Morte di Riccardo Zappone, arresti domiciliari per tre indagati: chiusa la partita in Cassazione

Morte di Riccardo Zappone, arresti domiciliari per tre indagati: chiusa la partita in Cassazione
21 Gen 2026

La vicenda giudiziaria legata alla morte di Riccardo Zappone, 29enne di Pescara, ha registrato un nuovo sviluppo: tre uomini sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari per il loro presunto coinvolgimento in una violenta aggressione avvenuta poche ore prima del decesso del giovane, avvenuto il 3 giugno 2025.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, nelle ore precedenti all’intervento delle forze dell’ordine Zappone avrebbe assunto una quantità elevata di sostanza stupefacente e sarebbe stato successivamente picchiato in strada da tre persone, una delle quali armata di un bastone. L’aggressione, avvenuta in un luogo pubblico e sotto gli occhi di diversi testimoni, sarebbe stata particolarmente brutale. Le immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza e i racconti di chi ha assistito ai fatti hanno consentito agli inquirenti di ricostruire con precisione la dinamica dell’episodio.

Dopo il pestaggio, il giovane venne intercettato dalla polizia e condotto in Questura a seguito di una reazione oppositiva durante l’intervento. All’interno degli uffici accusò un improvviso malore che rese necessario il ricovero in ospedale, dove morì poco dopo. In quella fase gli agenti avevano utilizzato anche il taser, ma le successive verifiche medico-legali hanno escluso che l’impiego del dispositivo abbia avuto un ruolo nel decesso.

Gli esami autoptici definitivi hanno stabilito che la causa della morte è riconducibile a una intossicazione acuta da cocaina, chiarendo definitivamente il quadro clinico e smentendo le prime ipotesi che facevano riferimento a possibili lesioni traumatiche. Questo elemento ha inciso in modo determinante sull’inquadramento giuridico della vicenda.

I tre uomini, di 61, 55 e 37 anni, sono ora indagati per lesioni personali gravi. In un primo momento la Procura aveva richiesto una misura cautelare più pesante, ipotizzando il reato di omicidio preterintenzionale, ma il giudice per le indagini preliminari aveva respinto l’istanza. La decisione è stata successivamente impugnata davanti al Tribunale del Riesame dell’Aquila, che ha disposto gli arresti domiciliari.

L’esecuzione del provvedimento era rimasta sospesa a causa del ricorso presentato dagli indagati alla Corte di Cassazione. Con il rigetto del ricorso da parte della Suprema Corte, la misura è diventata definitiva ed è stata applicata nelle ultime ore dalla Squadra Mobile.


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