di Alessandro Tettamanti
Da mesi l’Azienda regionale per il Diritto allo Studio (ADSU) versa, sotto gli occhi tutti, in una situazione di caos.
L’ultimo stravolgimento è stato la sentenza di reintegro del tribunale della direttrice del Consiglio d’amministrazione Paola di Salvatore, rimossa dall’incarico solo qualche mese fa e che quindi tornerà a breve al suo posto. Poco prima si era dimessa, lasciando una barca che sembrava affondare, la Presidente Eliana Morgante, andata via per potersi presentare nella coalizione di centro destra alle prossime elezioni regionali.
In tutto questo , come noto, all’Aquila la Casa dello studente è stata spostata dalla caserma Campomizzi nella zona periferica e senza servizi, né mensa, di Cansatessa, dove si è riusciti a fare un ulteriore confusione con la pubblicazione di due distinte graduatorie di assegnazione degli alloggi, mentre ci sono ritardi nell’erogazione delle borse di studio.
Per capire da dentro come si sta evolvendo la situazione e se ci sono spiragli per inaugurare una fase di maggiore stabilità dell’azienda e quindi di maggiore difesa del diritto allo studio e un futuro per L’Aquila come città universitaria, abbiamo intervistato l’avvocato Gianluca Cervale, dallo scorso inizio novembre nuovo componente del Consiglio d’Amministrazione ADSU in sostituzione della dimissionaria Sara Cecala, indicato dai gruppi di minoranza del consiglio regionale, all’interno di un Ente che, come sappiamo, comprende nel Cda oltre al Presidente e i due consiglieri di indicazione politica, un rappresentante dell’università e uno degli studenti.
Cervale forse mai l’accostamento della parola caos a quello di un’Ente è stata più calzante se si pensa a ciò che sta vivendo l’ADSU oggi. Com’è potuto succedere e soprattutto come si può pensare di tutelare così il diritto allo studio?
“C’è stata una situazione molto delicata negli ultimi tempi dentro l’azienda a causa della confusione tra l’esercizio del ruolo d’indirizzo politico e quello della direzione amministrativa, e questo aveva portato alla cacciata di Di Salvatore. Allontanamento avvenuto al di fuori di un un contesto di legittimità amministrativa, emblema di una gestione confusionaria dell’azienda al di là delle ragioni di merito che hanno portato alla scelta della sua rimozione. Ma questo ha procurato un mese di caos in cui era assente l’organo necessario per portare avanti una serie di cose che sono rimaste sospese per troppe tempo. Adesso però tutto sta andando in via di risoluzione perché con la nomina del direttore amministrativo facente funzione fino alla sentenza, stiamo risolvendo. Ho notizia che parte delle borse di studio siano state pagate, mentre la situazione graduatorie che io sappia non è stata ancora risolta ma è in via di risoluzione. Certo quello che è accaduto con le due graduatorie non è un’immagine di buona gestione, perché non si ritira una graduatoria nelle modalità in cui è stata fatta”.
Ma il reggente Pensa ha fatto sentenza contro la sentenza di reintegro di Di Salvatore?
“Ha detto che ha intenzione di fare ricorso, ma attualmente non ho notizia che sia stato depositato un provvedimento di appello alla sentenza, penso stia valutando. Appello o non appello comunque, le sentenze fino a quando non vengono riformulate vanno rispettate, quindi l’ADSU deve prendere atto di quanto stabilito dalla sentenza del tribunale e operare in quella direzione, altrimenti potrebbe reiterarsi un profilo di illegittimità”.
La casa dello studente da quest’estate è stata spostata da Campomizzi a Cansatessa, scelta critica visto la mancanza di servizi che c’è in periferia. Al di là del momento di caos dell’ADSU, come si risolve questa cosa per venire incontro al diritto allo studio?
“Il problema non è legato agli ultimi mesi. La questione Cansatessa è figlia del fatto che per cinque anni non si è ricostruita la casa dello studente, questo è il tema. E si è cercato una soluzione con l’ATER (Azienda territoriale edilizia residenziale ndr) che andasse a fare da tampone a una condizione ancora precaria. Non conosco le ragioni che hanno portato a fare un accordo con l’ATER, non c’ero, il problema è che se decidi di alloggiare gli studenti a Cansatessa devi garantire servizi adeguati agli studenti, e questo non è solo un problema dell’ADSU, ma anche di Comune e Università. La questione della mensa si risolverà, con ritardi e disguidi certo, però troveremo una soluzione, ma dobbiamo garantire una serie di servizi perché gli studenti si trovano in una zona isolata”.
Oggi, con Cansatessa e grazie alla convenzione con due privati, l’ADSU garantisce 160 posti in tutto per gli studenti, è sufficiente? L’Aquila riuscirà a restare una città universitaria e quindi a garantire anche il diritto all’abitare degli studenti, visto che abbiamo capito è sinonimo di diritto allo studio?
“Mi auguro di sì, secondo me il primo passo è puntare alla ricostruzione di una casa dello studente, e pensare anche a fare una ricognizione della condizione del patrimonio abitativo aquilano privato e pubblico e capire quanta parte di quel patrimonio è destinato a residenzialità studentesca, perché non tutto il patrimonio immobiliare anche privato, che prima del terremoto era destinato a residenzialità studentesca lo è ancora, visto che i proprietari hanno fatto scelte diverse. Se però una parte del patrimonio immobiliare viene utilizzato per altro devi far fronte con una disponibilità maggiore di alloggi forniti dal pubblico ed è quello che l’ADSU deve fare in sinergia con gli altri Enti. All’interno di una strategia di cui ad oggi non ho trovato ancora traccia e in cui va decisa la quota di alloggi che ADSU deve garantire per favorire L’Aquila come città universitaria”.
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