di Sara Ramzi
Nei giorni scorsi Antonio Gasbarrini è stato al centro di una vicenda che riguarderebbe il rifiuto di un suo articolo all’interno della rubrica sul Messaggero “Il taccuino dell’arte”, “bloccato” – dichiara – “dalla redazione centrale di Roma”.
Il critico d’arte aquilano, infatti, in una nota annuncia di aver interrotto il rapporto di collaborazione con il giornale – attivo dal 2017 – a seguito di un “sostanziale atto censorio effettuato sull’articolo da me scritto relativo ad un bilancio culturale dei primi tre anni di attività svolti in citta dal MAXXI L’Aquila”, afferma.
In un’email Gasbarrini richiedeva al Direttore responsabile del Messaggero di Roma e al Capo servizio della redazione locale a L’Aquila spiegazioni sull’accaduto, sottolineando il carattere offensivo “per lo spirito libertario dell’indipendenza intellettuale che il giornale ha sempre garantito ai suoi collaboratori”.
Richiesta che, però, non ha ricevuto risposta, confermando quindi l’interruzione della collaborazione, già preannunciata.
Sulla vicenda si è espresso anche l’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, manifestando a Gasbarrini la propria solidarietà.
Riceviamo e pubblichiamo il testo dell’articolo bloccato.
IL TACCUINO DELL’ARTE
Il Maxxi L’Aquila attende il programma espositivo dopo l’avvenuto spoil system
di Antonio Gasbarrini
“Inaugurato nel maggio di tre anni fa con la rassegna d’arte “Punto di equilibrio. Pensiero Spazio Luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti”, il Maxxi L’Aquila, ovvero il “Centro di arte e creatività contemporanea” (che tutt’è, meno che un museo), con la mostra appena chiusa “Diario Notturno” sta, forse, per voltare pagina. Per la semplice ragione della certosina sostituzione delle figure apicali della sede romana, a cominciare dalla veterana presidente Giovanna Melandri e dal direttore artistico Bartolomeo Pietromarchi, rimpiazzate, insieme a tutte le altre, con la ferrea logica dello “spoil system” dopo l’avvento del governo meloniano. Fatto sta che al momento di stendere questa paginetta del Taccuino, ancora non si conoscono l’impostazione critica e la calendarizzazione del programma espositivo a Palazzo Ardinghelli relativo al secondo semestre, molto probabilmente affidato alla progettazione e cura del nuovo direttore artistico Francesco Stocchi, la cui filosofia espositiva è alquanto diversa da quella del suo predecessore. Staremo a vedere. Nel frattempo, mentre sta per scadere alla fine del 2024 il finanziamento di un milione di euro l’anno fissato con legge statale oltre alla garanzia dell’elargizione di un ulteriore milione da parte della Ales (società “in house” del Ministero della Cultura), il suo Presidente e l’omologo della Fondazione Maxxi, hanno già dato la loro disponibilità all’Amministrazione civica di una fattiva collaborazione per la migliore riuscita di “L’Aquila Capitale della cultura 2026”. Prima di fare alcune telegrafiche considerazioni circa l’attività complessiva svolta in questo primo triennio, non possiamo fare a meno di rilevare alcune opacità informative riguardanti sia le voci di spesa sostenute per il Centro di ricerca aquilano, che le altre entrate finanziarie dovute a sponsorizzazioni, in quanto per le stesse non sono mai state rese note, nei vari bilanci consuntivi ufficiali della Fondazione, le relative cifre. Ci auguriamo una più puntuale chiarezza in merito nel rendiconto del 2023 non ancora discusso e approvato, se non altro per consentire, innanzitutto alla comunità cittadina, di poter valutare al meglio l’effettivo andamento gestionale, peraltro beneficiato della cessione ministeriale, a titolo gratuito e per venti anni, del pregevolissimo immobile barocco.
Per quanto riguarda l’attività complessiva svolta con le poche mostre sino a qui proposte e di un’eccessiva durata (in qualche caso riciclate o attingendo alle opere della nutrita collezione museale), si può ben asserire che non molto c’è stato di nuovo sotto il sole dell’arte analogica, mentre più stimolanti sono risultati gli aggiornati approcci con la creatività digitale, insieme alle 3 riuscite edizioni del Festival “Performative””. Più di ordinaria amministrazione, la presentazione di alcuni libri ed altre iniziative di carattere didattico-culturale quali la proiezione di filmati o la tenuta di “workshops” indirizzati prevalentemente ai bambini, nulla hanno aggiunto alla consolidata “routine” praticata in città e nel territorio da altre entità operanti nel settore delle arti visive. Cartina di tornasole dell’auspicata rigenerazione urbana post-sismica auspicata con il varo del Maxxi L’Aquila, sarà il trend del numero dei suoi visitatori. In attesa di conoscerne la dinamica non appena saranno diffusi i dati, affidiamo un benaugurante messaggio all’installazione site-specific “In un battito d’ali” di Emanuela Giacco, plasmata con nodi di cime nautiche, esposta nella suggestiva corte dell’Ardinghelli quale “memento” della celebrazione del quindicesimo anniversario avviato con le distruttive 3.32.”
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