La 732^ edizione della Perdonanza si è conclusa, la Porta Santa è chiusa e, come è giusto che sia, è il momento di guardare a quanto è stato fatto, riconoscendo ciò che ha funzionato e riflettendo su ciò che potrebbe essere migliorato.
Come forza politica di opposizione, sentiamo il dovere di condividere la nostra riflessione, ma vogliamo farlo senza trasformare ogni osservazione in una contrapposizione politica, perché la Perdonanza appartiene alla città e crediamo che ogni contributo sincero sul suo futuro possa rivelarsi utile.
È quanto dichiarano in una nota i Consiglieri comunali della Federazione “Il Passo Possibile” – Emanuela Iorio, Elia Serpetti e Massimo Scimia – Americo Di Benedetto e il Presidente dell’associazione civico-politica Fabrizio Ciccarelli.
La Perdonanza è la storia della nostra città, è il messaggio universale del Perdono, è la Porta Santa, il Corteo, Collemaggio, ma soprattutto è uno dei momenti in cui L’Aquila dovrebbe ritrovarsi, riconoscersi e unirsi.
Per questo motivo, crediamo sia giusto non soltanto parlare di ciò che è stato fatto, ma anche di quale Perdonanza vogliamo costruire per gli anni a venire e lo facciamo riconoscendo innanzitutto il valore di quanto è stato realizzato in questi anni. La Perdonanza è cresciuta, ha acquisito una dimensione artistica importante e ha portato sul palco di Collemaggio interpreti di rilievo. Un riconoscimento particolare va al Maestro Leonardo De Amicis, che ha annunciato la conclusione del suo percorso con questa edizione e che ha saputo dare alla manifestazione un’impronta artistica e musicale riconoscibile, creando anche importanti occasioni di incontro tra grandi artisti e realtà culturali della nostra città.
Non vogliamo cancellare questo percorso, vogliamo interrogarci su come proseguirlo.
L’attuale Amministrazione comunale e il Comitato Perdonanza hanno più volte spiegato che la compartecipazione del pubblico al costo degli spettacoli consente di portare all’Aquila artisti di maggiore richiamo, ed è una scelta legittima. Tuttavia, noi riteniamo che non debba essere l’unica scelta possibile.
Una manifestazione come la Perdonanza non può rischiare di diventare un evento nel quale la possibilità di partecipare dipenda sempre più dalla disponibilità economica delle persone. La cultura e la festa cittadina, soprattutto se sostenute con risorse pubbliche, dovrebbero essere un’occasione di partecipazione per tutti e non trasformarsi in ulteriori barriere economiche.
Pensiamo alle famiglie, ai ragazzi, agli anziani e a chi ha meno possibilità, pensiamo a chi vorrebbe semplicemente uscire di casa, raggiungere una piazza, fermarsi ad ascoltare della musica, assistere a uno spettacolo e incontrare altre persone senza doversi prima chiedere “quanto costa”.
Ma c’è anche un’altra ragione per cui riteniamo importante riflettere su questo modello.
Viviamo già in una società in cui le occasioni di socialità reale sembrano ridursi: i social ci mettono continuamente in relazione, ma spesso dentro mondi separati; i ragazzi si incontrano sempre più spesso attraverso gruppi, interessi e linguaggi che rischiano di non comunicare tra loro; persino quando siamo nello stesso luogo, non sempre siamo davvero insieme.
Una festa cittadina dovrebbe fare esattamente il contrario. Per questo ci sembrerebbe un errore se anche la parte laica della Perdonanza finisse per aggiungere altre barriere: economiche, certamente, ma anche fisiche e sociali. Perché c’è una differenza enorme tra assistere a uno spettacolo dal proprio posto e ritrovarsi in una piazza, in un vicolo, in mezzo alla gente, magari anche semplicemente in piedi, accanto a persone che non si conoscono.
È lì che nascono conversazioni, incontri, relazioni. È lì che una città torna ad essere comunità.
Non è un concetto estraneo neppure alla cultura che sta alla base della Perdonanza. L’enciclica Caritas in Veritate (2009) dedica ampio spazio al principio della gratuità, presentandola come una forza innovatrice, espressione di fraternità, indispensabile sia per l’economia sia per lo sviluppo sociale, e non come un semplice atto di beneficenza isolato dal mercato. Può quindi essere una scelta capace di generare relazioni, partecipazione e comunità. Ed è proprio questo che vorremmo ritrovare nella Perdonanza: occasioni gratuite di incontro, relazione e condivisione.
Per questo motivo, immaginiamo un modello diverso: almeno un grande evento davvero attrattivo, anche a pagamento se necessario, in grado di attirare pubblico da fuori città e di svolgere una precisa funzione di promozione turistica. Intorno a questo evento, la Perdonanza dovrebbe essere costituita soprattutto da spazi aperti, gratuiti e accessibili a tutti.
Più musica nelle piazze, più teatro, più danza, più poesia e più spazio per i giovani artisti, le compagnie, le associazioni culturali e le realtà del territorio. Tutto questo non significa necessariamente meno qualità, ma certamente più comunità.
E non si tratta di un’idea irrealizzabile.
Un esempio, tra gli altri, arriva da una realtà a noi vicina. Nel 2025, il Comune di Pescara ha organizzato il We Love Fest con concerti gratuiti di artisti di grande richiamo nazionale, affiancati dalle band e dagli artisti locali. Tra gli appuntamenti gratuiti figuravano Fedez, Rocco Hunt, Gaia, Clara e Planet Funk. La stessa Notte dei Serpenti, divenuto ormai un importante appuntamento musicale, prevede l’ingresso gratuito per tutti e questo dimostra che non è indispensabile chiedere ai cittadini di pagare un biglietto per costruire una proposta di grande richiamo.
Si tratta di una scelta che, come tutte le scelte, può essere discussa e, se necessario, modificata.
Un concerto può essere acquistato, una rassegna o un grande artista possono prevedere un biglietto, ma la Perdonanza è altra cosa. È patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO, è una tradizione che appartiene alla collettività e rappresenta uno dei pochi momenti dell’anno in cui L’Aquila riesce a riconoscersi pienamente come comunità.
La gratuità dovrebbe tornare a essere una delle caratteristiche qualificanti della sua programmazione culturale e non un’eccezione riservata agli eventi collaterali.
Una Perdonanza che permetta a una famiglia di uscire di casa e dire ai propri figli: “Andiamo, c’è qualcosa per tutti”, una Perdonanza in cui la cultura non è qualcosa che si compra, ma qualcosa che si condivide, in cui nessuno deve sentirsi escluso.
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