di S.R.
Mentre nella Striscia di Gaza le forze di occupazione israeliane hanno ripreso a bombardare, sparare e sequestrare persone a pieno ritmo, arrivando a più di 50 mila palestinesi assassinati in meno di due anni, a L’Aquila si processa la resistenza palestinese. Le interviste a Ludovica Formoso e Flavio Rossi Albertini (video di Diodato) legali dei tre cittadini palestinesi accusati di associazione a delinquere con finalità di terrorismo
È iniziato oggi, davanti alla Corte d’Assise dell’Aquila, il processo italiano alla resistenza palestinese. Anan Yaeesh e altri due cittadini palestinesi, residenti nel capoluogo abruzzese, sono chiamati a rispondere dell’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo, per presunti finaziamenti alla Brigata Tulkarem, gruppo armato di resistenza all’occupazione israeliana in Cisgiordania. L’ipotesi è formulata proprio dalle autorità dello stato d’Israele. Gli avvocati della difesa, Flavio Rossi Albertini, Ludovica Formoso e Pamela Donnarumma chiedevano che fossero esclusi dal dibattimento 22 interrogatori di prigionieri palestinesi arrestati in Palestina e sottoposti a domande da parte dello Shin Bet, i servizi segreti israeliani. Come testimoniano numerosi rapporti di organizzazioni internazionali, alle persone palestinesi interrogate molto spesso non è concesso di sentire un avvocato, ancora più raramente di vederlo. Spesso durante gli interrogatori i cittadini palestinesi vengono torturati. Ciò nonostante la maggior parte di questi interrogatori sono stati accettati dalla Corte d’Appello dell’Aquila e inclusi nel fascicolo di dibattimento.
E’ stata negata la richiesta della difesa di inserire tra i testimoni trenta persone, tra cui molte figure ritenute esperte, note a livello internazionale. Tra loro c’erano anche Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Riccardo Mattone di Mediterranea Saving Humans e Ronen Bar, dirigente dei servizi segreti israeliani.
Davanti al Tribunale dell’Aquila, i manifestanti in sit-in di solidarietà hanno chiesto la liberazione del resistente palestinese, mentre molti altri sono entrati ad assistere all’udienza a porte aperte, successivamente fatti uscire dall’aula a seguito di proteste legate a problemi di fedeltà della traduzione della dichiarazione spontanea di Yaeesh, segnalate dalla difesa. Nei giorni scorsi le manifestazioni per la libertà di Anan Yaeesh hanno riempito le strade d’Italia, da Napoli a Trento, arrivando fino a Tolosa, davanti all’ambasciata italiana in Francia.
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