Riceviamo e pubblichiamo dal Circolo dell’Aquila di Sinistra Italiana
Negli scorsi giorni sono emerse due notizie che, seppur di diversa natura, nel loro insieme fotografano per l’ennesima volta l’incapacità della Giunta Biondi di fornire una prospettiva di sviluppo urbano diversa dalla cementificazione selvaggia e dalla contemporanea desertificazione dei servizi pubblici. Ci riferiamo, da un lato, alla recente approvazione in Consiglio Comunale del progetto di edificazione di un nuovo centro commerciale in località Centi Colella e, dall’altro lato, alla definitiva chiusura della residenza universitaria della Caserma Campomizzi.
Come già denunciato dai Consiglieri di L’Aquila Coraggiosa, Giannangeli e Rote
Un progetto che non apporterà nessun reale beneficio a cittadini e cittadine (se non ai pochi costruttori interessati), e che andrà invece ulteriormente a peggiorare il già fosco quadro della cementificazione nella nostra regione, negli ultimi anni stabilmente in testa alle tristi classifiche sull’incremento di consumo di suolo in Italia (come da rapporto ISPRA-SNPA 2022).
Cem
Mentre dunque la Giunta Biondi continua sulla strada di uno sviluppo insostenibile che avvantaggia unicamente i soliti gruppi imprenditoriali, la Città perde, nell’indifferenza della Giunta stessa, l’unica residenza universitaria pubblica ad oggi rimasta: la Caserma Campomizzi. Le associazioni studentesche, UDU in testa, negli ultimi anni avevano più volte richiamato l’attenzione dei vertici comunali, regionali e dell’ADSU sul rischio che il ritorno della Caserma all’Esercito lasciasse centinaia di studenti e studentesse in difficoltà economica privi del sacrosanto diritto ad un alloggio pubblico con servizi annessi.
Come Circolo Sinistra Italiana L’Aquila ci eravamo più volte uniti a tali appelli, insieme ad altri pezzi di opposizione. Nessuno di questi appelli ha portato però le autorità comunali e regionali ad attuare misure concrete per evitare questo scenario.
L’unica alternativa ad oggi presente sul tavolo è rappresentata da un centinaio di posti letto nel complesso ATER di Cansatessa, privo di mensa e sale studio, fortemente decentrato rispetto alla maggior parte dei poli universitari e scarsamente servito dal trasporto pubblico. Una “non-soluzione” che, insieme alla cronica insufficienza del trasporto pubblico locale, renderà ancora più difficile la vita a studenti e studentesse che continuano, nonostante tutto, a scegliere L’Aquila per costruire il proprio futuro.
Come cittadini e cittadine dobbiamo fare mea culpa perché da troppi anni vediamo svanire uno dopo l’altro tasselli di “bene comune” senza opporci a sufficienza. Questa tendenza va invertita: i servizi pubblici (sanità, edilizia scolastica, residenzialità universitaria, trasporti, verde pubblico) devono tornare in cima alle priorità delle istituzioni comunali e regionali, e noi continueremo a vigilare e far sentire la nostra voce fino a quando non sarà così.
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