Abruzzo e Molise, la conta dei danni: 900 denunciati per reati ambientali nel 2025

Abruzzo e Molise, la conta dei danni: 900 denunciati per reati ambientali nel 2025
Immagine di repertorio
04 Feb 2026

di M.A.

Un’attività di vigilanza estesa e continua, che attraversa boschi, aree rurali, centri abitati e zone protette, ha caratterizzato l’azione dei Carabinieri Forestali del Comando Abruzzo Molise. Nel corso delle operazioni sono stati eseguiti oltre 115.000 controlli, con quasi 900 persone denunciate e sanzioni amministrative che superano complessivamente 1,2 milioni di euro. Particolarmente rilevante anche l’impegno sul fronte della prevenzione, con circa 6.000 servizi dedicati agli incendi e più di 1.500 verifiche specifiche in materia antincendio, che hanno portato all’accertamento di oltre 115 reati e al deferimento di 16 soggetti.

Gran parte dell’attività si è concentrata sulla difesa del territorio e del paesaggio, ambiti nei quali persistono criticità legate soprattutto agli abusi urbanistico-edilizi e alle irregolarità nel settore del pascolo. Proprio questi comparti risultano tra i più colpiti dal punto di vista sanzionatorio, confermando come la pressione antropica e l’uso improprio del suolo continuino a rappresentare un problema significativo.

Ancora più marcata è la situazione relativa alla tutela della fauna, settore nel quale si concentra la netta maggioranza delle violazioni accertate. Circa il 90% dei reati e delle sanzioni amministrative riguarda infatti episodi di maltrattamento animale, infrazioni alle norme sulla caccia e violazioni delle disposizioni a tutela degli animali d’affezione. Per quanto riguarda la protezione della flora, le irregolarità riscontrate sono state prevalentemente amministrative e legate in larga misura al transito fuoristrada non autorizzato, oltre che alla raccolta e alla commercializzazione irregolare dei funghi epigei.

Il capitolo incendi boschivi continua a rappresentare una delle emergenze più delicate. Oltre la metà dei reati accertati è riconducibile ad azioni dolose, mentre quasi il 48% ha interessato superfici boscate. L’Abruzzo concentra la maggior parte delle violazioni, pari al 58% del totale, con la provincia dell’Aquila che si distingue sia per il numero di reati contro ignoti sia per quelli con responsabili individuati.

Significativa anche l’attività di contrasto alle discariche abusive e ai reati connessi al ciclo dei rifiuti, che rappresentano circa un terzo delle violazioni perseguite e oltre il 39% delle persone denunciate. Un peso rilevante emerge inoltre dal settore dell’inquinamento idrico, responsabile di una quota consistente sia dei reati accertati sia delle sanzioni amministrative irrogate.

I dati restituiscono un quadro che non può essere letto soltanto come il risultato di un’intensa attività di controllo, ma come il sintomo di una diffusa e persistente illegalità ambientale. L’elevato numero di violazioni accertate, che interessa ambiti cruciali come la tutela della fauna, la gestione del territorio, gli incendi boschivi e l’inquinamento delle acque, evidenzia come in ampie porzioni del territorio permanga una scarsa percezione del valore delle regole e, più in generale, del bene pubblico rappresentato dall’ambiente.

Colpisce in particolare la rilevanza dei reati dolosi legati agli incendi, segnale di comportamenti consapevoli e reiterati che mettono a rischio ecosistemi, sicurezza delle comunità e risorse economiche. Allo stesso modo, la diffusione di discariche abusive e gli illeciti connessi all’inquinamento idrico indicano falle strutturali nei sistemi di controllo locale e una gestione spesso inadeguata del ciclo dei rifiuti e delle risorse ambientali. L’attività repressiva. I numeri dimostrano che il problema non è episodico, ma sistemico, e richiede risposte più incisive sul piano della prevenzione, della pianificazione territoriale e della responsabilizzazione degli enti competenti. Senza un cambio di passo concreto, il rischio è che l’intervento delle forze dell’ordine continui a limitarsi a contenere i danni, senza riuscire a incidere sulle cause profonde di un fenomeno che continua a compromettere il patrimonio ambientale e paesaggistico dell’Abruzzo e del Molise.


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