di Fabio Pelini
Il tempus fugit di virgiliana memoria, calato nel terreno della politica locale, assume significati densi e contraddittori. Sembra di ieri, infatti, il granello che doveva rompere il meccanismo dell’allora candidato Pierluigi Biondi e già si intravede all’orizzonte la fine del decennio a guida Fratelli d’Italia nel Comune dell’Aquila.
Di acqua sotto i ponti ne è passata molta e a quel meccanismo se n’è sostituito un altro. Saranno gli elettori a giudicare se il cambiamento promesso e tanto sbandierato nell’èra biondiana sia stato in meglio o in peggio, e lo faranno tra poco più di un anno, nella primavera del 2027. E, come è lecito attendersi, dopo le feste natalizie entrerà nel vivo la corsa che condurrà le coalizioni a definire programmi e candidature in vista di un appuntamento che, certamente, andrà oltre i confini della pura e semplice elezione locale, vista la carica simbolica che il nostro territorio riveste per la coalizione di centrodestra e in particolare per il partito oggi egemone in Italia.
E’ proprio quello dell’Aquila, infatti, il collegio che ha incoronato la premier Giorgia Meloni, dopo l’elezione apripista di Pierluigi Biondi nel 2017, quando l’ex primo cittadino di Villa S.Angelo riuscì ad insinuarsi nelle secche del cambio generazionale della destra cittadina, innescando la marcetta trionfale dei Fratelli d’Italia. Da quel momento in poi, è arrivato un successo dietro l’altro per i post missini: Marco Marsilio alla Regione nel 2019, Giorgia Meloni premier e la rielezione di Biondi nel 2022, la riconferma per Marsilio nel 2024.
L’Abruzzo eletto a “fortino nero”, paradigma di una destra-destra che nessuno ha visto arrivare. E’ da qui che bisogna partire per comprendere i movimenti all’interno della coalizione che governa la città da quasi un decennio. Il sindaco Biondi nei suoi due mandati ha amministrato con un crescendo decisionista: all’alba della prima consiliatura si ritrovò primo cittadino quasi per caso, dopo il clamoroso suicidio del centrosinistra. A capo di una maggioranza debole e sub iudice per mesi, con lo spettro dell’ingovernabilità per la sfasatura tra preferenze delle liste e voti al sindaco – la cosiddetta “anatra zoppa” – l’ex Casapound tentò di governare quella fase con cautela, puntando a galleggiare.
Una volta rieletto in maniera larga, grazie anche a liste strutturate, e questa volta competitive, ha potuto accentuare i suoi tratti decisionisti, assumendo spesso in solitaria decisioni importanti e disertando frequentemente i lavori del Consiglio comunale, interessato piuttosto a coltivare i luoghi e le persone della politica nazionale, approdo naturale a cui si sente destinato. Giunto al termine della sua esperienza a capo della città, in quello che sente a tutti gli effetti come un feudo del suo partito, vuole essere lui a dire la prima e l’ultima sul suo successore, anche per ragioni di equilibri interni, oramai stabilmente polarizzati sulla rivalità con Guido Liris, in costante ascesa politica, con il quale i rapporti sembrano essersi logorati da tempo.
E allora, come stanno le cose in casa centrodestra?
Scartate alcune ipotesi all’interno di Fratelli d’Italia, che pure a un certo punto sono state qualcosa in più di un’idea, si è fatta strada nelle ultime settimane una possibile candidatura che pare ormai cosa (quasi) fatta. Il vicepresidente della Giunta regionale e assessore all’agricoltura e all’ambiente della giunta Marsilio, Emanuele Imprudente, sembrerebbe essersi deciso e, con il placet di Biondi, potrebbe essere l’uomo incaricato di prolungare il dominio del centrodestra nel capoluogo abruzzese.
Imprudente, forte di oltre 3200 preferenze nel Comune dell’Aquila alle ultime elezioni regionali, appare da mesi defilato all’interno del suo partito, la Lega. I ben informati lasciano intendere un possibile avvicinamento a Fratelli d’Italia, dominus della coalizione che garantisce dunque più spazi rispetto alla forza guidata da Matteo Salvini; ma anche architrave del centrodestra, un po’ come la vecchia Forza Italia, che più si addice al profilo di Imprudente, da sempre più vicino al vecchio mondo dc che a quello di ultradestra interpretato dalla Lega a trazione salviniana.
Chissà che l’investitura a candidato sindaco non abbia proprio come contraltare l’ingresso del vicepresidente della Regione alla corte di Biondi. D’altra parte, rispetto ad altri profili interni a Fratelli d’Italia, che nel tempo hanno coltivato l’ambizione alla prestigiosa candidatura – Raffaele Daniele e Livio Vittorini su tutti – quella di Imprudente è considerata proposta decisamente più forte, perché maggiormente radicata sul territorio, e più esperta.
Le insidie, tuttavia, restano dietro l’angolo. Non è un mistero per nessuno che anche Roberto Santangelo, dall’alto dei suoi prestigiosi ruoli, nutra ambizioni analoghe. L’assessore regionale e presidente del Consiglio comunale di Forza Italia – rieletto nel 2024 in Regione con un consenso di quasi 10mila preferenze di cui circa 4mila a L’Aquila – ha, negli anni che abbiamo alle spalle, tessuto pazientemente la sua trama a tutti i livelli ed è fortemente tentato di mettere a frutto la sua dote di consensi per provare la scalata allo scranno più prestigioso di Palazzo Margherita.
In molti riconoscono in lui capacità di ascolto e doti più amministrative che da politico puro, ma Biondi non farebbe certo salti di gioia nel vederlo come suo successore. Nonostante si sussurri di un riavvicinamento tra i due negli ultimi mesi, appare oggi complicata una sua investitura, anche per le vicende interne al Consiglio comunale dell’Aquila, dove si è consumata una guerra ibrida tra sindaco e presidente del consiglio, che ha portato nei mesi ad un rimescolamento dei gruppi consiliari.
Resta poi sullo sfondo l’ipotesi Fausta Bergamotto, sottosegretaria aquilana alle imprese e al made in Italy, già assessora con Biondi, che appare l’opzione oggi meno accreditata ma che, in una fase di stallo, potrebbe rivelarsi come l’outsider giusta.
Chi però insegue e dovrebbe costruire rapidamente una proposta alternativa è il centrosinistra.
La coalizione che a L’Aquila si oppone a Biondi non ricalca lo schema nazionale del “campo largo”: nel capoluogo di Regione mancano i 5 stelle e il dibattito interno è polarizzato tra Partito democratico e forze centriste, riconducibili all’esperienza civica del Passo Possibile e ai consiglieri comunali Enrico Verini e Gianni Padovani, con l’inedito ruolo di cucitura interpretato dai dirigenti locali di Alleanza Verdi e Sinistra. Tra le forze di minoranza si discute da mesi su quale debba essere la figura migliore per disarcionare la destra da Palazzo Margherita: il confronto si è impantanato e, se da un parte c’è chi auspicherebbe l’individuazione di una figura “politica”, espressione dei partiti, c’è chi, invece, ha posto come condizione per far parte della coalizione l’individuazione di una figura “civica” autorevole e riconosciuta, fuori dal recinto delle forze politiche organizzate.
Su questa posizione si sono dichiarati da tempo i consiglieri centristi in Consiglio Comunale e Americo di Benedetto, animatore della lista del Passo Possibile, offrendo anche il nome dell’eventuale candidato a cui da mesi stanno facendo una corte serrata: si tratta di Fabio Picuti, Sostituto Procuratore Generale in Cassazione, ma soprattutto pm al processo alla Commissione Grandi Rischi, evento simbolico nella storia recente della città.
Il magistrato, che in questi mesi sta presentando il suo John 3,32, volume che ripercorre le memorie del sisma del 2009, sembrerebbe aver accettato la candidatura a sindaco, ma solo se sostenuto dall’intera coalizione di centrosinistra. Che su questa soluzione continua a nutrire più di qualche dubbio, tanto più dalle parti del Partito democratico che – come più volte ribadito dal segretario cittadino Nello Avellani – mal digerisce veti su eventuali propri candidati, che poi è uno solo, ed è noto a tutti: alla finestra c’è Pierpaolo Pietrucci, unico consigliere aquilano di opposizione eletto in Regione lo scorso anno, forte di oltre 3500 preferenze nel Comune dell’Aquila.
Sono in molti a pensare che sia lui il nome più adatto per riconquistare Palazzo Margherita, in quanto figura popolare e radicata in città. Il consigliere regionale dem sarebbe ben disposto a ritentare la corsa per la carica di Primo cittadino, dopo la bruciante esperienza delle primarie con Americo Di Benedetto, i cui strascichi non sembrano ancora del tutto superati.
Anche tra le opposizioni, tuttavia, la fase di stallo potrebbe condurre a scelte terze. E in quel caso chi meglio di Stefano Palumbo potrebbe rappresentare la sintesi tra due visioni contrapposte? In realtà, sembra essere una possibilità remota: Palumbo, ottimo amministratore con un’ormai consolidata esperienza, appare oggi molto defilato dopo essere rimasto scottato nel 2022 nella corsa alla candidatura a sindaco, stretto tra le divisioni e i personalismi del campo progressista.
Come dipanerà dunque la matassa il centrosinistra aquilano? Escluse le primarie, madre di tutti i guai dopo l’esperienza fratricida del 2017, è probabile che non si arrivi ad una facile composizione e potrebbe quindi essere necessario un sondaggio tra gli aquilani per individuare la candidatura più gradita e adatta a sfidare il centrodestra.
Certo, in una città come L’Aquila, in cui il Consiglio comunale appare sempre più marginalizzato da un centrodestra che ha mostrato la logica duale dell’indifferenza e dell’insofferenza nel confronto con le opposizioni sui grandi temi strategici, aprire oggi un dibattito sulle prospettive future di una città, stretta da mille anchilosi, dovrebbe essere il punto di partenza naturale dal quale ripartire. L’Aquila è oggi una città senza un orizzonte strategico, che vive alla giornata, senza slanci ideali che ne traccino una visione. Il Piano Regolatore continua ad essere un oggetto misterioso per l’amministrazione Biondi che, però, d’altro canto non ha mancato di approvare robuste varianti urbanistiche per nuovi insediamenti commerciali utili per chi li realizzerà, ma certamente non per L’Aquila e i suoi cittadini. C’è poi ai nastri di partenza L’Aquila Capitale della Cultura, che rappresenta sicuramente una enorme opportunità, ma che in mancanza del coinvolgimento di tutte le energie vive della città rischia di ridursi ad un ricco eventificio, senza ricadute nel medio-lungo periodo.
E, dunque, torniamo alle premesse. Il tempo che è scivolato via veloce è stato denso di opportunità che la classe politica egemone in città da un decennio ha saputo cogliere in un modo che meglio non si poteva: oltre al Sindaco Pierluigi Biondi, proiettato lancia in resta verso il Parlamento, ci sono Luigi D’Eramo, Guido Quintino Liris, Emanuele Imprudente, Roberto Santangelo: espressioni di una classe dirigente che nell’ascesa politica personale non ha sbagliato un colpo.
Bisogna chiedersi, però, cosa resti a L’Aquila del loro operato ed analizzare se, nel tempo rapidamente trascorso, la città che ha fatto le loro fortune abbia qualche carta da giocare per rinascere davvero.
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