Come Collettivo FuoriGenere e Associazione Donatella Tellini (Biblioteca delle Donne e Centro Antiviolenza), impegnate da anni nel contrasto alla violenza di genere, ci teniamo a ribadire la nostra solidarietà e vicinanza alle donne raccontate nel libro e alle loro famiglie”.
“Ed è proprio in nome di ciò che vorremmo offrire una narrazione basata su dati reali, non distorti, non strumentalizzati e che non strumentalizzino neanche le uccisioni per mano di uomini violenti e tutto il dolore che le stesse hanno determinato.
Il libro è edito da Altaforte, una casa editrice legata all’estrema destra di CasaPound. Sentire le destre, storiche portabandiera di un modello culturale machista e patriarcale, utilizzare il tema della violenza di genere come argomento chiave della loro propaganda fascista ci lascia interdette. Ed è per questo che bisogna andare a guardare i dati.
Rispetto alla “pericolosa” immigrazione di massa narrata nel libro e diventata strumento di propaganda razzista delle destre, i dati nel 2025 ci dicono che gli ingressi irregolari nell’Unione Europea sono diminuiti del 26% rispetto all’anno precedente, scendendo a circa 178.000, un dato molto inferiore ai picchi della crisi migratoria”.
“Per quanto riguarda invece un altro strumentalizzato concetto, quello di sicurezza, se guardiamo gli omicidi l’Istat nei dati del 2023 riporta che le vittime sono cittadini italiani nel 74% dei casi, mentre per il 26% sono stranieri, pur essendo poco più di un decimo della popolazione: a testimonianza del fatto che, per quanto riguarda i reati di sangue, gli immigrati sono più una categoria a rischio che una categoria rischiosa.
Veniamo invece alle questioni di genere. Riguardo i reati di violenza sessuale in Italia, secondo i dati più aggiornati dell’Istat (risalenti al 2022), sono state denunciate o arrestate 5.775 persone con l’accusa di violenza sessuale, categoria in cui sono fatti rientrare diversi reati, dalle molestie allo stupro.
Tra loro, 3.340 erano italiane e 2.435 straniere. Dunque, la maggioranza è composta da cittadini italiani: il 57,8% contro il 42,2% degli stranieri. Essendo tuttavia gli stranieri l’8,9% della popolazione italiana, risultano essere comunque molte le denunce a loro carico. E chiaramente questo è un dato.
Riguardo invece i femminicidi, l’Istat certifica (dati del 2023) che il 94,3% delle donne italiane sono vittime di italiani (quindi sono vittime di stranieri in una percentuale che è la metà del numero di stranieri presenti sul territorio)”.
Inoltre, “solo” il 43,8% delle donne straniere è vittima di propri connazionali. In aggiunta, secondo l’XI rapporto sul femminicidio realizzato da Eures, il dato rilevante è che per l’anno 2024 stanno aumentando le donne straniere vittime di femminicidio.
I femminicidi, inoltre, sia secondo Eures che Istat, ma anche le Nazioni Unite, vengono commessi “dentro le mura domestiche”, dentro casa, che si conferma ancora il luogo più pericoloso per donne, bambine e ragazze, di violenza maschile.
“Abbiamo già colto tutte, nel novembre del 2024, la profonda ignoranza emotiva e culturale del ministro Valditara quando, in risposta a Gino Cecchettin dopo la presentazione della Fondazione dedicata alla figlia Giulia — uccisa dall’italianissimo Filippo Turetta — affermò che i dati che dimostrerebbero la relazione tra violenze sessuali e immigrazione irregolare e in generale sulla violenza contro le donne “sono inequivocabili”.
Abbiamo sentito tutte le dichiarazioni del ministro Nordio secondo cui si deve tener conto del rapporto tra italiani e stranieri quando si considera il numero dei femminicidi. Se la preoccupazione dei ministri fosse quella di proteggere le donne, anche il modo di presentare i dati dovrebbe essere quello giusto.
E invece continuiamo a non avere in Italia una banca dati pubblica e accessibile sui femminicidi, aggiornata frequentemente; non abbiamo un database sulle violenze di genere con tutti i relativi dati, incrociabili. Non è possibile inoltre rintracciare con facilità i dati per comprendere l’effetto delle leggi ad oggi attivate a protezione delle donne, oppure i dati sugli arresti e sulle violazioni del Codice Rosso, o per sapere quante donne che hanno denunciato violenze o molestie sono state vittime di chi aveva un divieto di avvicinamento”.
“Il sito Osservatorio violenza di genere e domestica è vuoto. Come afferma Donata Columbro, giornalista italiana specializzata nella divulgazione della cultura statistica, nel data journalism e nel femminismo dei dati, nel suo libro “Perché contare i femminicidi è un atto politico”, “la misurazione del femminicidio è uno strumento di visibilità politica, non solo statistica. Senza un sistema di classificazione chiaro, condiviso e fondato su una prospettiva di genere e di diritti umani, il femminicidio rischia di restare sommerso, normalizzato o peggio ancora, giustificato.”
Esattamente come accaduto qualche anno fa a Macerata dove, all’indomani dell’assassinio di Pamela Mastropietro e dell’arresto del nigeriano Oseghale, il neofascista già candidato con la Lega Luca Traini sparò a caso in strada a un gruppo di immigrati dicendo al momento dell’arresto: “ho fatto quello che dovevo” e “l’Italia agli italiani”.
Alla stesura di questo comunicato stampa, secondo l’Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi (FLT) in Italia di Non Una Di Meno, solo dall’inizio del 2026 sono stati registrati 7 femminicidi, ossia morti indotte da violenza di genere e eterocispatriarcale.
Inoltre, ci sono almeno altri 11 tentati femminicidi riportati nelle cronache online di media nazionali e locali e almeno 4 casi in fase di accertamento. Si registrano casi in Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio e Calabria. Tra le persone uccise, la vittima più giovane aveva 17 anni, la più anziana 83″.
“Nella totalità dei casi, l’assassino era conosciuto dalla persona uccisa: si tratta di mariti, ex mariti, padri, figli.
La violenza di genere, dunque, non ha età, non ha passaporto, non è agita da mostri né a causa di raptus; affonda le sue radici nella cultura patriarcale e misogina.
Che al governo Meloni e alle destre non sia mai interessata realmente la questione di genere non è una novità. Da quando si è insediato nell’ottobre del 2022, il governo ha portato avanti un chiaro progetto di smantellamento delle politiche economiche, sociali e sanitarie dei governi precedenti che – anche in seguito alla ratifica della Convenzione di Istanbul del 2013 – avevano aumentato i fondi a sostegno del sistema antiviolenza del 156% in quasi dieci anni.
In meno di mille giorni di governo Meloni sono stati tagliati del 70% i fondi destinati alla prevenzione della violenza di genere; sono stati ridotti i fondi pubblici per gli screening oncologici ginecologici; sono stati dirottati quelli previsti per l’educazione sessuo-affettiva verso iniziative legate alla “fertilità”; ed è stata condotta una campagna senza precedenti a sostegno delle realtà pro-life.
Per arrivare all’ultimo violento attacco alla libertà e all’autodeterminazione con il DDL Bongiorno, che inserisce la mera assenza di dissenso come criterio di distinzione tra un rapporto sessuale “legittimo” e una violenza.
Un passo indietro incredibile, non solo in termini giuridici, ma anche culturali, e il tentativo esplicito di buttare giù tutto ciò che si era provato a costruire in decenni di battaglie politiche portate avanti dai movimenti femministi, soprattutto nelle aule dei tribunali”.
“Rifiutiamo la vostra cinica strumentalizzazione del dolore per la vostra agenda razzista.
Rifiutiamo questo uso disinvolto della comunicazione e del linguaggio istituzionale che implicitamente assolve gli italiani e la cultura occidentale e alimenta la paura e l’odio verso gli immigrati, giustificando di fatto il razzismo e le aggressioni razziste.
Invitiamo chi fa ricerche, pubblica libri, diffonde dati, organizza presentazioni a riflettere sul fatto che quando nella realtà i dati mancano o sono pubblicati in modo approssimativo, aggregato e non coerente con le linee guida internazionali, anche le leggi e le pene più severe non serviranno a fermare i femminicidi.
Invitiamo le istituzioni e la politica tutta a mostrare l’intenzione di usare i dati per prendere decisioni informate ed efficaci, perché la violenza contro le donne, in tutto il mondo, è sottostimata, trattandosi di uno dei fenomeni sociali meno misurati.
È nel dettaglio che possiamo capire che la violenza non accade solo nei contesti del disagio, ma nelle famiglie normali”.