Dalla Nation of Islam ai legami con Cuba e URSS: la radicale eredità del campione che sfidò l’imperialismo di Washington, in un drammatico contrasto con la deriva populista e reazionaria dell’America contemporanea.
Red
Il 3 giugno 2016 il mondo perdeva non soltanto il più grande peso massimi della storia della boxe, ma una delle voci più destabilizzanti, radicali e internazionaliste del ventesimo secolo. Commemorare Muhammad Alì oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa, non può ridursi a una sterile celebrazione delle sue doti atletiche o alla narrazione edulcorata del campione che commosse il pianeta accendendo la torcia olimpica a Atlanta. La vera statura di Alì risiede nella sua natura di ribelle sistemico, un uomo capace di spogliare l’establishment statunitense della sua maschera democratica per svelarne le profonde radici imperialiste, razziste e oppressive. La sua non fu una protesta di facciata, ma una scelta geopolitica conscia che lo portò a stringere legami ideologici ed emotivi con i grandi focolai rivoluzionari e i blocchi contrapposti all’egemonia di Washington.
Questa radicalità politica e spirituale affonda le sue radici nei primi anni Sessanta, quando il giovane Cassius Clay scuote le fondamenta dell’America bianca e conservatrice annunciando la sua adesione alla Nation of Islam. La conversione non è solo un atto di fede, ma il rifiuto definitivo dell’assimilazione culturale: l’abbandono del “nome da schiavo” per assumere quello di Muhammad Alì diventa il simbolo di una rinascita identitaria e di una rottura totale con i valori dominanti. In questo percorso, cruciale è il rapporto simbiotico con Malcolm X, figura chiave dell’organizzazione e mentore intellettuale del pugile. Malcolm non si limita a guidarlo nella dottrina del separatismo nero e del black power, ma ne plasma la coscienza politica, elevando il giovane atleta da fenomeno sportivo a icona della militanza globale. La loro vicinanza, cementata nei mesi che precedono lo storico match contro Sonny Liston del 1964, rappresenta il connubio perfetto tra la potenza retorica del leader politico e il carisma debordante del campione del mondo. Sebbene le successive divisioni interne alla Nation of Islam e la tragica parabola di Malcolm abbiano poi allontanato i due, l’impronta di quella fratellanza ideologica rimane indelebile, segnando per sempre l’agenda politica di Alì.
La centralità della sua figura nel panorama del dissenso globale si cementa in un momento preciso: il rifiuto categorico di arruolarsi per la guerra in Vietnam nel 1967. In quella circostanza, Alì non si limitò a un’obiezione di coscienza isolata, ma collegò la lotta dei neri americani alla resistenza dei popoli del Sud del mondo. Comprese che lo stesso potere che schiacciava i diritti civili a Louisville o a Detroit era lo stesso che sganciava il napalm sulle popolazioni rurali asiatiche. La celebre dichiarazione in cui rifiutava di andare a uccidere persone impoverite nel fango per conto della “grande e potente America” fu un atto di rottura totale con il perbenismo patriottico. Quella scelta gli costò i migliori anni della carriera sportiva, la revoca dei titoli e la minaccia della prigione, dimostrando l’essenza autoritaria e repressiva dello Stato yankee contro chiunque osasse incrinare la narrazione ufficiale della Guerra Fredda.
Mentre l’America ufficiale lo marchiava come traditore, il resto del pianeta lo riconosceva come un faro. Il viaggio di Alì in Unione Sovietica nel 1978 e il suo storico incontro con Leonid Brežnev ne sono la testimonianza più limpida. In piena contrapposizione ideologica tra i blocchi, il pugile ebbe il coraggio di elogiare pubblicamente la realtà sociale sovietica, scardinando la propaganda occidentale. Rimase colpito dall’assenza di mendicanti nelle strade e dalla sicurezza percepita, ma soprattutto smentì le tesi sulla totale cancellazione della libertà religiosa, sottolineando come musulmani, cristiani ed ebrei potessero praticare i propri culti. Per Alì, l’URSS non era il “monstro” descritto dai media americani, ma un modello in cui le tensioni sociali e razziali che dilaniavano la sua terra natale sembravano superate.
Altrettanto profondo e concreto fu il suo legame con la Rivoluzione cubana. Alì riconobbe nell’isola caraibica il “primo territorio libero d’America“, un avamposto di resistenza all’imperialismo che considerava un alleato naturale di tutti gli sfruttati. I suoi viaggi a L’Avana negli anni Novanta, i lunghi e calorosi incontri con Fidel Castro e le donazioni milionarie destinate a sostenere e difendere il sistema sanitario cubano sotto embargo non furono semplici gesti di beneficenza. Furono atti di militanza politica, la testimonianza di un uomo che vedeva nel socialismo cubano un’alternativa di dignità umana rispetto al capitalismo selvaggio e discriminatorio degli Stati Uniti. Questa dimensione transnazionale trovò il suo culmine epico a Kinshasa nel 1974, durante lo storico incontro contro George Foreman, dove i popoli africani appena usciti dal giogo coloniale lo accolsero non come uno sportivo d’importazione, ma come un fratello d’armi e un simbolo di riscatto globale.
Il contrasto tra l’immensità etica di Muhammad Alì e gli Stati Uniti di oggi è stridente e desolante. L’America contemporanea si trova prigioniera di una regressione culturale e politica senza precedenti, dove la follia del movimento MAGA (Make America Great Again) controlla i gangli del potere e avvelena il dibattito pubblico. Laddove Alì combatteva per l’emancipazione degli emarginati e per la solidarietà tra i popoli, la destra populista odierna persegue l’isolazionismo xenofobo, il suprematismo bianco malcelato e la distruzione dei diritti civili fondamentali.
Il potere americano attuale, radicalizzato dalle derive complottiste e reazionarie del trumpismo, rappresenta l’esatto opposto dei valori di uguaglianza e fratellanza internazionale per cui il pugile ha sacrificato la propria giovinezza e la propria ricchezza. Se Alì usava la propria voce per unire i popoli oppressi contro il militarismo di Washington, l’attuale establishment manipola i risentimenti della classe media per restaurare un passato mitico e discriminatorio. Ricordare Muhammad Alì a dieci anni dalla morte significa quindi sottrarlo alla monumentalizzazione retorica e riscoprire la sua eredità più autentica: quella di un titano che ha saputo guardare oltre i confini del proprio Paese per schierarsi dalla parte giusta della storia, offrendo i suoi pugni e la sua mente alla causa della libertà globale.
Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.
In primo piano
Sorelle scomparse da nove giorni, al vaglio 300 veicoli ripresi dalle telecamere di Alfedena
Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono diventate uno degli elementi centrali delle indagini sulla scomparsa di Sarah e Alisya.
Testamento biologico, l’Abruzzo è secondo in Italia per diffusione delle DAT: Pescara prima provincia del Paese
L’Abruzzo è la seconda regione italiana per diffusione del testamento biologico. Pescara è la prima provincia d’Italia per numero di DAT, mentre cresce in tutto il Paese il ricorso alle Disposizioni Anticipate di Trattamento.
Il chitarrista Davide Lo Surdo a novembre in Vietnam per l'Hanoi International Guitar Festival
Davide Lo Surdo sarà tra gli ospiti d’onore dell’Hanoi International Guitar Festival 2026. Il chitarrista italiano si esibirà ad Hanoi davanti a un pubblico internazionale dal 27 al 29 novembre.
I New York Knicks campioni NBA dopo 53 anni
Dopo 53 anni di attesa i New York Knicks tornano campioni NBA battendo gli Spurs 4-1 nelle Finals 2026. Jalen Brunson è l’MVP di una vittoria storica che inaugura una nuova era della lega tra giovani stelle, equilibrio e imprevedibilità.
Sorelle scomparse da nove giorni, al vaglio 300 veicoli ripresi dalle telecamere di Alfedena
Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono diventate uno degli elementi centrali delle indagini sulla scomparsa di Sarah e Alisya.
Testamento biologico, l’Abruzzo è secondo in Italia per diffusione delle DAT: Pescara prima provincia del Paese
L’Abruzzo è la seconda regione italiana per diffusione del testamento biologico. Pescara è la prima provincia d’Italia per numero di DAT, mentre cresce in tutto il Paese il ricorso alle Disposizioni Anticipate di Trattamento.
Il chitarrista Davide Lo Surdo a novembre in Vietnam per l'Hanoi International Guitar Festival
Davide Lo Surdo sarà tra gli ospiti d’onore dell’Hanoi International Guitar Festival 2026. Il chitarrista italiano si esibirà ad Hanoi davanti a un pubblico internazionale dal 27 al 29 novembre.
I New York Knicks campioni NBA dopo 53 anni
Dopo 53 anni di attesa i New York Knicks tornano campioni NBA battendo gli Spurs 4-1 nelle Finals 2026. Jalen Brunson è l’MVP di una vittoria storica che inaugura una nuova era della lega tra giovani stelle, equilibrio e imprevedibilità.
