di M.A.
Dalla scoperta della malattia all’arrivo delle prime terapie capaci di intervenire sui meccanismi biologici che la alimentano. È una storia lunga oltre cento anni quella dell’Alzheimer, una delle patologie neurodegenerative più diffuse al mondo e tra le principali cause di demenza nella popolazione anziana.
Un nuovo capitolo di questo percorso si è aperto nella Clinica neurologica dell’ospedale di Vasto, dove due donne di 60 e 65 anni sono state le prime pazienti a ricevere infusioni di Donanemab, anticorpo monoclonale anti-amiloide utilizzato nelle fasi iniziali della malattia. Il trattamento è stato effettuato nell’ambito dell’uso compassionevole del farmaco.
La malattia prende il nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che nel 1906 descrisse il caso di una paziente affetta da una forma progressiva di perdita della memoria e delle capacità cognitive. Gli studi successivi permisero di individuare nel cervello dei malati particolari alterazioni, tra cui l’accumulo di placche di beta-amiloide e di aggregati della proteina tau, oggi considerati tra i principali segni distintivi della patologia.
Per gran parte del Novecento la ricerca si è concentrata sulla comprensione delle cause e dei meccanismi che portano alla degenerazione delle cellule nervose. Solo a partire dagli anni Novanta sono diventati disponibili i primi farmaci in grado di alleviare alcuni sintomi della malattia, senza tuttavia modificarne in modo significativo l’evoluzione.
Negli ultimi anni il progresso delle tecniche diagnostiche ha consentito di individuare l’Alzheimer sempre più precocemente, attraverso esami di imaging cerebrale, biomarcatori e test genetici. Questo ha aperto la strada allo sviluppo di terapie mirate a intervenire sui processi biologici che caratterizzano la malattia.
In questo contesto si inserisce Donanemab, farmaco progettato per riconoscere e favorire la rimozione degli accumuli di beta-amiloide nel cervello. Gli studi clinici internazionali hanno evidenziato la capacità del trattamento di rallentare la progressione del declino cognitivo in pazienti accuratamente selezionati e nelle fasi iniziali della malattia. Non si tratta di una cura definitiva, ma di un approccio innovativo che punta a modificare il decorso della patologia.
L’avvio del trattamento a Vasto è stato possibile grazie alla collaborazione tra diverse figure professionali coinvolte nel percorso assistenziale: neurologi, farmacisti ospedalieri, radiologi, operatori dell’emergenza-urgenza, infermieri e specialisti universitari. Una rete multidisciplinare indispensabile per garantire la corretta selezione dei pazienti e il monitoraggio delle nuove terapie.
L’iniziativa conferma il ruolo del Centro demenze della Clinica neurologica di Vasto nell’ambito dell’assistenza specialistica e della ricerca clinica. L’obiettivo è offrire ai pazienti l’accesso alle più recenti opportunità terapeutiche, in linea con gli standard internazionali e con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche.
A oltre un secolo dalla descrizione della malattia da parte di Alois Alzheimer, la ricerca continua a cercare strumenti sempre più efficaci per contrastarne la progressione. Le nuove terapie anti-amiloide non rappresentano ancora una soluzione definitiva, ma segnano un importante avanzamento nella lotta contro una patologia che continua a interessare milioni di persone nel mondo.
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