“Nuova Pescara”: opportunità o tramonto delle identità territoriali?

“Nuova Pescara”: opportunità o tramonto delle identità territoriali?
23 Giu 2025

di M. A.

La fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, prevista ufficialmente per il 1 gennaio 2027 sotto il nome “Nuova Pescara”, ha già un inno ufficiale ma continua a sollevare forti resistenze da parte della cittadinanza e di molti amministratori locali. Un progetto ambizioso sulla carta, ma che nei fatti sta generando un fronte crescente di opposizione.

Sui social e nei forum online, molti cittadini si dicono contrariati dall’idea: “Unire i Comuni non serve a nulla, ci toglieranno voce in capitolo” è uno dei commenti più frequenti. A pesare è soprattutto il nome scelto: Nuova Pescara, ritenuto da molti “brutto, coloniale e offensivo” per le identità locali. “Sembra un brand, non una città,” scrive un utente, riflettendo un sentimento diffuso di estraneità e rifiuto.

Il Consiglio comunale di Montesilvano ha recentemente approvato la richiesta di un nuovo referendum consultivo, sostenuto da ben 26 consiglieri. Obiettivo: dare la parola ai cittadini, che già nel 2014 si erano espressi in modo non uniforme sulla fusione. Il sindaco De Martinis ha ribadito più volte che, a differenza dello scorso referendum, oggi i cittadini hanno più consapevolezza: la convinzione comune è che Montesilvano torni ad essere periferia dormitorio di Pescara.

A Spoltore è invece nato un comitato civico per il NO, che denuncia la totale assenza di ascolto da parte della Regione Abruzzo e l’aumento delle tasse (in particolare sulla Tari) come una delle conseguenze già visibili della gestione condivisa. Anche l’architetto Tommaso Di Biase è intervenuto sul tema durante una seduta del Consiglio comunale lo scorso aprile, offrendo una dura critica al progetto di fusione, riportata interamente da Rete8: “Chi ha ideato questo progetto e chi lo ha mandato avanti con Leggi della Ragione Abruzzo, possiamo dirlo senza pena di essere smentiti, è totalmente cieco. Non ha visto e non vede la realtà vera del territorio adriatico. Una realtà che, fin dall’epoca romana che l’ha strutturata e da quella medioevale che l’ha rafforzata, è policentrica. Ovvero, una rete di città piccole e medie diffuse nel territorio. Una rete predisposta a sviluppare le connessioni più avanzate e innovative che il mondo che viviamo ha prodotto: le reti digitali che caratterizzano la contemporaneità. A fronte di questo, che cos’è la “Nuova Pescara”? Un progetto ottocentesco di annessione territoriale che produrrà solo scompensi sul territorio che gli sta intorno”.

Dall’altra parte, però, non mancano i sostenitori del progetto: imprenditori, associazioni di categoria e alcune forze politiche di centrosinistra ritengono che Nuova Pescara rappresenti un’opportunità unica per attrarre fondi europei, superare vecchi campanilismi e creare un polo urbano competitivo nel cuore dell’Adriatico. Confindustria ha anche proposto l’introduzione di un commissario ad acta per accelerare la transizione, attualmente rallentata da resistenze politiche e amministrative.

Ma mentre le posizioni restano distanti, cresce la sensazione di un progetto calato dall’alto e poco partecipato. “Si parla di efficienza, scrive un cittadino su Reddit, ma nessuno ha chiesto a noi cosa vogliamo davvero”.

La scadenza del 2027 si avvicina, e con essa lo scontro tra una visione strategica e le paure concrete di chi teme di perdere, insieme al proprio Comune, anche la propria identità.


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