Il discorso integrale del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi
La Perdonanza è il miracolo dell’irruzione di Pietro da Morrone nella storia. Il pur breve pontificato di Celestino V ha, infatti, rappresentato un momento alto della spiritualità medievale e delle aspettative di rinnovamento della Chiesa.
La grande notorietà di Celestino V è stata inversamente proporzionale alla durata del suo pontificato, per le sue azioni misericordiose; per il perdono senza lucro del giubileo agostano; per la sua statura morale e il suo ascetismo.
È come se all’epoca si fossero vissute delle giornate di perfezione spirituale inarrivabile e la Bolla del Perdono fosse stata la mossa del cavallo, abile quanto inattesa, con la quale Celestino ha posto fine alle faide tra le opposte fazioni degli aquilani.
Oggi parleremmo di pensiero laterale, che Celestino anticipò di qualche secolo nell’introdurre la prima indulgenza plenaria aperta a tutti, legata non alla entità delle offerte, ma solo alla penitenza spirituale, anticipando di sei anni il primo giubileo “ufficiale” della storia indetto da Bonifacio VIII.
Inoltre, con la sua forte spiritualità eremitica e il distacco dai giochi di potere curiali, che lo portò alla rinuncia del ministero petrino, anticipò le istanze di riforma evangelica e di ritorno alla purezza delle origini, che avrebbero caratterizzato i secoli successivi.
La Perdonanza, la forza del messaggio celestiniano, l’importanza senza se e senza ma di questo evento religioso e laico allo stesso tempo, hanno segnato, più di quanto potessi immaginare, questi intensi anni di mandato amministrativo, guidandomi e sostenendomi.
La ricorrenza del 6 aprile 2009 e quella del 23 settembre in ricordo dei Nove Martiri giovinetti insieme alla Perdonanza sono gli eventi che maggiormente rappresentano la nostra comunità, sono identità, patrimonio della nostra memoria collettiva, forza ispiratrice della rinascita.
È stato un onore impegnarci tutti a rendere il giubileo celestiniano ancora più conosciuto nel suo significato spirituale e più attrattivo nelle proposte laiche, accompagnandolo fuori dal perimetro locale.
In questo sostenuti dal vescovo monsignor Antonio D’Angelo, dal Comitato Perdonanza, dalla struttura comunale, dal mio staff, dalle cittadine e dai cittadini dell’Aquila: rivolgo a voi tutti il mio grazie con l’affetto e il rispetto che si deve a un popolo coraggioso e mai vinto dalle avversità.
Il valore di Celestino più significativo e per certi versi rivoluzionario per l’epoca va ricercato nel cammino di evangelizzazione verso Dio.
E, di questo cammino ne è sostanza la Bibbia che, come osserva Massimo Cacciari, è linfa vitale della civiltà occidentale.
Pertanto, non dobbiamo esitare, anzi è dovere di noi cattolici soffermarci sulla umanità di Gesù, sulla sua limitatezza di uomo, perché l’umanità di Gesù, il modo in cui ha vissuto la sua umanità è rivelazione, è la verità di Dio, come ci insegnano i Vangeli.
La salvezza dell’umanità non verrà dai potenti, ma da chi sa vedere oltre l’apparenza, oltre la paura, oltre il cinismo, da chi sa dare contenuto alla parola misericordia, composta da miserere – aver pietà – e cor – cuore -, una parola consueta e bella, ma vasta e complessa.
Non esiste una misericordia intima, che resta ferma e nascosta nel cuore. La misericordia è il traboccare di sentimenti in un atto di soccorso, in un aiuto concreto rivolto a ciò che suscita pietà: questo si chiama umanesimo.
E chi più di Celestino, che rinuncia al soglio pontificio perché il potere non è il suo obiettivo, può incarnare questa visione, custodire questa verità?
Oggi, l’umanità è una necessità urgente a livello globale rispetto ad un sistema interconnesso.
C’è bisogno di un nuovo umanesimo che faccia riscoprire al mondo che la bellezza è anche una forma di ribellione contro l’assurdo.
Dare il proprio contributo alla ricerca del bello e allo sviluppo del cammino umano dovrebbe essere parte dell’impegno di tutte le donne e gli uomini, protagonisti di quella creatività finalizzata al completo raggiungimento del progresso umano, che può esplicarsi al meglio in un mondo in pace.
Nell’affermare che bisogna coltivare la bellezza dell’umanesimo cristiano, Papa Leone XIV ci sprona, indicandoci la strada verso la pace: La pace, sottolinea, ha bisogno di essere cercata, annunciata, condivisa in ogni luogo: sia nei drammatici luoghi di guerra, sia nei cuori svuotati di chi ha perso il senso dell’esistenza e il gusto dell’interiorità, della vita spirituale.
Come dire che è nella contemplazione di un tramonto, nella lotta per la giustizia, nella educazione dei figli, nello studio, nel lavoro, nell’accoglienza, nella solidarietà che l’uomo può trovare un significato anche di fronte al vuoto.
Per me questo è stato l’ultimo anno che ho potuto vivere quei minuti intensi ed emozionanti, carichi di spiritualità in cui, inginocchiato sull’uscio della Porta Santa appena aperta, ho rivolto un pensiero carico di gratitudine a Dio, forte dell’intercessione di San Pietro Celestino, affidandogli, un’ultima volta da sindaco, la nostra amata città e il suo meraviglioso territorio.
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