8 marzo 2025 con l’introduzione del femminicidio come reato autonomo

8 marzo 2025 con l’introduzione del femminicidio come reato autonomo
08 Mar 2025

di Alessandra Prospero

 

L’8 marzo è canonicamente e istituzionalmente la giornata internazionale della donna ed è soprattutto una ricorrenza in cui si tende, attraverso manifestazioni e iniziative, a richiamare l’attenzione sulle disuguaglianze di genere ancora esistenti, sugli stereotipi e le discriminazioni, sulla violenza. La Giornata Internazionale della Donna è stata ufficialmente istituita l’8 marzo dalle Nazioni Unite solo nel 1975. A partire dal 1996, ogni edizione ha avuto un tema specifico: l’anno scorso  il tema scelto è stato “Ispirare l’inclusione” e quest’anno “Per TUTTE le donne e le ragazze: diritti. Uguaglianza. Empowerment”. Il 2025, inoltre è un anno molto importante: segna il 30° anniversario della Beijing Declaration and Platform for Action, che ha rivoluzionato l’agenda dei diritti delle donne, migliorando la tutela legale, l’accesso ai servizi, il coinvolgimento dei giovani e favorendo il cambiamento delle norme sociali, degli stereotipi e delle convinzioni radicate nel passato. Oltre all’istituzione della Giornata Internazionale della Donna, nel 1999 le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, fissandola al 25 novembre.

Femminicidio come reato autonomo punito con l’ergastolo
Proprio alla vigilia dell’8 marzo è arrivato dal Consiglio dei Ministri il via libera al disegno di legge per l’introduzione del delitto di femminicidio come reato autonomo e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime.
Femminicidio” non è più solo la parola usata per indicare la morte violenta di una donna, ma diventa anche “una autonoma fattispecie penale”, ovvero un reato specifico punito con il massimo della pena: l’ergastolo.
Il provvedimento è in capo ai ministeri della Giustizia, dell’Interno, della Famiglia, natalità e pari opportunità e della Riforme istituzionali e semplificazione normativa. La premier Giorgia Meloni ha presieduto la seduta da remoto e ha commentato:
“Oggi il Governo compie un altro passo avanti nell’azione di sistema che sta portando avanti fin dal suo insediamento per contrastare la violenza nei confronti delle donne e per tutelare le vittime. Il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge estremamente significativo, che introduce nel nostro ordinamento il delitto di femminicidio come reato autonomo, sanzionandolo con l’ergastolo, e prevede aggravanti e aumenti di pena per i reati di maltrattamenti personali, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Norme che considero molto importanti e che abbiamo fortemente voluto per dare una sferzata nella lotta a questa intollerabile piaga.  Ringrazio i Ministri che hanno lavorato al provvedimento e che ci hanno permesso di raggiungere, alla vigilia della Festa della Donna, questo importante risultato.”.
Per la ministra alle Pari Opportunità Eugenia Roccella l’introduzione del nuovo reato “è davvero una novità dirompente, non solo giuridica ma anche sul piano culturale, poiché trattasi soprattutto di un tentativo di produrre un mutamento culturale”.

Le novità introdotte dal ddl
Come sottolina il ministro alla Giustizia Carlo Nordio si tratta di un risultato epocale e di una grande svolta, anche perché tra le novità c’è l’attenzione riservata alla vittima: il suo parere non sarà vincolante ma il magistrato dovrà comunque fornire, anche in base a questo, le motivazioni del sue decisioni.
“Mandiamo un messaggio che è di attenzione particolare dello Stato e, dal punto di vista procedurale, si dà maggiore importanza al ruolo della vittima e dei familiari rispetto a quello che c’era in precedenza”. 
Non solo nei confronti dei responsabili di femminicidi il governo ha deciso di inasprire le pene: il ddl introduce aggravanti e aumenti di pena per reati come maltrattamenti, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Inoltre, prevede sanzioni più severe per le mutilazioni genitali femminili, una pratica che colpisce molte migranti residenti in Italia. Punizioni più dure sono previste anche per chi causa lesioni permanenti al viso, come nel caso degli attacchi con l’acido, per l’omicidio preterintenzionale, l’interruzione di gravidanza non consensuale, gli atti persecutori e per chi costringe una donna, con la forza, a subire o compiere abusi sessuali.

La storia della mimosa
Il fiore divenuto consuetudinario omaggio per questa ricorrenza in realtà è una “seconda opzione”: nell’immediato dopoguerra alla celebrazione della giornata venne associata la violetta come fiore simbolo della festa, in linea con la tradizione della sinistra europea. Tra i sostenitori di questa idea vi era Luigi Longo, allora vice-segretario del Partito Comunista. A quella prima scelta si opposero diverse rappresentanti dell’UDI, l’Unione Donne Italiane, un’associazione nata da poco. Una su tutte, la giovane militante comunista Teresa Mattei ex partigiana e fiera oppositrice del regime fascista, conosciuta con il nome di battaglia “Chicchi”, che di lì a poco sarebbe diventata la più giovane giovane delle ventuno donne che per la prima volta varcarono le porte di Montecitorio. Mattei, insieme a Rita Montagnana e Teresa Noce, propose di scegliere un fiore più economico, che sbocciasse alla fine dell’inverno e fosse facilmente reperibile nei campi: così nacque l’idea della mimosa. Anni dopo, in un’intervista, Mattei raccontò: «La mimosa era il fiore che i partigiani donavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto in grandi quantità, senza alcun costo». Sebbene la Giornata Internazionale della Donna sia diventata una ricorrenza popolare solo negli anni Settanta, la tradizione della mimosa ebbe immediato successo e resiste ancora oggi. Come affermò Mattei, scomparsa nel 2013 all’età di 92 anni: «Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa, penso che tutto il nostro impegno non sia stato vano».

 


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