L’Aquila, Panorama è una mostra imperdibile che può parlare alla città. Intervista alla curatrice Perrella

L’Aquila, Panorama è una mostra imperdibile che può parlare alla città. Intervista alla curatrice Perrella
08 Set 2023

di Alessandro Tettamanti

Forse in città non è stata a fondo compresa la rilevanza di Panorama, la mostra itinerante prodotta dal consorzio ITALICS, giunta alla sua terza edizione nazionale, che da giovedì 7 a domenica 10 settembre è in corso nel centro dell’Aquila in venti differenti location,  composta da sessanta artisti con più di cento opere d’arte e 56 gallerie coinvolte.

L’intervista alla curatrice Cristiana Perrella con le immagini di palazzo Rivera.

Anche chi scrive non aveva capito a pieno l’importanza e lo spessore di ciò che stava accadendo fino ad oggi, quando mi sono trovato davanti Palazzo Rivera, una delle venti location, dove non ero mai entrato, a prescindere. La prima domanda che mi sono rivolto è stata: “ma come? una mostra dentro un palazzo ancora in ricostruzione?” Sì, esatto e l’esposizione è eccezionale, proprio anche perché fatta qui.

Non solo per la bellezza intrinseca del palazzo (in quanti in città hanno avuto l’occasione di vederlo prima del terremoto?), ma anche proprio perché è ancora in ricostruzione. Ovvero la sua forma è ancora transitoria, in via di definizione, dischiusa. 

Uno spunto che dovrebbe farci riflettere come comunità e su cui si innestano benissimo le opere d’arte presenti, che dialogano con il contesto in trasformazione, tra classico e moderno, in maniera perfetta.

Sì Panorama è l’ennesimo evento immesso all’Aquila da fuori e che nonostante tutti gli sforzi dell’organizzazione, non è riuscito a presentarsi sufficientemente agli aquilani. Forse l’Amministrazione e il sistema mediatico locale in generale potevano fare qualcosa in più in tal senso.

In giro si vedono più persone provenienti da tutta Italia, operatori e conoscitori del settore, che cittadini e cittadine comuni. Sembra quasi ripetersi la prima edizione del Jazz per le terre del sisma, ma fino a domenica si è ancora in tempo per prendervi parte.

Panorama non è arrivato in città a caso, ma in conseguenza di presenze come quella del Maxxi, a sua volta spazio importantissimo che però deve ancora compiere un po’ di strada per dialogare davvero con gli abitanti. D’altronde nel Centro storico qualsiasi cosa accada diversa dalla movida serale, pare un po’ aliena, non avendo il centro una vita propria per le scelte che si stanno facendo inseguendo un’idea di città sbagliata.

Eppure Panorama un po’ ribalta l’idea secondo cui, modelli esterni (globali), vengono imposti nel locale dall’alto con effetto alienante. Sembra invece ricordarci che L’Aquila ha bisogno di farsi penetrare, perché altrimenti può diventare essa stessa la sua peggior nemica: con i suoi limiti, la sua chiusura, il suo miope provincialismo.

Ci ricorda che è necessario farsi contaminare dalle giuste influenze, perché solo aprendosi L’Aquila ha futuro.

Lo dimostra la sua stessa storia contraddittoria di città montana, circondata da splendide montagne sì, ma via di comunicazione lungo l’Appennino tra Napoli e Firenze in passato.Lo dimostra la presenza della sua storica università, attraverso la quale ha potuto lasciare entrare tra le sue montagne il mondo. Come d’altronde è accaduto anche negli anni successivi la catastrofe del terremoto,  che però sono stati anche il momento in cui più l’esterno è entrato in città, portando in aiuto stimoli ed energie, fino ad oggi.

Significativo ad esempio che la mostra permetta di ri-scoprire palazzi e luoghi chiusi da tempo. “Come Casino Branconio – spiega la curatrice della mostra Cristiana Perrella – che ha al centro un lavoro di Anry Sala, una maniera per scoprire L’Aquila per chi viene da fuori e per gli aquilani di rivedere luoghi che forse avevano dimenticato”.

Così come risulta significativo che la mostra abbia scelto come parola chiave wit(h)nessing, termine coniato dalla teorica femminista Bracha L.Ettinger.  “Vuol dire – spiega Perrella – che solo insieme possiamo testimoniare, che la memoria vive solo con il racconto di molti, che è il senso principale di questa mostra che vuole tenere insieme cose diverse, perché credo che solo in questo tentativo si possa creare qualcosa di bello e interessante, tenendo insieme le diversità”.

Ed è riguardo queste diversità da tenere insieme che Panorama parla all’Aquila. Il vecchio col nuovo, il classico col moderno, il prima con il dopo. La necessità dunque di fare un percorso di ricostruzione capace di tenere insieme cose diverse, unite in un filo rosso intorno a nuove idee, di qualità, nella città appenninica. Nuovo spunti, , suggestioni, segni che indichino una direzione, tanto più necessaria da trovare per una città trasformata, che si trova a dover ripartire.

Altirementi si resterebbe ancorati alla sola dimensione provinciale, che non fa che riprendere acriticamente i modelli globali mainstream senza neanche coglierne le sfumature, e con un ventennio di ritardo rispetto la loro comparsa nelle metropoli, dove ormai hanno iniziato a lavorare già altri modelli. Magari se avessimo ascoltato più pareri, se ci fossimo fatti maggiormente contaminare, oggi L’Aquila, per esempio, non sarebbe tutta, così, fortemente quanto erroneamente, bianca.

Non si sarebbe arrivati a trasformare la Perdonanza in uno spettacolo, sì popolare, ma dal dubbio gusto; non si sarebbero attuate le strategie più sopraffini per uccidere l’anima del centro storico senza la presenza nemmeno di un fruttivendolo o una scuola, o di qualche, moderna, bottega.

La stessa transizione creata dalla frattura del terremoto è un segno che, come ci insegna la mostra dentro palazzo Rivera, bisognerebbe considerare di poter lasciar lavorare ancora in qualche modo, “nonostante” la ricostruzione, per quanto paradossale possa sembrare.

E sopratutto ricostruire come? Panorama può aiutarci a capirlo.

 


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