In una delibera dello scorso 28 dicembre, la Regione ha convertito 34mila ettari di montagna tra la provincia aquilana, teramana e pescarese, da SIC (Sito di interesse comunitario) a ZSC (Zona speciale di conservazione), il massimo grado di protezione ambientale previsto dalle norme europee.
Una trasformazione attesa e dovuta in quanto rientra nella normativa europea “Rete Natura 2000,” per cui la Regione era stata già richiamata per infrazione, data la mancata designazione negli anni dell’area ZSC .
A firmarla, con una certa sorpresa, l’assessore e vice Presidente della Regione, Emanuele Imprudente che in tal modo ha fatto scattare le polemiche di chi, in questi anni – per lo più tra le fila della sua parte politica – si è battuto per una riperimetrazione del SIC che non coinvolgesse la zona di Campo Imperatore – considerata già antropizzata – come ad esempio il Consigliere Luigi Faccia e il gruppo denominato “Save Gran Sasso“.
LA ZSC impone infatti vincoli più duri come ad esempio l’impossibilità di utilizzare cannoni spara neve, mai utilizzati peraltro sinora sul Gran Sasso aquilano, e più in generale il mantenimento a lungo termine degli habitat con il ripristino degli stessi dove necessario e l’esclusione di attività umane.
Eppure la trasformazione in ZSC non dovrebbe compromettere del tutto il famoso progetto di collegamento della stazione Scindarella con Monte Cristo approvato nel 2004, perché precedente all’emanazione del decreto ministeriale del 2007. Si ventila però che in questo modo i parametri per ottenere la valutazione di incidenza ambientale sarebbero molto più rigidi e complessi.
Prima ancora però ci sarebbe da riflettere su quanto sia opportuno investire su dei nuovi impianti a Monte Cristo (dove di certo vanno tolti quelli abbandonati), la cui vetta non arriva di poco ai 2mila metri, con la quota neve che è sempre più alta anche in virtù dei cambiamenti climatici in atto. Almeno che non servano per altre attività sportive come la bicicletta, se è questo a cui si vuole puntare.
In particolare con l’arricchimento dell’esperienza della montagna avvenuta nella fase della pandemia, forse sarebbe migliore puntare sull’opportunità di far vivere il Gran Sasso con le strutture esistenti, pensando al modo più sostenibile per estendere a un maggior pubblico l’offerta dello sci alpinismo, di quello da fondo e della pratica dell‘All Montain per la bicicletta (MTB), oltre ovviamente al trekking e ai sentieri.
Ad esultare per i vincoli è il circolo di Sinistra Italiana dell’Aquila, in cui in particolare Enrico Perilli, oggi membro dell’assemblea nazionale del partito di Fratoianni, fino al 2017 componente in Rifondazione Comunista nell’Amministrazione Cialente di centro sinistra, si è sempre battuto contro la costruzione di nuovi impianti.
“Quanto accaduto era del tutto scontato e prevedibile” dice oggi Perilli che parla di ‘dissociazione temporale’ di una parte della città, in quanto “si progettano impianti con soldi pubblici, si ignora il cambiamento climatico (incredibile!), si ignora che le stagioni sciistiche ormai durano 30 giorni (quelli di apertura reale, non quelli farlocchi…) nella migliore delle ipotesi, si ignora l’istituzione dei parchi e di tutte le misure di tutela e conservazione e soprattutto si ignora la nascita di nuove forme di turismo e di doverose forme di co-esistenza con l’ambiente”.
“Da parte nostra – conclude Perilli insieme al segretario comunale Iannarelli – siamo orgogliosi di avere sempre detto la verità ai nostri concittadini e di aver formulato proposte che guardano al futuro e non al passato remoto”.
Un futuro però tutto ancora da declinare.
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