“Il ruolo di Capitale della cultura non è esclusivo delle istituzioni, riguarda l’intera collettività. Riguarda la comunità, riguarda L’Aquila, riguarda questa Provincia, questa Regione. È un’opportunità da condividere. Un’occasione di crescita, nella conoscenza e nell’incontro”.
È con queste parole che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto aprire l’anno di L’Aquila Capitale italiana della cultura. Parole che sentiamo profondamente nostre, e che ci auguriamo l’amministrazione comunale voglia fare proprie.
“La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno di ricerca comune e dunque di pace. La nostra responsabilità è consentirle di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce. Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile. Vuol dire investire in democrazia”, ha ricordato il Capo dello Stato.
Investire in democrazia significa riconoscere che L’Aquila, nel suo ruolo di Capitale italiana della cultura 2026, ha una responsabilità enorme agli occhi del Paese.
In questo senso, i primi passi compiuti, purtroppo, sono stati sbagliati. Sui quotidiani nazionali, infatti, a trovare spazio non è stata la città che si apre all’Italia, ma l’intervista rilasciata dal sindaco dell’Aquila che, a poche ore dalla cerimonia inaugurale, ha rifiutato di dichiararsi antifascista, rinnegando il seme da cui è germogliata la nostra democrazia. Un’intervista intrisa di richiami nostalgici e simboli neofascisti, capaci di oscurare il valore simbolico dell’inaugurazione e di proiettare L’Aquila sotto una luce lontana dai valori di apertura e partecipazione che dovrebbero caratterizzare l’anno della Capitale italiana della cultura.
A ciò si aggiunge la presentazione del “Festival Off”, che porta il logo di Capitale della Cultura, e che ripropone ancora una volta scelte dal forte taglio ideologico, ospitando testi e autori legati alla destra radicale e sovranista. Titoli come “Le tre età della fiamma”, “Belle ciao. Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo” o “Le vite delle donne contano” parlano da soli, veicolando narrazioni distorte o strumentali che nulla hanno a che fare con la promozione culturale della città.
È accettabile che il simbolo di Capitale della cultura diventi la cassa di risonanza di una parte politica? È accettabile che L’Aquila venga rappresentata come un “fortino nero”? È accettabile utilizzare un anno così importante per fare propaganda?
No, non lo è. Per questo chiediamo con forza che l’amministrazione di destra cambi passo e restituisca al progetto Capitale italiana della cultura la sua missione originaria: parlare all’intera collettività, raccontare L’Aquila attraverso le sue bellezze, le sue storie, il suo patrimonio umano e culturale, senza piegarla ad alcuna propaganda.
Vogliamo che L’Aquila parli un linguaggio di pace, solidarietà e convivenza, e non si trasformi nel megafono ideologico della destra italiana.
Lo dichiarano le consigliere e i consiglieri del Partito Democratico dell’Aquila.
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