di S.R.
Sono partiti il 1 giugno trasportando aiuti umanitari per donne e uomini palestinesi che, dall’ottobre 2023, resistono ad un genocidio. Otto giorni dopo, mentre navigavano in acque internazionali (a circa 57km dalla Striscia di Gaza) sono stati rapiti e deportati in Israele dallo stesso esercito che, in meno di due anni, ha ucciso almeno 60mila persone. Sono dodici attiviste e attivisti internazionali e compongono la crew della Madleen Freedom Flotilla, l’imbarcazione che ha provato a rompere il blocco navale imposto da Israele per portare sulle coste palestinesi latte in polvere, kit medici e cibo. Ma, soprattutto, per dimostrare che la brutalità e le contraddizioni dell’occupazione israeliana, prima o poi, saranno innegabili davanti agli occhi di tutto il mondo. E a quel punto finirà.
La crew internazionale è composta da volontari e volontarie che vengono da Svezia, Francia, Germania, Turchia, Brasile, Olanda, Spagna. Alcuni di loro sono figli e figlie della diaspora palestinese. C’è l’attivista Greta Thunberg, l’europarlamentare franco-palestinese Rima Hassan, il giornalista francese di Al Jazeera Mubashar Omar Faiad. Sono partiti dal porto di Catania con la barca che prende il nome della famosa pescatrice di Gaza, Madleen Kulab, con l’obiettivo di raggiungere le coste palestinesi per portare dei simbolici aiuti umanitari. Ora sono stati deportati ad Ashdod, in Israele, dove è stato chiesto loro di firmare il “rimpatrio volontario”. Alcuni l’hanno sottoscritto e verosimilmente verranno rimpatriati nelle prossime ore. Altri, tra cui Rima Hassan, si sono rifiutata di farlo. L’enorme portata del gesto ha scatenato la reazione illegittima dello Stato ebraico. “Israele teme che questa missione possa influenzare le opinioni pubbliche occidentali, soprattutto nei Paesi in cui la solidarietà con la Palestina è crescente”, sottolinea Donia Raafat, avvocata palestinese cresciuta in Italia.
Non è la prima missione della Freedom Flotilla: le sue ancore solidali affondano nelle acque d’Europa dal 2008. L’obiettivo è raggiungere la popolazione palestinese, solcando il Mediterraneo per connetterla con il resto del mondo: dal 2007, infatti, la Striscia di Gaza una gabbia a cielo aperto, da dove non si esce e non si entra se non autorizzati e controllati da Israele. Né via terra, né via cielo, né via mare.
Così le attiviste e gli attivisti delle Freedom Flotilla, al netto dell’inazione degli Stati Occidentali, provano a sfidare il blocco.
I primi anni riservarono alcuni successi: era il 2008 quando oltre 40 persone da 17 Paesi – tra cui l’italiano Vittorio Arrigoni – riuscirono a raggiungere le rive della Striscia a bordo delle navi Liberty e Free Gaza, accolte dagli applausi di donne e uomini. Poco dopo, però, Israele cominciò a ostacolare brutalmente le missioni umanitarie. Nel 2010 ci fu la tragedia della Mavi Marmara: l’esercito dello Stato ebraico aprì il fuoco sulle barche di attivisti e attiviste solidali in acque internazionali, uccidendo 9 persone e ferendone 50. Lo racconta il documentario Truth: Lost at sea di Rifat Audeh, sopravvissuto al massacro di quel giorno.
“Sono stato sulla Flotilla nel 2023, in uno dei momenti storici in cui la Palestina era meno attenzionata a livello internazionale”, racconta Daniele, un attivista abruzzese che ora vive fuori regione. Per dodici giorni ha navigato su Handala, il peschereccio dei mari del Nord battente bandiera norvegese. Insieme a un suo amico si imbarca a Liverpool, dove incontra la crew internazionale composta da 10 attiviste e attivisti, tra cui vari esperti di navigazione.
“Quell’anno la missione consisteva nel sensibilizzare le persone attraverso gli incontri organizzati nelle città a cui attraccavamo. C’erano sempre dei comitati di attivisti che ci accoglievano, in particolare ricordo Bristol, dove fu proiettato il documentario sull’episodio della Mavi Marmara del 2010. Venivamo raggiunti anche da palestinesi cresciuti in quelle città”. Era l’ultima estate prima dell’ottobre 2023. L’anno dopo la Freedom Flotilla valuta se continuare con gli incontri o solcare verso Gaza. Alla fine rinuncia alla missione. L’aria è cambiata: quando Handala attracca in Germania, all’equipaggio viene ordinato dalla polizia locale di coprire la grossa scritta From the river to the sea. “E loro, non avendo altro ci hanno messo una marea di post-it”, dice Daniele sorridendo. E sottolinea che, mentre negli incontri pre-ottobre 2023 l’età media era molto alta, ora in prima linea per la Palestina ci sono soprattutto le nuove generazioni. Probabilmente molti di loro hanno conosciuto la storia dell’occupazione israeliana e dei settant’anni di resistenza palestinese nel giro di questi due anni, attraverso copertura di giornalisti, fotoreporter, videomaker autoctoni, spesso anche loro molto giovani.
Anche la composizione della Madleen rispecchia questo cambiamento: basti pensare che la persona più conosciuta dell’equipaggio è Greta Thunberg, la 22enne svedese che già a 16 anni scendeva in piazza per l’ambiente e che, in queste ore, insieme alle sue compagne e compagni di viaggio è in isolamento in Israele, dopo aver tentato un’azione solidale. “È importante tenere a mente che questa missione non ha a che fare con noi o con la barca, ma è per il genocidio, l’assedio e l’oppressione sistemica dei palestinesi. Le persone a Gaza non hanno bisogno di nessuno che le vada a salvare, ma solo di persone che amplifichino la loro voce e che supportino la loro lotta per la giustizia, per cessare la complicità dei nostri Stati, per fare pressione e tagliare i rapporti con chi viola i diritti umani”, scriveva Thunberg qualche ora prima del suo rapimento.
In un suo articolo sull’esperienza sul peschereccio nel 2023, Daniele scrive: “Nei pochi giorni in cui Handala mi ha sospinto su e giù per le acque del Mar d’Irlanda, prima, e poi lungo il fiume Avon, mi scopro come il beneficiario di un’occasione, ancora, per continuare a gioire. Poi tutto cambia, dopo il 7 ottobre. Un disastro senza precedenti accade e noi ci sentiamo se non impotenti perlomeno schiantati a terra dalla paura per coloro che si trovano sotto i bombardamenti”.
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