Prati di Tivo, impianti riconsegnati con l’intervento dell’ufficiale giudiziario: svolta dopo anni

Prati di Tivo, impianti riconsegnati con l’intervento dell’ufficiale giudiziario: svolta dopo anni
16 Gen 2026

di Melania Aio

La riconsegna degli impianti di risalita del versante teramano del Gran Sasso è entrata ieri nella sua fase più delicata. Ai Prati di Tivo, nel territorio di Pietracamela, è stato necessario l’intervento di un ufficiale giudiziario per dare esecuzione al provvedimento della Corte d’Appello dell’Aquila che dispone il ritorno delle infrastrutture alla Gran Sasso Teramano.

L’operazione si inserisce in una vertenza che si trascina da anni tra la società pubblica e l’ormai ex gestore, Marco Finori, in merito all’affidamento e alla gestione della seggiocabinovia e degli altri impianti del comprensorio. Sebbene l’imprenditore avesse manifestato una disponibilità formale a collaborare, durante il sopralluogo i rappresentanti della sua ditta non hanno consentito l’accesso alla stazione di monte della Madonnina, rendendo necessario l’apertura forzata dei locali per procedere all’inventario e alla verifica dello stato delle strutture.

Le attività sono proseguite anche nella zona di valle, senza rallentare il percorso già tracciato per il rientro in possesso degli impianti. Nella giornata di domani, procedure analoghe verranno replicate a Prato Selva, altra località del comprensorio sciistico teramano, sempre alla presenza dell’ufficiale giudiziario, per immobili e attrezzature ancora interessati dal contenzioso.

Secondo quanto riferito dagli enti coinvolti, l’episodio non ha inciso né sui tempi né sull’efficacia del passaggio formale: la GST ha riacquisito la disponibilità delle infrastrutture, condizione indispensabile per programmare interventi di manutenzione e valutare una possibile riapertura al pubblico. In cima alle priorità figura la seggiovia telemix della Madonnina, l’impianto più utilizzato dell’area, fermo ormai da quattro stagioni invernali consecutive.

Sul posto era presente anche il presidente della Provincia di Teramo, Camillo D’Angelo, che ha ribadito la volontà dell’amministrazione di rilanciare la stazione turistica. Tra le ipotesi allo studio c’è l’affidamento della gestione a nuovi soggetti imprenditoriali che, nelle ultime settimane, hanno già fatto pervenire manifestazioni di interesse.

La vicenda

Negli anni precedenti l’attuale fase esecutiva, la situazione degli impianti di risalita dei Prati di Tivo e di Prato Selva si è progressivamente complicata a causa di una combinazione di fattori gestionali, economici e giuridici.

Gli impianti, di proprietà della Gran Sasso Teramano, partecipata in maggioranza dalla Provincia di Teramo, erano stati affidati in gestione a un soggetto privato riconducibile all’imprenditore Marco Finori. Nel corso del tempo sono emerse divergenze sull’equilibrio economico della gestione e sull’esecuzione degli interventi necessari al mantenimento e all’ammodernamento delle infrastrutture.

Queste divergenze hanno inciso sulla continuità dell’attività. Già prima del 2021, alcune stagioni avevano registrato aperture parziali o ritardi, mentre successivamente l’incertezza contrattuale e finanziaria ha reso sempre più difficile programmare l’esercizio degli impianti. La seggiovia della Madonnina, elemento centrale del comprensorio dei Prati di Tivo, è diventata progressivamente inattiva, segnando una fase di forte ridimensionamento dell’offerta sciistica.

Parallelamente, il confronto tra gestore e società proprietaria si è spostato sul piano giudiziario. Le parti hanno presentato ricorsi e istanze contrapposte, ottenendo nel tempo decisioni non univoche che hanno talvolta consentito la prosecuzione temporanea della gestione privata e, in altri momenti, ne hanno limitato l’operatività. Questo andamento discontinuo ha contribuito a prolungare la situazione di stallo.

Negli anni successivi, in assenza di una definizione stabile del rapporto, la società pubblica ha progressivamente maturato la convinzione che il recupero della piena disponibilità degli impianti fosse una condizione necessaria per tutelare il patrimonio e valutare nuove prospettive di utilizzo. Da qui sono scaturite le iniziative legali che hanno portato la vicenda all’attenzione della Corte d’Appello dell’Aquila.


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