Nonostante un’ampia conoscenza teorica sulle infezioni sessualmente trasmesse (IST) e sulla disponibilità dei test diagnostici, la pratica diagnostica resta ancora molto limitata in Italia. Secondo i dati emersi dal progetto “Infezioni Sessualmente Trasmesse: Barriere e soluzioni della diagnosi precoce”, presentato alla Camera dei deputati e coordinato da LS Cube con il contributo di Hologic Italia, solo tre persone su dieci si sono sottoposte almeno una volta a un test. Tra coloro che non l’hanno mai fatto, quasi la metà non saprebbe nemmeno a quale struttura rivolgersi.
La ricerca – che ha coinvolto sia operatori sanitari sia cittadini – ha fatto emergere un quadro complesso: pur in presenza di strutture diagnostiche attrezzate e test affidabili, mancano consapevolezza, informazione accessibile e percorsi chiari. Gran parte della popolazione percepisce un vuoto informativo da parte dei medici e delle istituzioni: quasi il 60% si dichiara insoddisfatto del livello di comunicazione ricevuto sulla salute sessuale e il 90% ritiene che le IST siano un tema poco discusso, tanto a livello sanitario quanto sociale.
Le difficoltà non si limitano all’aspetto informativo. Le barriere individuate comprendono anche l’assenza di test gratuiti in molte aree del Paese, ostacoli di tipo normativo e medico-scientifico e la mancanza di una figura sanitaria chiaramente identificabile a cui fare riferimento. Anche se specialisti come ginecologi e andrologi sono ritenuti i principali interlocutori, il sistema non offre un percorso univoco o standardizzato.
A fronte di questo scenario, il gruppo di lavoro multidisciplinare del progetto ha elaborato una serie di proposte operative articolate su quattro linee d’azione: campagne informative rivolte in particolare a giovani e famiglie, azioni concrete per migliorare la prevenzione e l’accesso ai test, programmi formativi per gli operatori sanitari e la creazione di un modello organizzativo a rete (Hub&Spoke) per rendere più efficiente il sistema.
La necessità di intervenire risulta ancora più urgente se si guarda ai dati epidemiologici. L’Istituto Superiore di Sanità segnala infatti un aumento delle IST a livello nazionale: nel 2023 si è registrato un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, e del 17% rispetto al 2021. Un trend in crescita che evidenzia come il ritardo diagnostico possa contribuire a peggiorare la situazione, ostacolando un accesso tempestivo alle cure e aumentando il rischio di complicanze.
Il report, dunque, non si limita a fotografare una criticità, ma si propone come strumento di lavoro per avviare un cambiamento reale nella gestione delle infezioni sessualmente trasmesse, puntando su educazione, prevenzione, diagnosi e riorganizzazione del sistema sanitario.
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