surplus per i capitalisti a scapito dei lavoratori. Ignorare il contesto porta a una visione semplicistica del pensiero di Marx, snaturando le sue critiche all’alienazione e allo sfruttamento –
Dalle loro spade fabbricheranno vòmeri, dalle loro lance, ròncole; una nazione non alzerà più la spada contro l’altra e non impareranno più la guerra. (Michea 4:3-4) Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione» (Romani 12:17-21) Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare (Matteo 10,32-11,5)Dio è un guerriero (Es 15:3), dà istruzioni per condurre la guerra (Dt 20) e afferma che una certa guerra proveniva da Dio (1Cr 5:22). La Bibbia dice anche che Dio è buono (Sal 100:5) e che è il Dio della pace (Rom 15:33).
Ho scritto fin qui ,veramente ho copiato fin qui un testo generato con l’intelligenza artificiale che documenta come alcune citazioni, fuori dal contesto siano erronee intepretazioni di un pensiero . Allo stesso modo poi ho trascritto delle citazioni dalla Sacre scritture completamente fuori da ogni contesto. A ben considerare entrambi gli esempi ci accorgiamo che sicuramente Carlo Marx e la Bibbia hanno detto molto di più e soprattutto hanno detto in modo esplicito e completo le loro idee . Una considerazione dunque diventa una “ esortazione” a leggere per intero le opere di Carlo Marx che nel tempo hanno voluto definire “marxista” e i libri della Bibbia che ognuna delle tre religioni monoteiste ha voluto definire a suo modo per così dire .
Ora questo è un esempio di come spesso le citazioni non complete stravolgono un pensiero. Un modo di comunicare una intepretazione del testo in cui viene espresso un pensiero. Un’operazione che può essere fatta per sciatteria nel senso di “ limitare” all’essenziale ciò che viene deciso da chi cita o più colpevolmente di omettere le conclusioni di un pensiero che magari a quel punto dice tutto l’opposto di quello che vorremmo fargli dire a nostro vantaggio.
Tutto questo lungo discorso che potrebbe essere ancora più lungo, considerate le numerose considerazioni che permetterebbe di fare , per proporre ai lettori di queste pagine di rileggere insieme alcuni passi del Manifesto di Ventotene citato nell’aula del Parlamento italiano a stralci e “ bocconi”. Niente di polemico naturalmente ma solo un utile esercizio per aiutare una intepretazione dell’ idea di Europa a rimanere integra nella sua originale formulazione.
Proviamo a completare le frasi estrapolate:
“La metodologia politica Democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria “ che è la conclusione di questo ragionamento “ nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia,i democratici si sentono smarriti non avendo dietro una spontanea consenso popolare, ma solo un torbido tumultuale di passione; pensano che loro dovere sia di formare quel consenso , e si presentano come predicatori esortanti , là dove occorrono capi che guidino sapendo dove arrivare perdono le occasioni favorevoli al consolidamento del nuovo regime, cercando di far funzionare subito organi che presuppongono una lunga preparazione e sono adatti ai periodi di lunga tranquillitàpersona adatti ai periodi di relativa tranquillità; danno ai loro avversari armi di cui quelli poi si valgono per rovesciarle , rappresentano insomma nella loro mille tendenze , non già la volontà di rinnovamento, ma la confuse volontà regnanti in tuttle menti che, paralizzandosi a vicenda, preparano il terreno propizio dello sviluppo della reazione “ e quindi “La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria “
L’altra citazione :”La proprietà privata deve essere abolita , limitata,,corretta , estesa caso per caso”che però continua così : “ non dogmaticamente in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo e del burocraticismo nazionale”
E infine la terza :”nelle epoche rivoluzionarie in cui le istituzioni non debbano già essere amministrate ma create la prassidemocratica fallisce clamorosamente” che però a questo seguito “ la pietosa imponenza dei democratici nella rivoluzione russa tedesca spagnola sono tre del più recenti esempi della incapacità dei democratici di difendere i governi costituzionali”.
Questa restituzione al testo originale delle citazioni dal Manifesto di Ventotene ci offre l’occasione di riflettere su due questioni .
La prima strettamente legata proprio a quel testo che essprimono la critica al comunismo sovietico, all’abolizione della proprietà privata, che poi sarà garantita dai padri costituenti nel documento fondante della nascente Repubblica italiana e infine il riconoscimento della necessità di unire in quel momento storico le forze democratiche e comuniste nella lotta contro il nazismo . Soprattutto di mettere l’accento su quell’articolo 42 del Titolo III della Costituzione italiana che recita testualmente : “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. “ che dunque nessuno ha abolito anzi che questo Stato nel quale viviamo ha , con le privatizzazioni ,per esempio della rete elettrica ed altro. Anche perchè Spinelli e Rossi criticavano però radicalmente uno dei principi cardine della collettivizzazione socialista: «La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria quando non se ne possa proprio fare a meno».
La seconda di carattere più generale che si riferisce proprio all’uso di certe citazioni per riscrivere addirittura la storia con un tentativo di revisionismo storico con riferimenti a topos centrali della narrazione storica della destra italiana sulla Storia del nostro Paese. Come in due esempi ormai ampiamente conosciuti e citati nei social, nei talk show e sulla stampa . Mi riferisco all’eccidio delle Fosse Ardeatine commentato così dal Presidente del Senato : “Via Rasella è stata una pagina tutt’altro che nobile della Resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi-pensionati e non nazisti delle SS, sapendo benissimo il rischio di rappresaglia su cittadini romani, antifascisti e non”. E in modo più sottile dal Presidente del Consiglio dei Ministri : “Oggi l’Italia onora le vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Settantanove anni fa 335 italiani sono stati barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell’attacco partigiano di via Rasella. Una strage che ha segnato una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale: 335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani”.
Quando sappiamo bene che è smentita da atti giudiziari ufficiali, come dimostra la Sentenza del Tribunale Militare di Roma dell’agosto 1996, nella quale si afferma che «L’organizzazione in questione ( I GAP, ndr) era una delle varie organizzazioni di resistenza, e, come le altre, si atteneva, tramite il proprio capo, alle direttive della Giunta Militare, che era un organo collegiale con competenza di coordinamento delle attività militari, emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale. L’attentato di via Rasella rientrava nelle direttive della Giunta Militare».
Tornando al Manifesto di Ventotene va ricordato che fu scritto nel 1941 da Altiero Spinelli (ex comunista, espulso dal partito per aver criticato i processi farsa del Terrore staliniano) e Ernesto Rossi (militante del movimento Giustizia e Libertà, fondato dal teorico del socialismo liberale Carlo Rosselli). Il testo oggi conosciuto come “Il Manifesto di Ventotene”, ovvero come uno dei testi fondanti dell’Unione europea, è un documento che nasce con l’idea di una federazione europea in grado di scongiurare a eventi come quella delle guerre se si considera che dal 1914 al 1944 sono giusti trenta anni di guerra che hanno insanguinato l’Europa. Una ripetizione della” guerra dei trent’anni”conflitto svoltosi tra il 1618 e il 1648, combattuta tra il blocco cattolico e le forze protestanti. Con lo schieramento cattolico composto da Impero Asburgico, Spagna, Stato Pontificio e lo schieramento protestante composto a sua volta da Boemia, Danimarca, Svezia, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi, Polonia-Lituania.
Una Europa che però non è riuscita a completare quel processo e che oggi si dibatte tra la ricerca di una pace “armata “ e la difesa di una democrazia che non sono due doni della storia .
Lo ha detto Sergio Mattarella alla Cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di Dottore honoris causa dall’Università di Aix-Marseille: «L’ordre international entre règles, coopération, compétition et nouveaux expansionnismes» il cui intervento si può leggere sul sito del Quirinale.
Ebbene in quella sua lezione magistrale il Presidente richiama l’importanza essenziale della nascita di alcuni organismi internazionali che hanno assicurato in questi ultimi ottanta anni un periodo di pace .
“Quarant’anni fa, sul lago di Ginevra, il presidente Usa, Ronald Reagan, e quello dell’Urss, Michail Gorbaciov, avviarono il disgelo che portò alla sottoscrizione del Trattato INF che eliminò dall’Europa i missili cosiddetti di teatro. Nel 1990, Parigi vide la sottoscrizione del Trattato CFE per la riduzione delle forze convenzionali in Europa. La distensione portò a un dividendo per la pace, che si espresse con sensibili riduzioni delle spese per armamenti, e una stagione di incontro, condivisione.”
Quella storia che quindi coinvolse anche l’Europa “Fu l’avvio di una nuova architettura di sicurezza europea e mondiale.Ancora una volta, dialogo e spirito di cooperazione prevalsero.Cosa vuol dire?Che la pace non è un dono gratuito della storia. Che statisti e popoli, per conseguirla, devono dispiegarvi il loro impegno. Che la pace occorre volerla, costruirla, custodirla. Anche con la paziente messa in campo di misure di fiducia. Basti pensare alla vera e propria batteria di accordi e trattati internazionali che, nei decenni, l’hanno corroborata. Cosa rimane di tutto ciò?”
Una storia che oggi sembra lacerata e rimessa in discussione perchè “Passo dopo passo, i principali protagonisti hanno, dapprima, iniziato a violarli e, poi, a denunciarli. Quale diventa, quindi, il prezzo della sicurezza? La minaccia dell’uso, se non la pratica, della violenza? Si tratta di interrogativi che riguardano, in primo luogo, proprio l’Unione Europea. L’Europa intende essere oggetto nella disputa internazionale, area in cui altri esercitino la loro influenza, o, invece, divenire soggetto di politica internazionale, nell’affermazione dei valori della propria civiltà? Può accettare di essere schiacciata tra oligarchie e autocrazie? Con, al massimo, la prospettiva di un “vassallaggio felice”. Bisogna scegliere: essere “protetti” oppure essere “protagonisti”? Ora il manifesto di Ventotene scritto in un momento in cui più acceso era il conflitto addirittura mondiale preconizzava una Europa diversa capace di garantire la pace , una pace che occorre volerla, costruirla, custodirla.
Una affermazione che oggi , nel pieno contesto di una guerra proprio alle porte d’Europa tra Russia e l’Ucraina , di fronte alla richiesta del neo presidente degli Stati Uniti d’America all’Europa stessa di partecipare in modo più congruo alle spese di una Nato, finora sostenute in buona parte dall’America e quindi di contribuire alla difesa dell’Ucraina propone l’ interrogativo stringente appunto se essere protetti o essere protagonisti . Probabilomante una scelta che l’Europa dovrà fare ma nel senso giusto che forse non è proprio il Re Arm Europe annunciato , che ha già cambiato nome e che sicuramente ha bisogno di aggiustamenti in quanto la necessità non è quella del riarmo dei paesi europei ma quella di una difesa comune che sono due cose diverse.
Il Re Arm Europe prevede l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità che consente ai paesi membri di aumentare la spesa per la difesa anche oltre il limite del 3% di deficit senza incorrere nella procedura di infrazione . Oltre ad un nuovo strumento finanziario da 150 miliardi di euro per investimenti militari condivisi. Crediti agevolati che dovranno essere restituiti nel tempo concessi solo per acquisti coordinati tra più paesi membri. Con un ulteriore possibilità, veramente controversa almeno per quello che riguarda l’Italia : utilizzare i fondi di coesione per progetti di difesa militare .Il quarto punto ha per obiettivo il coinvolgimento di finanziatori privati . La Commissione modificherà le attuali normative finanziarie per abbattere le barriere tra mercati nazionali e facilitare gli investimenti transfrontalieri nel settore militare. L’ultimo punto de Re Arm Euripe è la modifica del regolamento della Bei, la Banca di investimenti europei, che ha avuto finora il divieto di investire in spese militari.
Ma basteranno le armi ? Basteranno le armi per fare da deterrente per ogni eventuale aggressione da parte della Russia di Putin per qualsiasi altro paese ma soprattutto per iniziare a proporre una soluzione europea al conflitto in atto tra Russia e Ucraina. Soluzione su cui Trump e Putin si stanno esercitando . Un esercizio in cui la parola negoziazione si riferisce principalmente a tutt’altro e poi anche al cessate il fuoco . Le armi europee ,un discorso lungo e complesso che però devono state alla pari di una proposta e una offerta di incontro con Putin .
Sulla base di alcuni principi che l’Europa sembra aver elaborato anche se deficitari di una certa forza e che in breve affermano quanto segue : “non ci possono essere negoziati sull’Ucraina senza l’Ucraina” e “non ci possono essere negoziati che incidano sulla sicurezza europea senza il coinvolgimento dell’Europa poiché la sicurezza dell’Ucraina, dell’Europa, transatlantica e globale sono intrecciate”. Inoltre, “qualsiasi tregua o cessate il fuoco può avvenire solo come parte del processo che porta a un accordo di pace globale” e “qualsiasi accordo di questo tipo deve essere accompagnato da garanzie di sicurezza solide e credibili per l’Ucraina che contribuiscano a scoraggiare future aggressioni russe” fino quindi all’obiettivo essenziale che “la pace deve rispettare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”.
Con un interrogativo di fondo : il fragile armistizio che russi e americani hanno discusso a Riad ( quasi una nuova Yalta ) che proprio mentre sembrava prendere forma e sostanza è quasi andato in frantumi a tre anni esatti dall’inizio della (seconda) invasione russa , rappresenterà un cessate il fuoco temporaneo o un’intesa più sostanziale fra Washington e Mosca sulla futura “architettura” della sicurezza europea ? Il tempo sicuramente lo stabilirà. Per il momento sono sul tavolo opzioni per un maggiore impegno europeo, per un modo di essere protagonisti ,a fronte di un crescente disimpegno americano, con la speranza che siano opzioni praticabili ma soprattutto capaci di offrire ad una pace giusta i valori di cui l’Europa è depositaria e certamente compendiati in quello che fu il suo manifesto di rifondazione unitaria : il Manifesto di Ventotene.
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