Recupero CAS L’Aquila, Tomassoni e Romano: “Fallimento di una gestione confusa”

Recupero CAS L’Aquila, Tomassoni e Romano: “Fallimento di una gestione confusa”
27 Mar 2026
“A quasi 17 anni dal sisma, la vicenda del recupero del CAS si sta trasformando nell’ennesimo esempio di cattiva amministrazione, in cui inefficienze, scelte discutibili e ritardi vengono scaricati direttamente sui cittadini”. A dichiararlo i consiglieri comunali Tomassoni e Romano.

“Quanto emerso in Commissione è grave e non più ignorabile: il Comune ha portato avanti un’azione di recupero priva di una solida base giuridica, insistendo su una tesi — quella della prestazione periodica — che i tribunali hanno sistematicamente smentito. Una linea interpretativa forzata, utile solo a tentare di aggirare i termini di prescrizione e a moltiplicare le richieste di restituzione.
La giurisprudenza, al contrario, è ormai chiara nel far decorrere la prescrizione dalla revoca del beneficio. E qui arriviamo al vero problema politico e amministrativo: il Comune ha emesso revoche con ritardi inaccettabili, anche su posizioni vecchie di oltre 15 anni”.

E continuano: “Un’inerzia che oggi viene fatta pagare ai cittadini, chiamati a difendersi senza documentazione e spesso sotto la pressione di richieste economicamente pesanti, con il risultato che, da un lato, si mettono in difficoltà le famiglie e, dall’altro, si indebolisce la stessa azione dell’Ente, esponendolo a contenziosi, soccombenze e ulteriori costi pubblici.
Nello specifico, i numeri parlano chiaro e certificano il fallimento dell’operazione. A fronte di circa 186.000 euro spesi per esternalizzare il servizio, la gran parte delle somme recuperate — oltre 979.000 euro — deriva da pagamenti spontanei o rateizzazioni, spesso effettuati dai cittadini per evitare cause lunghe e costose, non perché vi fosse una reale certezza del debito. Le stesse procedure coattive hanno prodotto risultati marginali rispetto ai ruoli emessi”.

“Ancora più allarmante è il dato sulle istruttorie: il 41% delle pratiche è stato archiviato per mancanza di dati o incongruenze. Un numero che, da solo, dimostra quanto sia stata approssimativa e poco affidabile la gestione dell’intero processo.
Nel frattempo, arrivano le prime sentenze sfavorevoli al Comune. Se questo orientamento dovesse consolidarsi, il rischio concreto è che i crediti vantati si trasformino in spese legali e rimborsi.
Sul piano politico, la situazione è ancora più preoccupante. Il secondo affidamento ad Assoservizi nel 2024, effettuato in extremis per evitare la prescrizione, è la prova di una gestione tardiva e priva di programmazione. Inoltre, la scelta di respingere in blocco tutte le istanze di prescrizione dimostra una linea rigida e ideologica, lontana da qualsiasi principio di equità.
Quella che doveva essere un’operazione di giustizia si è trasformata in una fredda operazione contabile, priva di equilibrio, trasparenza e di una reale valutazione dei costi e dei benefici”.

“Su un tema così delicato, che incide direttamente sulla vita delle persone, trattate troppo frettolosamente come evasori, e sulla fiducia nelle istituzioni, riteniamo fondamentale mantenere un approccio responsabile, basato sui dati e orientato alla ricerca di soluzioni sostenibili”, concludono Tomassoni e Romano.

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