Superare il modello urbanocentrico e ripensare L’Aquila come una città policentrica, capace di svilupparsi lungo due nuove direttrici: una vestina, a est, e una amiternina-sabina, a ovest. È questa la proposta dell’Ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia dell’Aquila in vista della redazione del nuovo Piano urbanistico comunale (Puc).
A presentare il documento, elaborato dalla Commissione urbanistica e dal Consiglio dell’Ordine, è stato il presidente Luca Carosi, insieme all’architetto Piero Properzi e ai consiglieri Sandro Palleschi, Fabrizio Lorenzetti e Francesca Properzi.
Il documento raccoglie scenari e obiettivi futuri, uno schema di assetto, le principali questioni da affrontare, con particolare attenzione al centro storico, e una riflessione sull’utilizzo del patrimonio abitativo non occupato. La proposta è stata elaborata nell’ambito della manifestazione di interesse promossa dal Comune dell’Aquila e trasmessa nei giorni scorsi all’amministrazione.
«Pensiamo che dall’Aquila possa partire una nuova idea di urbanistica», ha spiegato Carosi, sottolineando la necessità di un Puc capace di tenere conto della velocità con cui cambiano le modalità di vita, delle esigenze della mobilità, delle dinamiche economiche, della distribuzione delle attività produttive e del mercato immobiliare. L’obiettivo, ha aggiunto, è contribuire alla costruzione di un piano moderno e orientato al futuro.
Una città cambiata dopo il sisma
Secondo Carosi, L’Aquila negli ultimi vent’anni ha modificato profondamente la propria fisionomia. Gli insediamenti realizzati dopo il terremoto del 2009 hanno ampliato la città e modificato le sue direttrici di sviluppo.
Da qui la proposta di superare una visione della città limitata ai soli confini amministrativi. L’Aquila, secondo l’Ordine, dovrebbe dialogare maggiormente con i comuni dell’ambito aquilano, costruendo una dimensione territoriale più ampia, definita da Carosi come la «nuova capitale d’Abruzzo», quella dell’Abruzzo interno.
In questo scenario cambia anche il ruolo del centro storico. Prima del terremoto contava circa 7.500 residenti, mentre oggi, secondo quanto riferito da Carosi, sono circa 5mila. Per l’Ordine diventa quindi necessario ripensarne la funzione, intervenendo sui servizi e sulla residenzialità.
«Favorire anche una parte di residenzialità recuperata è possibile nel momento in cui si aumentano i servizi e si rende appetibile e accessibile la città», ha sottolineato Carosi. Un processo che, nella proposta, dovrebbe accompagnarsi anche al rilancio del commercio nel centro storico, definito come un «grande centro commerciale a cielo aperto».
Sul tema della mobilità, l’Ordine considera corretta la limitazione dell’accesso delle automobili nel centro storico, ma evidenzia la necessità di individuare modalità efficaci per gestire il trasporto privato e rafforzare i collegamenti pubblici, in particolare verso le strutture sanitarie e scolastiche.
Due nuove centralità urbane
Il cuore della proposta è il passaggio da una città organizzata intorno al centro storico a un modello policentrico, nel quale assumano un ruolo centrale anche le due nuove polarità individuate a est e a ovest.
Il documento propone infatti una «rilettura dei rapporti tra il centro storico e i centri funzionali», tenendo conto della forma urbana dilatata sviluppatasi dopo il sisma e dell’obiettivo di migliorare la qualità della vita sia nel centro storico sia nelle nuove centralità Vestina e Sabina.
Lo schema di assetto dovrebbe inoltre intervenire sul riordino dei flussi della mobilità, sul nuovo ruolo del centro storico e sulla riqualificazione delle due direttrici territoriali.
Quadro conoscitivo, armatura urbana e progetti
Piero Properzi ha evidenziato la necessità di superare i tradizionali strumenti urbanistici come unico mezzo per affrontare le trasformazioni della città.
«Ai cittadini interessa vivere bene e avere i servizi adeguati», ha spiegato, sottolineando che il nuovo piano dovrebbe basarsi su una visione progettuale. Secondo Properzi, il Comune dell’Aquila ha già predisposto un quadro conoscitivo solido, ma i pilastri del nuovo modello dovranno essere un quadro conoscitivo, un’armatura urbana e progetti urbanistici accompagnati da infrastrutture adeguate.
Anche la concezione del centro storico, secondo l’Ordine, deve essere ripensata. «Il vecchio modello in cui tutti ambivano ad abitare in centro storico è superato», ha affermato Properzi. Il nodo, quindi, è capire come ridefinire il rapporto tra il centro e il resto della città.
Le proposte dell’Ordine
Tra gli elementi contenuti nel documento figurano l’adozione del Quadro conoscitivo e dell’Armatura urbana, integrata anche con la rete ecologica ambientale, e la definizione di uno Schema di assetto da affiancare al Documento preliminare, orientato alla ricerca di un modello non urbanocentrico.
L’Ordine propone inoltre di individuare le principali criticità e stabilire un elenco di priorità per affrontarle, comprese le conflittualità tra i diritti della cittadinanza e quelli dei proprietari, all’interno di una nuova definizione di «spazio urbano».
Il documento è ora all’attenzione dell’amministrazione comunale. L’Ordine degli Architetti è in attesa di una convocazione per illustrarne i contenuti.
La proposta sarà approfondita il prossimo 16 ottobre alle 15.30, all’Auditorium del Parco dell’Aquila, durante un convegno inserito nella tre giorni dedicata al Consiglio nazionale dell’Ordine, alla quale prenderanno parte anche urbanisti di rilievo nazionale.
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