Raccontare la storia oggi: all’Aquila il confronto tra ricerca, musei e divulgazione

Raccontare la storia oggi: all’Aquila il confronto tra ricerca, musei e divulgazione
30 Giu 2026

L’AQUILA – Una riflessione sul rapporto tra ricerca scientifica, didattica e divulgazione per comprendere come il passato possa essere raccontato con rigore, ma anche con un linguaggio capace di coinvolgere un pubblico sempre più ampio. È questo il filo conduttore del seminario-conferenza stampa “Il passato allo specchio. Modelli di didattica e rappresentazione della storia tra arte e cultura”, ospitato ieri, 29 giugno, al Palazzetto dei Nobili e promosso dall’associazione L’Aquila che Rinasce ETS, con il contributo del Ministero della Cultura, giunto a conclusione di una due giorni nazionale dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale e della memoria storica.

Ad aprire i lavori è stata la presidente dell’associazione, Virginia Como, mentre i saluti istituzionali sono stati affidati all’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo.

Al centro dell’incontro gli interventi di due studiosi impegnati da anni nella ricerca e nella divulgazione: Alfonso Forgione, professore associato di Archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi dell’Aquila, responsabile del Laboratorio Archeologico dell’Ateneo e del Polo Museale di Ateneo (POMAQ), da anni impegnato nello studio dell’archeologia medievale e nella valorizzazione del patrimonio storico del territorio, e Domenico Impelluso, divulgatore culturale, che ha affrontato il tema della rappresentazione della storia attraverso i linguaggi artistici e i nuovi strumenti di comunicazione.

L’iniziativa ha offerto l’occasione per mettere a confronto esperienze e competenze diverse, accomunate dalla convinzione che la conoscenza del passato non debba rimanere confinata agli ambienti accademici, ma possa trasformarsi in uno strumento di crescita culturale condivisa, capace di avvicinare cittadini, studenti e appassionati al patrimonio storico e artistico con un approccio scientificamente rigoroso ma accessibile.

Il valore simbolico dello specchio: entrare in relazione

Nel suo intervento introduttivo, la presidente di L’Aquila che Rinasce ETS, Virginia Como, ha ripercorso il percorso sviluppato nelle tre giornate di lavoro, ringraziando l’assessore regionale Roberto Santangelo per la costante attenzione alle iniziative culturali dedicate alla valorizzazione del territorio e del patrimonio storico, oltre al Ministero della Cultura per il sostegno al progetto.

Como ha ricordato come gli appuntamenti di sabato e domenica abbiano riunito studiosi, divulgatori e professionisti provenienti da ambiti diversi, accomunati dalla volontà di riflettere su un nuovo modo di raccontare la storia. «Raccontare la storia oggi significa molto di più che trasmettere informazioni», ha osservato, sottolineando come l’insegnamento scolastico sia ancora troppo spesso legato a un approccio nozionistico. «Ci troviamo di fronte a un elenco di date, fatti e personaggi: è il modo migliore per non appassionarsi alla storia, perché è poco più che un elenco telefonico».

Da qui la scelta di dedicare il convegno al tema della narrazione del passato. «Queste giornate vogliono mostrare come sia possibile, e soprattutto fondamentale, raccontare la storia», ha affermato, richiamando anche una riflessione emersa durante il webinar di apertura, secondo cui la storia insegnata e la storia raccontata rappresentano due dimensioni profondamente diverse: da una parte una successione di eventi spesso percepita come astratta, dall’altra un racconto capace di restituire significato, contesto e partecipazione.

Soffermandosi sul titolo dell’iniziativa, “Il passato allo specchio”, la presidente ha spiegato il valore simbolico della parola specchio. «Lo specchio non si limita a restituirci un’immagine: ci costringe a osservarla, a riflettere, possibilmente a correggerla e a riconoscere qualcosa di noi che altrimenti non saremmo in grado di vedere». Un’immagine che richiama numerosi riferimenti letterari e culturali, dal mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie fino alla narrativa contemporanea, e che diventa metafora della conoscenza come relazione.

«La conoscenza passa sempre attraverso la relazione», ha concluso Como. «Conoscere significa entrare in relazione con ciò che stiamo conoscendo». Un principio che sintetizza il senso dell’intero progetto: fare della storia non un semplice elenco di avvenimenti, ma uno strumento di comprensione del presente e di costruzione di una consapevolezza condivisa.

Il rigore scientifico

Per Alfonso Forgione la sfida più importante della ricerca storica e archeologica è riuscire a coniugare il rigore scientifico con una divulgazione capace di parlare a tutti. Un obiettivo che, secondo il professore, richiede competenze non solo nella ricerca, ma anche nella comunicazione.

«Bisogna saper raccontare e bisogna saper raccontare in maniera semplice il nostro lavoro e le nostre scoperte», ha spiegato. «Rimangono fondamentali gli studi scientifici e il confronto con la comunità accademica, ma bisogna essere sempre consapevoli che il nostro lavoro deve arrivare anche al grande pubblico».

Un equilibrio delicato, quello tra precisione e accessibilità, che Forgione ritiene oggi ancora più importante alla luce del crescente interesse che archeologia e storia stanno suscitando attraverso i media e i social network. Un fenomeno positivo, ma che impone anche una particolare attenzione ai contenuti.

«Bisogna essere sempre consapevoli che alla base deve esserci una conoscenza approfondita di ciò di cui si parla, per poi arrivare al grande pubblico», ha sottolineato, evidenziando come il web e gli strumenti della divulgazione rappresentino un’opportunità soltanto quando poggiano su solide basi scientifiche.

Il professore ha infine richiamato il valore delle iniziative culturali promosse all’Aquila, che stanno investendo proprio nella divulgazione del patrimonio storico e archeologico. L’obiettivo, ha concluso, è «raccontare in maniera estremamente semplice», senza rinunciare al rigore che costituisce il fondamento della ricerca.

Tra gli esempi presentati durante il seminario ha trovato particolare spazio il progetto dedicato al Castello di Ocre, sviluppato attraverso la collaborazione tra Domenico Impelluso e il mondo universitario. La ricostruzione del maniero in forma di modello rappresenta un’esperienza che coniuga ricerca storica, divulgazione e accessibilità, dimostrando come la rappresentazione materiale del patrimonio possa diventare uno strumento efficace per la didattica, l’inclusione e la valorizzazione del territorio.

La didattica museale

Proprio sul valore della didattica museale si è innestato l’intervento di Domenico Impelluso, divulgatore culturale e presidente dell’associazione Gente e Territorio, che ha illustrato il proprio approccio alla progettazione di percorsi espositivi e di valorizzazione del patrimonio storico. Impelluso ha spiegato come il suo ruolo sia quello di mettere competenze storico-artistiche e divulgative al servizio delle realtà museali, contribuendo alla costruzione di allestimenti e strumenti capaci di rendere la conoscenza accessibile a un pubblico eterogeneo.

Per spiegare questo metodo ha richiamato l’esempio del National Army Museum di Londra, dove il racconto della storia si sviluppa attraverso reperti, plastici, uniformi e testimonianze, dimostrando come la forza di un museo risieda prima di tutto nella qualità della narrazione. La tecnologia, ha sottolineato, rappresenta un valido supporto, ma non può sostituire il contenuto: «Il museo vive del racconto e della relazione con il visitatore, non degli strumenti tecnologici».

Questa filosofia trova concreta applicazione anche nel progetto dedicato al Castello di Ocre, al quale Impelluso ha collaborato, affiancando le realtà coinvolte nella progettazione del percorso museale e didattico. Attraverso la ricostruzione del maniero, modelli tridimensionali e strumenti pensati per favorire l’inclusione e la comprensione del contesto storico, il progetto dimostra come la ricerca possa tradursi in un’esperienza capace di coinvolgere il pubblico, rendendo il patrimonio culturale non solo oggetto di studio, ma anche occasione di partecipazione e crescita collettiva.


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