ADSU, dopo Pietrucci anche gli uffici Regionali chiedono commissariamento. Cervale: “Gestione inadeguata della sentenza di reintegro”

ADSU, dopo Pietrucci anche gli uffici Regionali chiedono commissariamento. Cervale: “Gestione inadeguata della sentenza di reintegro”

Dopo il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, in questi ultimi giorni anche i dirigenti della regione hanno chiesto il Commissariamento della parte aquilana dell’Azienda regionale del diritto allo studio.

Da mesi infatti ADSU naviga nel caos senza la figura del Presidente, dopo che Eliana Morgante si è dimessa per candidarsi alle prossime elezioni regionali nella coalizione di centrodestra.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato recepimento da parte dei vertici dell’azienda, della sentenza di reintegro emessa dai giudici nei confronti della ex direttrice, l’avvocata Paola Di Salvatore, scaricata da Morgante in maniera illegittima a livello procedurale e al cui posto sta esercitando ancora la funzione di direttore l’ingegner Michele Suriani.

Da qui la clamorosa richiesta di commissariamento degli uffici regionali del Dipartimento Lavoro e Sociale – Servizio Istruzione e Università e dell’Ufficio per il diritto allo studio universitario, che parlano di “gravissima situazione all’interno dell’Adsu di L’Aquila” ed hanno per questo trasmesso una nota all’assessore al ramo Pietro Quaresimale per la “individuazione, ai sensi dell’art. 6, co. 3, L.R. n. 4/2009, di un nominativo per procedere alla formalizzazione degli atti volti allo scioglimento del Consiglio di amministrazione e alla contestuale nomina di un Commissario straordinario per la gestione dell’Adsu”.

Difficile che tale commissariamento sia recepito dalla Giunta politica prima delle elezioni per il rinnovo proprio del consiglio regionale e del suo Presidente che si svolgeranno, come noto, il prossimo 10 marzo.

Ad esultare il consigliere aquilano del Partito Democratico Pietrucci, che il commissariamento effettivamente lo chiedeva da mesi, arrivando, nelle scorse settimane,  a ricorrere alla Guardia di Finanza per richiedere gli Atti amministrativi  e che oggi parla di  “dirigenti e funzionari della Regione che hanno a cuore gli interessi dell’istituzione e svolgono con onore e professionalità la loro funzione senza farsi intimidire e senza alcuna sudditanza al potere politico”.

Chi pure si ritiene d’accordo con la richiesta di commissariamento degli uffici regionali è il consigliere di minoranza dentro il Consiglio d’amministrazione di ADSU, Gianluca Cervale, che ad Abruzzosera parla di gestione inadeguata proprio per il “non rispetto dei profili di legge” per quanto riguarda la sentenza di reintegro, “per cui oggi paghiamo tutti le conseguenze”.

“La mia linea dentro il Cda  è stata in contrasto con quella che ha deciso di seguire l’azienda. Di fronte la pronuncia del tribunale che imponeva il reintegro della vecchia direttrice, ho sostenuto bisognava dare attuazione a quella sentenza cosa che nessun altro si è preoccupato di fare e ad oggi è ancora  Suriani che firma gli atti”.

Cosa che secondo Cervale “crea un pericolo sulla legittimità di tali atti  e mette in pericolo l’azienda che potrebbe ritrovarsi il danno di pagare  due direttori”.

Per il consigliere di minoranza arrivato in ADSU lo scorso novembre quella dell’azienda allo studio “è una gestione poco accorta, perdurante negli ultimi cinque anni e non è un caso che la consigliera d’opposizione Sara Cecala, al posto della quale sono subentrato,  si è dimessa perché riteneva l’Ente ingovernabile”. 

“Se si vuole dirigere un dirigente di un azienda pubblica non lo si fa non rispettando la procedura prevista dalla legge – conclude Cervale – in quanto non si tratta di un condominio o un azienda privata, e se non rispetti le regole le conseguenze ricadono anche sulla collettività“.

Abruzzo sera ha provato a contattare anche l’altro consigliere del consiglio d’Amministrazione dell’ADSU, Antonio Pensa, che però non ci ha risposto.

Insomma, ad oggi, l’Ente preposto a garantire il diritto allo studio non riesce a trovare una sua legittimità amministrativo-procedurale. E non è certo così che si risolveranno nel migliore dei modi le problematiche che investono il mondo studentesco, come il ritardo nel pagamento delle borse di studio, l’apertura di una nuova casa dello studente che risponda adeguatamente alla domanda abitativa o l’istituzione in città di nuove mense, solo per citare alcuni dei bisogni che investono la vita studentesca nella città dell’Aquila.

Città che, appunto, si definisce “Universitaria”. O almeno lo faceva.

Alessandro Tettamanti


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