Mentre un’inedita e drammatica missione di solidarietà italiana porta respiro e beni essenziali nella capitale cubana, l’isola si ritrova stretta nella morsa di un’escalation geopolitica senza precedenti. Proprio in queste ore, un’inchiesta della CBS News ha rivelato che il Pentagono e l’Esercito degli Stati Uniti starebbero intensificando la pianificazione strategica per una potenziale azione militare contro Cuba, alimentando i timori di un confronto diretto nella regione caraibica.
Secondo i documenti interni visionati dall’emittente statunitense CBS, il Comando Meridionale degli Stati niti (SOUTHCOM) ha richiesto all’Army Reserve di verificare la disponibilità a 90-120 giorni di unità logistiche, mediche, di ingegneria e della polizia militare. Sebbene i comandi militari mantengano il massimo riserbo operativo, questa mossa si inserisce in un clima di crescente tensione alimentato dalle recenti dichiarazioni da Washington, dove si torna a evocare un cambio di regime forzato.
Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha immediatamente respinto al mittente qualsiasi giustificazione per un attacco, definendo infondata e pericolosa ogni prospettiva di aggressione contro uno Stato che non costituisce alcuna minaccia per la sicurezza nazionale americana.
In questo scenario di altissima tensione, l’isola affronta un’emergenza umanitaria ed economica devastante. All’Avana, le agenzie delle Nazioni Unite hanno incontrato la Carovana «Rotta su Cuba», la delegazione italiana composta da associazioni, sindacati, parlamentari, amministratori e giornalisti giunta sull’isola con un carico di 400 chili di farmaci e materiale scolastico.
«L’energia è vita: senza energia crolla l’intero sistema»: con questa drammatica sintesi i rappresentanti dell’ONU hanno aperto il tavolo di confronto con la delegazione italiana.
L’inasprimento del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti continua a strangolare l’economia cubana, bloccando l’accesso ai finanziamenti internazionali e intimidendo le compagnie di navigazione che dirottano o bloccano le merci dirette all’isola. I dati descrivono una nazione al collasso:
PIL in picchiata: contrazione del 15%.
Inflazione galoppante: ferma al 25% generale, ma capace di schizzare al 36% sui generi alimentari e le bevande non alcoliche.
Crisi idrica e igienica: oltre 3,4 milioni di persone sono prive di accesso regolare all’acqua potabile e a prodotti igienici essenziali.
Emergenza sanitaria: ospedali e scuole versano in condizioni di gravissima sofferenza; si registra un incremento della mortalità generale, infantile e materna, affiancata dalla diffusione di malattie legate alla contaminazione dell’acqua.
I programmi di finanziamento gestiti dalle Nazioni Unite riescono a coprire appena la metà del fabbisogno reale della popolazione, una situazione definita dai funzionari ONU stessi come “inaccettabile”. Di fronte a questa emergenza, Cuba cerca di reagire puntando sulle proprie forze, avendo installato autonomamente 1.200 megawatt di energia da fonti rinnovabili.
Dal cuore dell’Avana, la Carovana — promossa da sigle quali ARCI, CGIL, Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Nexus, ANPI, ARCS, AOI e Rete Italiana Pace e Disarmo — ha rilanciato con forza le sue richieste:
La fine immediata del bloqueo.
L’accesso senza ostacoli ai beni essenziali e agli aiuti umanitari.
L’esclusione di Cuba dalla lista statunitense dei paesi sponsor del terrorismo.
Un’iniziativa diplomatica forte e coraggiosa da parte dell’Italia e dell’Unione Europea per disinnescare la spirale bellica e sostenere il popolo cubano.
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