Papa Francesco torna a parlare di aborto. Sul volo che lo riportava dal Belgio, Francesco ha dichiarato che, praticando l’aborto, si uccide una vita umana, spingendosi ad affermare che i medici che si “prestano a questo sono sicari”.
Si riapre, così, il dibattito intorno ad un argomento che, in Italia e nel mondo, ha suscitato e suscita fervente discussione. È uno dei temi che infiamma la campagna per la conquista della presidenza negli U.S.A. Nel nostro Paese, i tentativi di discussione sulla legge (194/1978) che regola “la tutela sociale della maternità” e “l’interruzione volontaria della gravidanza” sono frequenti. Con l’eco della contrapposizione ideologica fra i movimenti pro-vita e quelli a favore dell’aborto. In Francia, l’interruzione volontaria di gravidanza è diventata un diritto costituzionalmente garantito.
Dei profili giuridici dell’argomento si potrebbe discutere per ore. In questa sede, basta ricordare che scienza e nuove tecnologie portano a ritenere superato il principio per il quale il diritto regola soltanto lo spazio tra la nascita e la morte di un individuo. Principio calcificato nell’art. 1 del codice civile, ma messo in discussione e crisi costante da norme e giurisprudenza che disciplinano e interpretano fatti che vanno oltre la vita (si pensi, solo per fare un esempio, alla procreazione assistita).
Serve solo riflettere che gli interessi in conflitto sono quelli della donna e del concepito. Interessi che, sotto il profilo squisitamente giuridico, sono, a parere di chi scrive, ben conciliati dalla legge 194/1978.
Occorre andare oltre e riflettere su ciò che giustamente osserva la candidata democratica alla presidenza U.S.A., Kamala Harris, che ha dichiarato: “Abbiamo fiducia nel fatto che le donne prendano loro stesse le decisioni che riguardano i loro corpi”. E che ha poi tuonato contro il suo rivale, ricordando che “le donne muoiono per il suo divieto sull’aborto”.
Difendere il diritto di scegliere delle donne. Aiutare le donne nel loro percorso, affinché la scelta sia libera, senza giudizi e senza coercizione alcuna. Questo deve essere l’obiettivo. Senza dimenticare che il divieto di interruzione volontaria di gravidanza non elimina l’aborto, ma lo confina in un ambito di illegalità e segretezza che riporta la società al medioevo e mette in pericolo la vita di donne che, già solo per aver scelto di abortire, affrontano un forte turbamento emotivo.
Come si legge nell’intervista rilasciata a Lorena Loiacono dalla ginecologa, presidente dell’associazione Vita di Donna, Elisabetta Canitano (https://www.leggo.it/italia/cronache/ginecologa_aborto_sicario_legge_diritto_donne_elisabetta_canitano_oggi_1_10_2024-8385860.html) “È importante ricordare che le donne, e lo sappiamo bene, hanno sempre abortito e di certo continueranno a farlo. Ma quando le leggi sono restrittive accade che le donne muoiono perché ricorrono a pratiche nascoste, fuori dai percorsi della legalità, quindi rischiose dal punto di vista sanitario. È sempre stato così”.
Il 28 settembre si è celebrata la Giornata Internazionale per l’aborto sicuro, ma il dato terrificante è che in Europa sarebbero circa 20 milioni le donne a cui viene negato. E in Italia, nonostante la legge prima citata sia viva e vegeta, l’interruzione della gravidanza è spessissimo una corsa ad ostacoli fatta di ospedali da cambiare, di sguardi giudicanti, di tentativi di moralizzazione ipocrita.
Ora, invece di affannarsi ad instaurare una coscienza di Stato che, sostituendosi a quella dei singoli, affermi pienamente il disagio della libertà ben descritto da Corrado Augias in un suo famoso libro, occorrerebbe invertire i termini del ragionamento.
Bisognerebbe, ad esempio, iniziare ad occuparsi di potenziare tutte le politiche attive che possono favorire le nascite. Cosa si fa per consentire a una donna che vuole diventare madre di lavorare, senza essere costretta a scegliere fra la maternità e la carriera? Abbiamo, in Italia, un numero di asili nido sufficiente? Abbiamo, in Italia, adeguate forme di sostegno al reddito, che possano aiutare ad affrontare le spese necessarie a crescere un figlio? Questi, restano problemi irrisolti che non sono, purtroppo, argomenti d’attualità.
Si dovrebbe, poi, iniziare a scardinare la morale, ancora troppo diffusa, che vede il sesso come un argomento di cui non parlare.
Gli adolescenti di oggi si trovano a vivere in un mondo iper connesso, con accesso ad informazioni, immagini, dati ed esperienze molteplici, senza avere, troppo spesso, strumenti di comprensione adeguata. Ma l’educazione sessuale, a scuola, è rimessa alla buona volontà di docenti illuminati.
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