di Valter Marcone
«Or ti piaccia gradir la sua venuta:/libertà va cercando, ch’è sì cara,/come sa chi per lei vita rifiuta.», Libertà va cercando, ch’è sì cara è il verso 71 del I canto del Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il poeta toscano viene presentato da Virgilio con questo verso a Catone Uticense che custodisce l’accesso al monte del Purgatorio. Dante che cerca la libertà su un cammino impervio , un anelito di libertà che Catone conosce bene perché per la libertà è morto suicida . Catone Uticense si oppose alla presa di potere del suo rivale Cesare che in questo modo decretava la fine della repubblica e rifiutando di essere graziato dallo stesso Cesare pose fine alla sua vita esemplare. Nel De Monarchia (II,5,15) Dante già accenna a questa vicenda ritenendola positiva come quando la inserisce nel primo canto del Purgatorio a differenza del giudizio negativo che esprime in un altro canto della Commedia sul suicidio di Pier della Vigna…
L’idea di libertà. La ricerca della libertà comunque anche a costo della vita. Ci sono idee così forti capaci di sopravvivere anche alla morte come quella della libertà. Sicuramente. Ma la libertà, l’idea di libertà è la più forte tanto da aver superato spazio e tempo per giungere fino ai nostri giorni , integra nella sua essenza.
La Storia ce lo racconta e ce lo insegna. Quelle idee sono gli uomini che le avevano, che le proponevano agli altri e che sono morti proprio per quelle idee. Che però non sono morte con loro anzi hanno costruito e ricostruito il mondo che oggi noi viviamo.
Partendo dal presupposto che possiamo dare un senso a qualcosa solo nella misura in cui possiamo inserirla in una storia: sembra interessante raccontare la storia delle persone che hanno proclamato delle idee e quindi le idee inserite in una storia che diventa una storia delle idee. Sembra un labirinto quello che ho scritto in queste due righe ma in realtà non lo è. Perché il ragionamento è semplice e la sostanza imprescindibile.
Prendiamo per esempio un esempio notissimo della storia del mondo antico. Quella di Ipazia. Tutti quelli che hanno scritto di questa donna affermano che Ipazia sia morta per difendere le sue idee di libertà espresse in una frase celebre che le si attribuisce : “Se mi faccio comprare, non sono più libera e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera”. Ipazia era una matematica una delle poche donne del tempo antico che si poté dedicare allo studio. Di certo sappiamo che fu uccisa, assassinata, nel 415 ad Alessandria d’Egitto. Sui motivi della sua morte sono state fatte ipotesi. Questa morte sembra una morte esemplare perché ogni secolo successivo ha ricostruito le idee per le quali Ipazia morì: il libero pensiero, le idee di emancipazione femminile e molto altro.
Dunque Ipazia morì per mano di assassini. Morì per molte idee, per un qualcosa a cui possiamo dare un senso perché nei secoli siamo riusciti ad inserire questo qualcosa in una storia, quella di Ipazia. Fu uccisa perché ritenuta una eretica che usava la magia nera? Fu uccisa brutalmente come alcune versioni di quella morte raccontano cruenta e meno cruenta. La prima: Fu trascinata a forza dal suo carro ad Alessandria e portata in una chiesa chiamata Caesareum. Lì fu spogliata, scorticata viva e brutalmente uccisa. Dopo averne smembrato il corpo, la folla bruciò i suoi resti. E quella più semplice e lineare: stava tenendo una lezione quando la folla la trovò e, dopo averla portata in chiesa, la trascinò per le strade. Cirillo, patriarca (arcivescovo) di Alessandria d’Egitto, aveva progettato il suo omicidio e ne aveva ordinato l’esecuzione.
Poco dunque sappiamo della sua morte ma una cosa certa la possiamo sostenere: quella morte è sicuramente il racconto di una storia, in quella storia dunque vengono inserite “idee” ovvero quel qualcosa che abbiamo detto vale la pena di ricordare ma che hanno un senso solo nella misura in cui appartengono ad una storia.
Si diceva che dunque, il concetto è semplice, ci sono state storie di eretici, femministe, liberi pensatori che sono numerosi, e per questo dobbiamo limitarci ad alcuni esempi, che sono giunti fino a noi come sono giunte fino a noi le idee per le quali sono morti, hanno perso la vita. Hanno dato la vita per la vita delle loro idee.
Dicevo esempi tra i quali la storia di Giordano Bruno che viene accusato di stregoneria e arrestato a Venezia nel 1592.Viene anche accusato di non credere ad alcuni dogmi della fede cattolica come quello della Trinità , della transustanziazione e la verginità della Madonna. Inoltre, Bruno sostiene l’eternità della materia e l’attribuzione alla Terra di un’anima. Bruno si difende separando le verità filosofiche dalle verità teologiche. Da Venezia viene trasferito a Roma e gli inquisitori gli chiedono nel 1599 di abiurare le otto proposizioni contestate. Bruno è disponibile ma solo sulle verità di fede A febbraio 1600 i cardinali lo condannano al carcere e poi ad essere arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma.
La sua visione di un universo infinito con innumerevoli mondi, in contrasto con le teorie geocentriche del suo tempo e di un Dio immanente nell’universo, sono giunte fino a noi come esempio del martirio per le idee e della lotta per la libertà di pensiero, tenuto conto che le sue idee furono precorritrici delle moderne scoperte di esopianeti e della vastità del cosmo
Girolamo Savonarola che rivolto alla Chiesa romana osava dire “Nella lussuria ti sei fatta meretrice sfacciata, tu sei peggio che bestia, tu sei mostro abominevole“. fu scomunicato nel 1497 perchè questa ed altre sue tesi simili venne ritenuta da Papa Alessandro VI “ “perniciosa dottrina, con scandalo e iattura delle anime semplici”. Protetto dalle autorità fiorentine, continuò le sue prediche. Venuta meno la protezione fu arrestato e processato per eresia insieme ad alcuni confratelli, torturato e condannato al rogo per eresia e impostura, e venne bruciato in piazza della Signoria il 23 maggio 1498.
Le sue predicazioni erano considerate nuove e pericolose per la fede e l’ordine stabilito, attirando l’attenzione delle autorità ecclesiastiche. Idee dunque pericolose ancora oggi per l’ordine stabilito in alcuni paesi e autarchie di cui parliamo più avanti.
Se la scamparono Galileo Galilei che abiurò e Tommaso Moro che si finse pazzo.
Non se la scamparono per continuare l’elenco di esempi Martin Luther King Jr., ucciso per la sua lotta per i diritti civili, e i giornalisti come Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, morti per aver denunciato verità scomode. Da John Kennedy ad Aldo Moro, da Francesco Ferdinando d’Austria-Ungheria, da Giacomo Matteotti ad Abramo Lincoln, la lista è lunga passando per Socrate, Mahatma Gandhi, Salvador Allende, Yitzhak Rabin, tutti omicidi politici. E poi come già detto Socrate “colpevole di essersi rifiutato di riconoscere gli dei venerati dalla città e di avere introdotto altre nuove divinità. Inoltre è colpevole di avere corrotto i giovani. Si richiede la pena di morte”. Cicerone, il cui nome venne inserito nelle liste di proscrizione. Venne raggiunto dai sicari presso Formia, dopo che aveva intrapreso un tentativo di fuga, ai primi di dicembre del 43 a.C.. Seneca fu accusato di aver fatto parte della congiura dei Pisoni, scoperta nel 65 e per questo fu costretto al suicidio . Come ci narra Tacito, si tagliò le vene e immerse i polsi nell’acqua calda. Anicio Manlio Severino Boezio nel 510 è eletto console e nel 522 nominato magister officiorum, cioè responsabile dell’amministrazione del regno, ma poco dopo é (ingiustamente) accusato di tramare con la corte di Bisanzio contro il dominio di Teodorico in Italia. Incarcerato a Pavia, Boezio scrive la sua opera più famosa, “La consolazione della filosofia” (De consolatione philosophiae), e verso il 524 è condannato a morte.
L’idea di libertà. Una libertà che non sarebbe mai stata conquistata, senza alcune persone disposte a sacrificare la vita, il lavoro, la famiglia.
Dunque la libertà… E ancora nel novero del breve elenco in tema di libertà, un esempio più vicino a noi: «C’è un’Italia che si ribella all’indifferenza, all’illegalità, alle mafie e alla corruzione che devasta i beni comuni e ruba la speranza. Un’Italia consapevole che la convivenza civile e pacifica si fonda sulla giustizia sociale, sulla dignità e la libertà di ogni persona». Lo afferma Libera in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che, come ogni anno, promuove per il 21 marzo.
Il valore della libertà. Che cos’è la libertà dunque. Da sempre, diritto fondamentale dell’essere umano, che permette l’autodeterminazione, la libera scelta e l’espressione senza costrizioni La libertà del mondo moderno è invece la libertà individuale, di pensare, di parlare, di professare una religione, di possedere, di lavorare e di commerciare
L’idea di libertà nella Costituzione italiana si articola in libertà individuali inviolabili (come la libertà personale, di pensiero, di domicilio e di comunicazione), garantite dall’art. 2, e in libertà che richiedono l’intervento dello Stato per la loro realizzazione, come i diritti sociali (salute, istruzione) e i nuovi diritti (privacy, ambiente). La libertà personale è protetta dall’art. 13, che vieta restrizioni se non tramite atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi previsti dalla legge, a tutela dell’individuo e della sua piena realizzazione .
Che cosa succede quando questa idea viene negata. Che cosa succede dove questa idea è negata.
In Turchia, in cui l’equità e la giustizia sono concetti inesistenti, un paese appartenente alla Nato che più volte è stato in procinto di entrare nell’unione europea ha pagato con la vita la sua idea di libertà al 238esimo di uno sciopero della fame con cui chiedeva un processo equo Ebru Timtik, per fame e per ingiustizia. È morta come Ibrahim e come Helin e come Mustafa del Grup Yorum, morti dopo 300 giorni di digiuno per combattere la stessa accusa.
In Iran afferma il Rapporto di Amnesty International 2024-2025, “Le autorità hanno ulteriormente represso i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. Donne e ragazze, persone lgbti e minoranze etniche e religiose hanno subìto sistematiche discriminazioni e violenze. Le autorità hanno intensificato il giro di vite contro le donne che sfidavano le leggi sull’obbligo di indossare il velo, la comunità baha’i e le persone rifugiate e migranti afgane. Migliaia di persone sono state arrestate arbitrariamente, interrogate, vessate e/o perseguite ingiustamente per avere esercitato i loro diritti umani. I processi sono rimasti sistematicamente iniqui. Sparizioni forzate e tortura e maltrattamento sono rimasti fenomeni diffusi e sistematici. Sono state eseguite punizioni crudeli e disumane, come la fustigazione e l’amputazione. La pena di morte è stata utilizzata in modo arbitrario, con percentuali sproporzionate tra le minoranze etniche e migranti. È prevalso ancora un clima di impunità strutturale per i crimini contro l’umanità del presente e del passato, così come per i massacri nelle carceri risalenti al 1988 e altri crimini secondo il diritto internazionale. “(1)
A Gaza i giornalisti uccisi per la libertà di stampa
L’emittente Al Jazeera ha pubblicato la lista integrale dei nomi dei 278 giornalisti uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023, Su 278 morti ci sono 273 palestinesi, 3 libanesi e 2 israeliani.Stando alle informazioni raccolte dal sindacato dei giornalisti palestinesi, sono 210 gli operatori dei media uccisi dal 7 ottobre 2023, cui vanno sommati i 390 feriti e i 49 detenuti nelle carceri israeliane. Si tratta di cifre purtroppo in continuo aggiornamento, che rappresentano solo una piccola parte delle decine di migliaia di persone orrendamente uccise nella Striscia e in Cisgiordania.
Sempre secondo il rapporto di Amnesty citato in Afghanistan: “ la popolazione afgana è stata sottoposta a livelli sempre più elevati di violazioni dei diritti umani sotto le autorità de facto talebane. Donne e ragazze sono state vittime del crimine contro l’umanità della persecuzione di genere e sono state sempre più private dei diritti alla libertà di movimento e d’espressione. L’accesso all’assistenza sanitaria è rimasto difficile, mentre è perdurato il divieto di istruzione oltre la scuola primaria per donne e ragazze. La comunità sciita-hazara ha continuato a subire attacchi mirati e uccisioni, principalmente da parte dello Stato islamico-provincia del Khorasan (Islamic State of Khorasan Province – Is-Kp). I talebani hanno proseguito la pratica di emarginare le donne e i gruppi etnici e religiosi dalla partecipazione politica e dall’accesso ai servizi pubblici e all’assistenza umanitaria.
Sono perdurati, da parte dei talebani, arresti arbitrari, sparizioni forzate, tortura e maltrattamento ed esecuzioni extragiudiziali nei confronti di ex dipendenti governativi, difensori dei diritti umani, giornalisti e voci critiche. I talebani hanno continuato ad attaccare e arrestare giornalisti e hanno limitato la libertà degli organi d’informazione. Secondo quanto riferito, centinaia di prigionieri sono stati condannati a morte.
Le Nazioni Unite e la comunità internazionale non sono riuscite ad affrontare il problema dell’impunità per le atrocità attuali e passate. Nonostante la sempre più profonda crisi umanitaria e dei diritti umani del paese, ampi gruppi di rifugiati afgani sono stati rimpatriati forzatamente in Afghanistan.”
La libertà. E quanti sono morti per affermare questa idea . Ma per concludere questa riflessione sulla libertà raccogliamo come monito sulla erosione dei diritti e delle libertà ,per quello che riguarda il nostro paese ,le affermazioni sulla libertà di Luigi Sturzo pubblicate da Gobetti “La libertà in Italia” leggendo il testo di presentazione dell’editore Edizioni di Storia e Letteratura fondata da Don Giuseppe De Luca che è un invito a leggere l’intera opera scritta in un momento in cui la riconquista delle libertà costituzionali tardava ad attuarsi.
“La libertà in Italia fu uno dei tre libri di Luigi Sturzo editi da Piero Gobetti. Si tratta certamente delle opere più importanti composte dal fondatore del Partito Popolare e tra le più care all’autore. Piero Gobetti si era occupato per la prima volta in modo diffuso di Sturzo nel numero doppio della maggiore delle sue riviste, «La Rivoluzione Liberale», nel 1922. Gobetti ebbe modo di conoscere personalmente il segretario del Ppi a Torino il 20 dicembre 1922. La collaborazione iniziò solo più tardi, dopo le forzate dimissioni di Sturzo dalla segreteria del Partito Popolare. Ne La libertà in Italia Sturzo si premurava innanzi tutto di combattere la tesi di quanti ritenevano il fascismo un fenomeno tipicamente italiano e quindi non esportabile. Sbagliavano anche coloro che contro ogni evidenza dei fatti speravano ancora che il fascismo potesse avere il suo sbocco nella normalità costituzionale. Il volume è dunque un grande elogio della libertà: «Amo la libertà più della ricchezza; amo la libertà più dei piaceri; amo la libertà più del potere; amo la libertà più della vita». E concludeva: se la riconquista delle libertà costituzionali tarda a realizzarsi, «il nostro cuore ne soffrirà, ma la nostra speranza non verrà mai meno. La storia dei popoli non si scrive in un momento; ma è fatta di grandi sacrifici, di grandi attese, e di grandi lotte. Oggi, che nell’Europa, e non solo in Italia è stata ripigliata per diverse ragioni e sotto diversi nomi, …, la lotta pro o contro la libertà, noi scriviamo una pagina di vita, se riaffermiamo, nei momenti di maggiori disdette, la nostra fede per la Libertà».
(1)https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2024-2025/medio-oriente-e-africa-del-nord/iran/
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