“Le vittime non hanno colpa”, lo dice anche la sentenza gemella a quella choc. In attesa dell’Appello

“Le vittime non hanno colpa”, lo dice anche la sentenza gemella a quella choc. In attesa dell’Appello

In attesa del secondo grado, la sentenza choc emessa dalla giudice Monica Croci, sembra fortunatamente restare un’anomalia isolata.

Quella sentenza infatti  attribuiva paradossalmente un 30% di responsabilità  della loro stessa morte a tre vittime del terremoto del 6 aprile – Alberto Guercioni, Paolo Verzilli e Ilaria Rambaldi – decedute nel crollo della palazzina in Via campo di Fossa 6/B, per un comportamento definito dalla giudice “incauto”.

Tale sentenza come ricorderete suscitò l’indignazione della città che tornò per questo a mobilitarsi per chiedere nuovamente “verità e giustizia” per le vittime del terremoto del 6 aprile,  con una manifestazione chiamata “Le vittime no hanno colpa” che convocò in piazza, in ottobre, più di un migliaio di persone.

Nei giorni scorsi però, in un procedimento gemello a quello della giudice Croci, che riguardava altre due vittime della stessa palazzina – le giovanissime sorelle Genny e Giusy Antonini – , il Giudice Baldovino De Sensi ha scritto nero su bianco nella sentenza emessa che invece “dalle vittime non si poteva esigere un comportamento diverso da quello messo in essere e che la scelta di restare in casa, nonostante l’intensificarsi dello sciame sismico, non può essere considerata imprudente o poco diligente”.

Sarà difficile quindi che in secondo grado la sentenza di Croci possa reggere. 

Nella sentenza di De Sensi le responsabilità sono tutte da attribuire alle eredi del costruttore Del Beato per le criticità riscontrate nelle perizie emerse in fase di processo penale, e ai Ministeri delle Infrastrutture e degli Interni per i mancati controlli del Genio Civile e della Prefettura.

1,5milioni di euro da versare per risarcire i genitori e il fratello delle vittime.

Ed è proprio su questo aspetto delle responsabilità che le difese stanno iniziando a scaldarsi per il secondo grado della sentenza choc.

Secondo l’avvocatura dello Stato – come riporta Il Centro di oggi – le responsabilità dei Ministeri sarebbero insussistenti rispetto al 30% attribuitegli in primo grado. 

L’avvocatura punta a una nuova redistribuzione delle responsabilità che coinvolga maggiormente, oltre che le eredi del costruttore, anche la Municipalità, i proprietari degli appartamenti e gli eredi dei progettisti. Senza fare menzione alcune però alle vittime e al loro comportamento, ulteriore ragione per la quale la sentenza d’appello con tutta probabilità ribalterà , come detto, quella di primo grado. 

Intanto ieri Rita Innocenzi, una delle organizzatrici delle manifestazione di ottobre “le vittime no hanno colpa”, ha dichiarato al TGR: “La nuova sentenza del procedimento gemello ci dice che abbiamo avuto ragione ad indignarci e costruire un movimento di protesta per una sentenza ingiusta. Questo fa ben sperare per il rovesciamento della sentenza della Croci”.

Per il giornalista Giustino Parisse, parente delle vittime e anche lui ascoltato dal TGR  Abruzzo, “quella di De Sensi è una sentenza normale mentre quella di Croci quantomeno paradossale. I giudici ci stanno dicendo  quello che gli aquilani non hanno mai smesso di dire, ossia che in quella fase pre sisma ci furono degli errori clamorosi di comunicazione”. 

Una comunicazione che, ricordiamolo, fu gestita anche attraverso la controversa riunione Grandi rischi del 31 marzo 2009, in conseguenza  della quale è stato condannato in via definitiva l’allora vice capo della protezione civile Bernardo De Bernardinis, per aver posto in essere rassicurazioni immotivate. 

Nessun procedimento invece è mai stato portato a termine nei confronti dell’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso, organizzatore di quella riunione, ma assente nella stessa all’Aquila, che in una telefonata intercettata con l’allora Assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, definiva la riunione come un’”operazione mediatica” con lo scopo di “tranquillizzare la gente”.

A.T.


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