L’Europa gerontocratica e la svolta anti-migranti: perché la destra rischia il boomerang

L’Europa gerontocratica e la svolta anti-migranti: perché la destra rischia il boomerang
03 Giu 2026

Abusi istituzionalizzati sui migranti: come la reazione sociale batterà il populismo

Red

Tra pochi giorni il nuovo “migration pact” dell’Unione Europea diventerà operativo. Non si tratta di una semplice riforma tecnica, ma di un mutamento di paradigma che sposta i confini giuridici ed etici del continente. Fortemente voluto dal governo italiano, questo pacchetto di norme non si limita a comprimere oltre ogni misura il diritto costituzionale e internazionale d’asilo, ma sdogana e istituzionalizza le pratiche di deportazione e detenzione di esseri umani in veri e propri centri di internamento extra-UE, edificati su base etnica sul modello dei centri istituiti dall’Italia in Albania.

Siamo di fronte a una manifestazione evidente di quella che può essere definita un’involuzione antistorica. L’Europa, intrappolata in una dinamica demografica gerontocratica, sembra rifiutare il proprio futuro e la propria stessa sostenibilità strutturale, cedendo alle pulsioni ideologiche e securitarie delle forze populiste di estrema destra. La costruzione di barriere fisiche e legali risponde a una logica di conservazione elettorale a breve termine che ignora le spinte macroeconomiche e sociali globali.

Tuttavia, il percorso dei “signori dei cancelli” – responsabili della gestione di spazi di contenimento che richiamano le pagine più buie della storia continentale – mostra già profonde crepe istituzionali. La pretesa di neutralizzare per via amministrativa i diritti fondamentali dell’uomo si scontra con una complessa rete di contrappesi giuridici e con i primi segnali di un rigetto sociale che, nel medio periodo, potrebbe ribaltare i rapporti di forza politici, in modo analogo a quanto osservato nelle dinamiche di polarizzazione e mobilitazione civile negli Stati Uniti.

Il primo e più significativo elemento di crisi per la strategia governativa è rappresentato dall’inizio del processo a carico di El-Hisri presso la Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja. La presenza fisica del coimputato di Almasri in territorio europeo, dopo la cattura in Germania, accelera la possibilità di un rinvio a giudizio storico. Al centro del dibattimento non vi sono soltanto i singoli crimini efferati commessi sul campo, ma l’intera rete di relazioni, accordi e flussi finanziari che dal 2017 a oggi ha legato le istituzioni italiane alle milizie criminali operanti in Tripolitania e Cirenaica.

Il memorandum d’intesa e i successivi accordi bilaterali rischiano di essere analizzati sotto la lente del diritto penale internazionale non come trattati di cooperazione, ma come concorso in un piano sistematico di violazione dei diritti umani.

Questo sodalizio, nato sotto l’egida della “ragion di Stato”, affonda le sue radici storiche nella destabilizzazione della Libia successiva al regime change del 2011 – un’operazione geopolitica fortemente promossa dalla Francia di Sarkozy, motivata più dalla necessità di neutralizzare il progetto economico libico legato alle riserve d’oro nazionali che da genuine preoccupazioni per i diritti civili. Oggi, quel sistema di contenimento basato sul blocco dei flussi in cambio di motovedette, fondi e legittimazione politica rischia di essere esposto pubblicamente. I pubblici prosecutors della CPI potrebbero svelare nomi, cognomi e responsabilità istituzionali dei “padrini” politici di quegli accordi.

La decisione sul rinvio a giudizio, attesa per il mese di luglio, è monitorata con estrema attenzione dalle strutture tecniche dei ministeri dell’Interno e della Giustizia. La “task force” governativa, che coordina le analisi strategiche e le risposte alle mosse delle autorità di Tripoli – dalla controversa dichiarazione della zona SAR libica (caratterizzata dall’assenza di un porto sicuro accessibile) fino alla gestione della mancata cattura di Almasri in Italia – vede nel processo dell’Aja un potenziale moltiplicatore di danno reputazionale e politico, non solo per Roma ma per la stessa leadership della Commissione Europea.

Parallelamente al binario penale dell’Aja, si muove l’azione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) di Strasburgo. Il governo italiano ha recentemente ricevuto la notifica formale dell’acquisizione di due ricorsi presentati da vittime dirette di Almasri. La vicenda legata all’ex capo della polizia giudiziaria libica – la cui sottrazione all’arresto in Italia tramite l’utilizzo di voli di Stato ha già provocato il deferimento del Paese all’Assemblea degli Stati parte dello Statuto di Roma – rappresenta un punto di forte vulnerabilità per l’esecutivo.

La strategia difensiva elaborata dai consulenti governativi e dai vertici dell’intelligence si concentra sul tentativo di eccepire il difetto di giurisdizione della Corte Internazionale, sostenendo che le condotte contestate appartengano alla sovranità nazionale libica e non alla competenza degli organi giurisdizionali europei o globali. Tuttavia, l’impianto dei ricorsi alla CEDU punta a mettere sotto accusa non i materiali esecutori delle torture, bensì la responsabilità omissiva e commissiva dello Stato italiano nel finanziamento e nel supporto logistico a tali strutture di detenzione.

A ciò si aggiunge il progressivo smantellamento giudiziario interno delle misure amministrative introdotte dal Decreto Piantedosi contro le navi della flotta civile di soccorso. Le ordinanze di fermo amministrativo e le sanzioni pecuniarie vengono sistematicamente annullate dalle sentenze dei tribunali civili e amministrativi italiani, che ne riconoscono la natura pretestuosa e l’illegittimità rispetto al diritto della navigazione e alle Convenzioni di Amburgo e Ginevra. Il rischio concreto, dal punto di vista contabile e patrimoniale per il Viminale, è che tali fermi illegittimi diano luogo a risarcimenti per danni materiali e morali, trasformando paradossalmente lo Stato nel finanziatore indiretto delle organizzazioni non governative.

Per tentare di superare i continui stop giudiziari, l’esecutivo si appresta a varare un nuovo provvedimento normativo focalizzato sul concetto di “blocco navale temporaneo”. L’obiettivo è capitalizzare le maglie larghe del Migration Pact europeo per introdurre la facoltà di chiudere i confini marittimi nazionali alle navi battenti bandiera straniera o appartenenti a ONG, adducendo motivi di sicurezza interna, prevenzione del terrorismo o emergenze sanitarie, anche in presenza di naufraghi a bordo.

Inoltre, secondo fonti qualificate, gli uffici studi dei ministeri competenti starebbero valutando una strategia più complessa, volta a esternalizzare non solo la detenzione, ma l’azione stessa di sequestro delle imbarcazioni di soccorso attraverso l’utilizzo della giurisdizione libica in acque internazionali.

Il quadro analitico sin qui tracciato evidenzia come la spinta propulsiva delle politiche populiste di estrema destra stia raggiungendo il suo culmine istituzionale con il Patto Europeo, ma stia contemporaneamente ponendo le basi per la sua stessa saturazione. L’eccesso di legiferazione emergenziale – testimoniato dalla successione continua di “decreti sicurezza” – produce un evidente paradosso comunicativo: l’iper-produzione di norme sulla sicurezza interna finisce per trasmettere ai cittadini una percezione di perenne insicurezza e di inefficacia dello Stato.

La riduzione puramente quantitativa degli sbarchi, rivendicata dalle statistiche ministeriali (pari a circa il 40% in meno in determinati periodi), omette programmaticamente il dato correlato dell’incremento esponenziale della mortalità lungo le rotte mediterranee, stimato dalle organizzazioni internazionali attorno al 155%. Questa asimmetria tra propaganda politica e realtà dei fatti è destinata, nel medio periodo, a rompere il consenso passivo.

Come storicamente accade nei sistemi politici sottoposti a una forte torsione ideologica in senso restrittivo dei diritti – l’esperienza della mobilitazione civile negli Stati Uniti contro le politiche di separazione familiare ne è un esempio – l’istituzionalizzazione dell’abuso e la visibilità dei processi per crimini contro l’umanità producono una reazione dialettica profonda nel corpo sociale. Quando la narrazione securitaria perde la sua efficacia di fronte alla realtà dei naufragi, dei processi internazionali e delle condanne delle corti europee, la società civile tende a riorganizzarsi attorno alla difesa dei principi costituzionali e dei diritti degli ultimi.

La demolizione della retorica populista in Europa non avverrà dunque per un’improvvisa conversione etica dei governi, ma per l’insostenibilità giuridica e reputazionale delle loro stesse pratiche. Il ricorso sistematico alla magistratura, la trasparenza dei dibattimenti internazionali e il risveglio dell’opinione pubblica rappresentano i fattori strutturali che trasformeranno l’attuale fase di massima espressione del sovranismo nell’inizio della sua parabola discendente.


Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.

In primo piano

Il Notaresco ferma L’Aquila, che perde la vetta. A Mosciano finisce 0-0. Andreucci: «Punto conquistato»

Un pareggio sostanzialmente giusto, che lascia però qualche rimpianto alla squadra di Andreucci che forse si sveglia tardi e soprattutto le costa il primato in classifica, riconquistato dal Teramo con un punto di vantaggio.

01 Nov 2026
Consiglio comunale: opposizioni, “Ko della destra aquilana, altro che Rocky”

Dopo la partecipata iniziativa di ieri dove il centrosinistra unito ha chiamato a raccolta la città su un progetto alternativo di governo, oggi i consiglieri comunali di opposizione hanno diramato un duro comunicato stampa in cui mettono in evidenza le crepe nella maggioranza di centrodestra.

30 Ott 2026
Cicloturismo in Abruzzo, un settore in crescita ma restano criticità: il dossier di Bikeitalia

Dalla Costa dei Trabocchi alle aree interne, il turismo su due ruote conquista un peso crescente nell’economia regionale. Un nuovo studio fotografa le opportunità del settore, ma evidenzia anche la necessità di migliorare infrastrutture, collegamenti e servizi per attrarre i visitatori internazionali.

29 Ott 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *