Si è parlato per l’ennesima volta di “emergenza” ma si tratta di una espressione decisamente fuori luogo: per essere classificato come emergenza occorre che l’accadimento cui ci si riferisce sia grave, straordinario, imprevedibile… aggettivi non applicabili a un disservizio che si ripete ogni estate da decenni e che certamente creerà problemi anche negli anni a venire.
Senza interventi importanti sulle reti colabrodo (secondo i dati relativi al 2022, i più recenti oggi disponibili, Chieti disperde il 70,4 % dell’acqua captata per usi potabili e Pescara il 54,8 %) le speranze di uscire fuori da questa situazione sono praticamente nulle. Dei tanti milioni di euro arrivati grazie al PNRR solo una minima parte – purtroppo – è stata finalizzata ad aumentare davvero la resilienza ai cambiamenti climatici. I venti milioni di euro a disposizione dell’ACA per il “potenziamento” delle reti idriche nell’area metropolitana rappresentano ben poca cosa rispetto alle esigenze.
Potenziamento, per inciso è un termine ambiguo: a che cosa ci si riferisce? Si inizierà a rinnovare la tubatura colabrodo o altro? Come che sia nell’immediato e forse anche a più lungo termine l’acqua continuerà a mancare con bollette incomprensibili ed esose rispetto al servizio offerto. Senza dimenticare i danni che le perdite occulte possono determinare: recentemente un guasto sotterraneo all’incrocio tra corso Marrucino e via Spaventa, a Chieti, è stato scoperto solo quando l’acqua ha raggiunto il caveau di una banca. Quante altre fuoriuscite ci sono, nel sottosuolo, a minare la stabilità di un centro storico che già di suo è interessato da frane e smottamenti?
La soluzione non possono essere generici aumenti (ricordiamo per inciso che con le bollette dell’acqua, sia potabile che da irrigazione, i cittadini contribuiscono anche a pagare gli stipendi dei dipendenti, non pochi, degli enti che gestiscono il servizio) che finirebbero col danneggiare ulteriormente proprio i consumatori più attenti. L’unica strada, oltre alla necessità anche nel settore agricolo di intervenire per frenare la dispersione, è quella dell’applicazione di contatori ai punti di prelievo con conseguente tariffazione a consumo. Ovviamente a un prezzo ragionevole: Gabriele Trovarelli, presidente del Comitato bonifica sostenibile, ha recentemente denunciato che invece a «quei pochi agricoltori che hanno chiesto e ottenuto la tassazione a consumo il Consorzio ha imposto una tariffa assolutamente sperequata, onerosa e ingiusta».
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