Spazio Genesi presenta “Fierce and Graceful”: arte e narrazione del femminile all’Aquila

Spazio Genesi presenta “Fierce and Graceful”: arte e narrazione del femminile all’Aquila
09 Mar 2026

Mercoledì 25 marzo, alle ore 18.30, presso la Galleria Commerciale di Via Roma a L’Aquila si terrà Fierce and Graceful, mostra d’arte contemporanea organizzata da Spazio Genesi, associazione culturale che nasce come interfaccia tra gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila ed il contesto cittadino che li ospita. Il presente appuntamento, mediante l’operato delle artiste Maira Alejandra Cialone e Annalisa Conte, intende valorizzare temi quali la riappropriazione della narrazione del femminile e la critica al sistema patriarcale e ai suoi dispositivi linguistici. Alla base vi è la volontà di sottrarre il racconto delle e sulle donne ad un sguardo prettamente maschile per restituirlo ad una prospettiva autonoma e cosciente. Non si tratta solo di denunciare gli stereotipi radicati nel nostro immaginario quotidiano, ma di plasmare un rinnovato orizzonte semantico in grado di esplorare dall’interno l’esperienza femminile. In tal senso, la pratica artistica diviene gesto politico ed azione di riscrittura del reale. Le opere mostrano come il patriarcato non agisca solo attraverso leggi o strutture sociali, ma anche tramite parole, slogan, modelli normalizzati ed interiorizzati passivamente. Centrale è la messa in discussione dei meccanismi invisibili di potere che si annidano nel linguaggio, nella pubblicità, nei media e nella cultura visiva. Ciò avviene mediante l’utilizzo di ironia e sarcasmo, elementi presenti in alcune delle immagini proposte che si impongono come strategie di sovversione in grado di disarmare i discorsi dominanti e renderne visibile l’assurdità. La scelta ipotizzata da Cialone e Conte consiste proprio nello smontare e riutilizzare un determinato tipo di linguaggio, trasformandolo in uno strumento di critica consapevole. A tale scopo risulta fondamentale la serigrafia, tecnica scelta dalle autrici con piena consapevolezza teorica prima ancora che estetica. La stampa serigrafica, per sua natura, implica un processo di riduzione, di selezione e di estrema precisione: ogni elemento superfluo viene eliminato, ogni dettaglio accessorio rimosso, fino a lasciare emergere un’immagine essenziale e lapidaria. Tale procedimento diviene metafora di un’operazione più ampia ossia l’urgenza di giungere al nucleo più autentico dell’esperienza femminile, liberandola dalle stratificazioni ideologiche che per secoli ne hanno deformato la percezione. Ogni immagine tende a conservare solo ciò che è davvero indispensabile, tutto si riduce a segno, parola e messaggio. In questa prospettiva, la mostra potrebbe collegarsi idealmente alle esperienze della Poesia visiva sviluppatasi a partire dagli anni ‘60, richiamando in modo esplicito ricerche di artiste quali Ketty LaRocca o Lucia Marcucci, figure fondamentali per comprendere il rapporto tra linguaggio, potere e identità di genere. Il legame tra la coppia Cialone-Conte e la tradizione della poesia visiva si manifesta innanzitutto in una comune concezione del linguaggio come territorio di tensione politica. Parola e immagine non si limitano a coesistere, ma entrano in un rapporto dialettico e talvolta conflittuale: la scrittura non illustra l’immagine, né l’immagine traduce la scrittura, bensì entrambe agiscono reciprocamente per destabilizzare il fruitore. In tal modo, frammenti provenienti dalla comunicazione di massa vengono isolati, ricombinati e sottoposti a un processo di straniamento che ne altera il significato, trasformando strumenti di persuasione in dispositivi critici. La consapevolezza è la medesima, il linguaggio non è mai innocente poiché al suo interno si esercitano poteri, si costruiscono identità e si legittimano gerarchie. Inoltre, la mostra intesse un sottile legame con la storia recente, evocando momenti cruciali dell’emancipazione, come ad esempio la vicenda di Franca Viola o la conquista del suffragio femminile. Tali riferimenti non sono celebrativi ma servono piuttosto a ricordare che i diritti sono processi in continua negoziazione, mai definitivamente acquisiti e di conseguenza costantemente necessitanti di protezione. L’esperienza della mostra si configura così come un percorso di consapevolezza, in cui lo spettatore è chiamato non soltanto a osservare ma a prendere posizione. Le immagini non offrono risposte rassicuranti ma piuttosto destabilizzano. Esse costringono a confrontarsi con le contraddizioni del presente e con la persistenza di discriminazioni che, sebbene mutate nelle forme, continuano a permeare la struttura sociale. Fierce and Graceful, un invito a situarsi. La mostra sarà fruibile fino a sabato 25 aprile su appuntamento.


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