Non chiamatela punizione: l’alba rossoblù per onorare il sacrificio dei tifosi (LE FOTO)

Non chiamatela punizione: l’alba rossoblù per onorare il sacrificio dei tifosi (LE FOTO)
07 Apr 2026

Red

Non è solo il freddo pungente del mattino aquilano a mordere la pelle dei calciatori dell’Aquila 1927, chiamati a rapporto al Gran Sasso d’Italia mentre la città è ancora immersa nel sonno. Dietro la scelta della società di fissare gli allenamenti alle prime luci dell’alba, infatti, non si respira soltanto l’aria della “punizione” sportiva dopo un passaggio a vuoto, ma si intravede un messaggio educativo molto più profondo, che affonda le radici nel DNA stesso di questo territorio.

L’alba non è un orario per tutti, ma lo è per il popolo rossoblù. Mentre il gruppo squadra scende in campo, migliaia di sostenitori aquilani hanno già preso il caffè e sono pronti a dare inizio alla loro giornata. Sono gli operai dei cantieri della ricostruzione, i pendolari che percorrono l’autostrada verso Roma o l’Adriatico, gli artigiani e i commercianti che tengono viva l’ossatura economica del Capoluogo di regione. È a questo sacrificio silenzioso, fatto di sveglie che suonano nel buio e di fatica quotidiana, che il club ha voluto riallacciare il cordone ombelicale della squadra.

Vedere i giocatori correre sotto il cielo plumbeo del mattino serve a ricordare a chi scende in campo che ogni euro percepito, ogni ingaggio garantito da questa piazza, nasce dal sudore di chi quegli abbonamenti e quei biglietti li paga rinunciando a qualcosa per sé. Non è un mero esercizio atletico, ma una lezione di realtà: il calcio, a queste latitudini, non può essere un mondo a parte, una bolla di privilegi scollegata dalla fatica di chi la sostiene. La maglia rossoblù non si indossa solo per novanta minuti la domenica, ma si onora comprendendo il peso sociale che essa rappresenta.

L’obiettivo di questa scelta societaria è chiara: forgiare non solo la condizione fisica, ma soprattutto il carattere e il senso di responsabilità. Quando la fatica si farà sentire durante i minuti finali di una partita decisiva, i calciatori dovranno attingere alla memoria di quelle albe gelide, pensando al tifoso che a quell’ora era già sul posto di lavoro. Solo attraverso questa simbiosi tra chi suda per mestiere e chi suda per passione l‘Aquila 1927 potrà davvero rappresentare la sua città, trasformando un momento di crisi in un’opportunità di rinascita identitaria. L’umiltà, prima ancora della tattica, è la base su cui ricostruire la marcia verso i traguardi che questa piazza merita.

 


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