di Alessandra Prospero
Un intenso ritratto di Concita De Gregorio — tratto dall’ultima puntata del podcast Supernova con Alessandro Cattelan — ci consegna la figura di una donna che ha trasformato il dolore, la pressione e l’ingiustizia in materia di pensiero, azione e resistenza. Il suo racconto non indulge mai nell’autocommiserazione né nella retorica del martirio: piuttosto, mostra una disciplina etica interiorizzata, fatta di responsabilità, presenza e rigore.
I tre grandi “terremoti” della sua vita:
La malattia
Nel 2022 le viene diagnosticato un tumore maligno al seno. Ma De Gregorio rifiuta la narrazione bellica del “combattente” o dell’“eroina”:
«Se fosse una battaglia, vincerebbero i forti. Ma non è così. Si fa quello che si può».
La sua scelta di parlarne pubblicamente, di togliersi la parrucca, di mostrarsi fragile, è un atto politico prima che intimo. Serve – come dice lei – a “dare una casa alle cose”. Un gesto di libertà e solidarietà.
Il debito milionario
Dopo aver lasciato la direzione de l’Unità, si ritrova personalmente coinvolta in una valanga di cause civili. Tre milioni di euro di richieste di risarcimento ricadono su di lei in quanto ex direttrice, in assenza di un editore. Un meccanismo di responsabilità solidale che mostra i rischi concreti del fare giornalismo in Italia. Eppure, anche qui, la domanda che si pone non è “perché a me?” ma “come si continua?”.
«Non avevo i soldi nemmeno per le sigarette. Ma l’unica cosa da capire era come continuare».
Il mestiere come vocazione
Quello di De Gregorio non è solo un lavoro, ma una forma di vita. Il giornalismo, per lei, è un esercizio di dubbio, di ascolto e di prossimità. Non cerca lo scoop, ma la verità che si deposita nelle pieghe della realtà:
«Pratico un giornalismo di relazione. E dubitare sempre: l’esercizio del dubbio è la vera virtù».
Etica spartana e vocazione profonda
Cresciuta in una famiglia dove “non ci si lamenta mai”, De Gregorio ha interiorizzato un senso del dovere che è diventato struttura del suo pensiero e del suo stile. Non cerca di apparire, ma di capire. Non urla, ma resta. Si siede sui gradini di una chiesa a Genova durante il G8, e da lì parte il suo racconto, che sarà l’unico a testimoniare in diretta l’irruzione alla scuola Diaz.
De Gregorio è una donna che ha fatto del dubbio un metodo e della fatica una cifra esistenziale. Il suo desiderio di invisibilità, a dispetto della visibilità pubblica che l’ha accompagnata, rivela una tensione costante tra il bisogno di raccontare e quello di sparire dietro le storie.
Una voce necessaria, in un tempo che spesso confonde la velocità con la profondità, e la visibilità con il valore.
Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.
In primo piano
Un giorno da amanuensi: alla Cartiera del Vetojo rivive lo Scriptorium medievale
Tetto agli alunni stranieri nelle classi, FLC CGIL: «Misura ideologica e inapplicabile»
Lattanzi: «La scuola non ha bisogno di percentuali o gabbie etniche, ma di risorse e investimenti concreti»
Addio a Rivelo Campagna, morto a 100 anni l’ultimo combattente della Brigata Maiella
Addio a Rivelo Campagna, morto a 100 anni l’ultimo combattente della Brigata Maiella. Una vita dedicata alla libertà e alla memoria della Resistenza.
Un giorno da amanuensi: alla Cartiera del Vetojo rivive lo Scriptorium medievale
Un giorno da amanuensi alla Cartiera del Vetojo: all’Aquila la seconda edizione dello Scriptorium medievale tra carta, inchiostro e antichi saperi.


