Mountain Film Lab, Abruzzo e Alpi uniti: al via la call per il cinema di montagna

Mountain Film Lab, Abruzzo e Alpi uniti: al via la call per il cinema di montagna
05 Mag 2026

di Alessandra Prospero

Non solo paesaggio, ma linguaggio, identità e prospettiva narrativa: la montagna torna protagonista, questa volta attraverso il cinema. È stato presentato ieri, 4 maggio, ad Aosta il Mountain Film Lab, progetto che unisce Abruzzo e Valle d’Aosta in un’iniziativa formativa e produttiva dedicata al racconto audiovisivo dei territori montani.

All’incontro hanno preso parte Cristiano Di Felice, produttore e fondatore di IFA, Vanessa Patanè, responsabile distribuzione festivaliera IFA, Alessandra Miletto, direttrice della Film Commission Vallée d’Aoste, Piercesare Stagni, presidente dell’Abruzzo Film Commission, e Luisa Montrosset, co-direttrice del Cervino Cinemountain Film Festival.

Si tratta della prima collaborazione strutturata tra realtà cinematografiche abruzzesi e valdostane, un ponte culturale che punta a trasformare la montagna da semplice sfondo estetico a spazio vivo di produzione e sperimentazione artistica.

Call gratuita per under 35: scadenza il 30 maggio

Il progetto entra subito nel vivo con un’opportunità concreta: è aperta la call per selezionare giovani under 35 che prenderanno parte al laboratorio.

Le candidature sono aperte fino al 30 maggio e riguardano diverse figure professionali della filiera audiovisiva: regista, sceneggiatore, produttore esecutivo o organizzatore generale, direttore della fotografia o operatore, scenografo, fonico e costumista.

Elemento tutt’altro che secondario: la partecipazione è gratuita e prevede la copertura delle spese di viaggio, vitto e alloggio, configurandosi come una reale occasione di accesso al settore per giovani professionisti.

Formazione e produzione: un’esperienza completa

Il Mountain Film Lab nasce dalla collaborazione tra IFA Scuola di Cinema, Film Commission Vallée d’Aoste, Abruzzo Film Commission e Cervino Cinemountain Film Festival, con il sostegno del bando SIAE “Per Chi Crea”.

In questo contesto si inserisce il ruolo dell’Abruzzo Film Commission, guidata da Piercesare Stagni, impegnata nel rafforzare il posizionamento dell’Abruzzo come territorio di produzione cinematografica e laboratorio culturale.

I partecipanti selezionati prenderanno parte a una prima fase formativa per poi lavorare alla realizzazione di un cortometraggio di finzione (max 15 minuti) o documentario breve (max 20 minuti), costruendo una troupe completa e operativa.

Dall’Abruzzo alla Valle d’Aosta: tempi e tappe

Il cuore operativo del laboratorio sarà l’Abruzzo, con una prima fase di didattica immersiva prevista a Campo di Giove dal 21 al 25 settembre 2026, seguita dalle riprese dal 16 al 21 novembre.

Il percorso proseguirà con la post-produzione tra dicembre e gennaio e si concluderà con una restituzione pubblica nel febbraio 2027.

Le attività si svolgeranno tra Campo di Giove, Pescasseroli e la Valle d’Aosta, rafforzando un dialogo concreto tra Appennini e Alpi.

Cinema di montagna: narrare territori e comunità

Il progetto si inserisce in una visione più ampia: la montagna non solo come paesaggio, ma come patrimonio culturale, etnografico e umano.

I temi al centro dei lavori – ambiente, folklore, spopolamento, sport montani e vita delle comunità – indicano chiaramente la volontà di costruire un racconto contemporaneo delle aree interne, lontano da stereotipi e semplificazioni.

In questo senso, il Mountain Film Lab non è solo un laboratorio, ma un dispositivo culturale capace di incidere sull’immaginario collettivo.

Un ponte culturale tra territori

Più che un progetto isolato, il Mountain Film Lab si configura come un modello di collaborazione interregionale, capace di mettere in relazione territori diversi ma accomunati da fragilità e potenzialità simili.

Ed è proprio qui il punto più interessante: mentre la montagna continua a essere marginale nella geografia economica, può tornare centrale nella geografia culturale, a patto di essere raccontata con strumenti adeguati e visione contemporanea.

Un passaggio tutt’altro che secondario, soprattutto per regioni come l’Abruzzo, dove il racconto delle aree interne resta una sfida ancora aperta.


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