di Marianna Gianforte
A volerli contare, i depositi di rifiuti che costellano il territorio aquilano e del suo comprensorio di sacche di degrado e di sporcizia, ci vorrebbero dieci paia di mani. Da Pettino a Cansatessa e San Vittorino, passando per Cese, Fossa e Arischia, da Foce di Sassa a Tornimparte, sono tantissime le discariche abusive che crescono e si alimentano giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.
Gli incivili abbandonano di tutto: nelle scarpate o semplicemente ai lati delle strade, o, peggio, lungo gli argini dei corsi d’acqua, quando non direttamente nel letto dei fiumi, spuntano pneumatici ormai ricoperti di muschio e irriconoscibili, carcasse di automobili diventate tutt’uno con la vegetazione; ci sono poi i frigoriferi abbandonati anche a ridosso del fiume Aterno, che disperdono nel terreno e nell’ambiente i loro gas refrigeranti dannosi per l’atmosfera.
C’è l’eternit, pacificamente trasportato e abbandonato in mezzo alla vegetazione (ma talvolta anche dentro ai centri abitati), come le lastre lasciate all’inizio di un camminamento alla base del monte Marine, a Cansatessa. Ci sono le strane e indescrivibili lastre bianche accasciate sul fondo del fiume Aterno nel tratto in cui fiancheggia la caserma della guardia di finanza e, ancora, buste di plastica piene di chissà cosa ed enormi cartoni a pochi metri dal fiume, e mobili, reti di ferro, addirittura sylos da anni abbandonati in campi aperti al di là della Statale 80, dove sorge il teatro romano di San Vittorino.
Andando verso la città, sono diverse le denunce degli utenti dell’ospedale San Salvatore che evidenziano il degrado in cui versa l’area che lo circonda, soprattutto in alcuni piazzali adibiti a parcheggi. Mentre è ormai un dato di fatto che alcune palazzine del progetto Case siano diventate accozzaglia di sporcizia; indefinibile, per esempio, la situazione, denunciata sin dal 2011, a tre anni dal terremoto e a pochi mesi dalla sua realizzazione, del piccolo villaggio provvisorio in legno che sorge in un terreno di campagna tra le frazioni di Cansatessa e San Vittorino.
Una fotografia impietosa dell’incivilismo locale, ma anche un monumento allo spreco di risorse pubbliche assegnate per l’emergenza abitativa e mai usate in tal senso.
Aspirapolveri, giornali e libri, bottiglie, materassi, mobili, pannolini, residui edili e persiane, pezzi di vetro, frigoriferi, cassette di plastica, ombrelli, mobili, sacchetti dell’immondizia dal contenuto molteplice: una distesa sempre più grande che rende l’area, tra la campagna di Cansatessa e la Statale 80, malsana e inavvicinabile.
L’esistenza di questa situazione nel villaggio di legno (un Map, modulo abitativo provvisorio), messo sotto sequestro nel 2013 con un’ordinanza dell’autorità giudiziaria, in quanto realizzato, si sospettò, con materiali scadenti e non rispettando le normative tecniche in vigore. E da allora quel modulo post-sismico disabitato è rimasto alla mercé dei vandali, degli sciacalli e dei maleducati. Della vicenda non si è saputo più nulla, ma resta il dato di fatto che ora quel “villaggio” andrebbe ripulito da tutta la sozzura che lo circonda e poi demolito per consentire di ripristinare l’area a campagna, come il resto del suo circondario immerso nel verde.
Comincia da questa denuncia il nostro viaggio nelle aree del post-sisma: non serviranno molte parole per descriverne le condizioni, perché le immagini parleranno da sole. Occorre, invece, che le autorità competenti velocizzino la loro azione di prevenzione, di bonifica, di riqualificazione, di sensibilizzazione, Comune e Arta in primis, sul reale pericolo costituito dai rifiuti, che se messi tutti insieme, costituiscono diverse decine di tonnellate di sporcizia.
E occorre anche a richiamare l’attenzione dei corpi di polizia preposti alla tutela ambientale, perché avviino una vasta operazione di rilievo e segnalazione all’autorità giudiziaria preposta. Serve che i cittadini e le cittadine non girino la testa dall’altra parte, ma denuncino in tutti i luoghi e i contesti in cui è possibile farlo: civismo, responsabilità civica, denuncia civica, cittadinanza attiva, perché nel territorio ci viviamo tutti e non può essere compromesso dall’ignavia di pochi.



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