I comitati di Spoltore e Montesilvano e l’associazione Radicali Abruzzo chiedono di rispettare il percorso verso la nascita della Nuova Pescara e contestano l’ipotesi di un ulteriore rinvio. La posizione è stata espressa il 5 ottobre, durante l’audizione davanti alla prima Commissione Bilancio, Affari Generali e Istituzionali del Consiglio regionale dell’Abruzzo.
I rappresentanti dei comitati e dell’associazione hanno ringraziato il presidente della Commissione Vincenzo D’Incecco e i consiglieri regionali Erika Alessandrini e Antonio Blasioli per aver consentito loro di intervenire nella seduta e di portare le proprie istanze sul processo di fusione.
Al centro del confronto c’è stato l’emendamento alla legge regionale 13/2023, presentato dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, assente alla seduta per motivi personali. Il provvedimento sarà nuovamente esaminato giovedì in prima Commissione e, in assenza di un accordo, potrebbe arrivare in Consiglio regionale la proposta di rinviare la nascita della Nuova Pescara al 2029.
A illustrare l’emendamento sono stati i dirigenti Zuccarini e Caporale. Nel corso della discussione, secondo quanto riferito dai comitati, è emerso che la nuova città avrebbe comunque bisogno, una volta costituita, di un periodo di rodaggio e assestamento destinato a durare diversi anni. Durante questa fase, funzioni e uffici potrebbero essere progressivamente accorpati e fusi, mantenendo nel frattempo le attuali funzionalità e i contratti.
È proprio su questo punto che si concentra la contestazione dei comitati: se il processo di integrazione può essere graduale, si chiedono perché sia necessario rinviare ulteriormente la nascita della nuova città.
«La volontà popolare non può essere ignorata»
Nel documento diffuso dopo l’audizione, i rappresentanti dei comitati sostengono che l’eventuale rinvio non risponderebbe alle esigenze dei cittadini, ma a dinamiche politiche interne. «A noi cittadini non interessano i giochi politici di posizionamento e le lotte interne alle forze politiche», affermano, ribadendo che la loro priorità è l’attuazione della volontà espressa attraverso il referendum del 2014.
I comitati criticano inoltre la partecipazione alla seduta della Commissione, sottolineando come al momento del loro intervento l’aula fosse ormai quasi deserta e fossero rimasti, oltre al presidente D’Incecco, soltanto tre commissari, tra cui Alessandrini e Blasioli.
Una situazione definita «intollerabile» dai promotori, che la interpretano come una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e dei movimenti che sostengono il progetto della fusione.
Il nodo del commissario ad acta
Un altro tema sollevato durante l’audizione riguarda la mancata attivazione del commissario ad acta per la fusione.
Secondo quanto riferito dai comitati, nel confronto con i tecnici sarebbe emerso che la nomina di un commissario potrebbe contribuire a rendere più rapido il processo, accompagnando gli adempimenti necessari alla nascita della Nuova Pescara nei tempi previsti.
Alla domanda sul perché il commissario non sia stato ancora attivato, i rappresentanti dei comitati affermano di non aver ricevuto una risposta ritenuta soddisfacente, ma soltanto «una serie di giustificazioni spesso contraddittorie tra loro».
Il caso Spoltore e il possibile ritorno alle urne
Tra le conseguenze che i comitati evidenziano in caso di rinvio al 2028 c’è anche la situazione amministrativa di Spoltore.
Secondo quanto sostenuto dai promotori, il Comune sarebbe l’unico dei tre interessati dalla fusione ad avere un’amministrazione con mandato in scadenza nella primavera del 2027. Un eventuale rinvio comporterebbe quindi, secondo la loro ricostruzione, la necessità di tornare alle urne, anche soltanto per alcuni mesi, con un costo che i comitati quantificano in centinaia di migliaia di euro.
Da qui la domanda rivolta alla politica: perché rinviare ancora, quando – secondo i promotori – la normativa sulla fusione degli enti locali offrirebbe strumenti di flessibilità per avviare il processo e procedere successivamente agli aggiustamenti necessari?
Per i comitati, il completamento della fusione dovrebbe invece essere lasciato alla futura amministrazione della Nuova Pescara, che verrebbe scelta direttamente dai cittadini della nuova città.
«Noi siamo pronti a dare battaglia, in tutte le sedi, civili e penali», concludono i promotori, chiedendo «giustizia e soprattutto rispetto» per la volontà dei cittadini. A chiudere la loro presa di posizione è il richiamo all’articolo 1 della Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo».
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