L’8 marzo del paradosso: perché dopo tre anni di Governo Meloni la condizione femminile non decolla

L’8 marzo del paradosso: perché dopo tre anni di Governo Meloni la condizione femminile non decolla
08 Mar 2026

Red

L’8 marzo 2026 non è più il tempo dei simboli o delle “prime volte”. Con Giorgia Meloni in carica ormai dall’autunno del 2022, l’Italia ha avuto tutto il tempo per testare se la presenza di una donna a Palazzo Chigi potesse davvero innescare un cambio di paradigma per la condizione femminile. Eppure, a distanza di oltre tre anni, il bilancio che emerge è quello di un’occasione mancata: l’eccezionalità biografica di una leader non si è trasformata in politiche strutturali, lasciando le italiane a fare i conti con una realtà che, per molti versi, è peggiorata rispetto al passato pre-2022.

Il dato più allarmante riguarda l’erosione silenziosa del potere d’acquisto e l’insufficienza delle misure contro il divario salariale. Nonostante i proclami sulla centralità della famiglia, le lavoratrici continuano a subire una “penalità materna” che le espelle dal mercato del lavoro o le costringe a part-time involontari. Le statistiche sull’occupazione femminile nel 2026 mostrano una stagnazione preoccupante, con l’Italia che resta fanalino di coda in Europa. Le politiche di incentivi fiscali una tantum si sono rivelate palliativi temporanei che non affrontano il nodo centrale: la carenza cronica di infrastrutture sociali, come asili nido e tempo pieno scolastico, la cui realizzazione attraverso il PNRR ha subito rallentamenti e ridimensionamenti proprio nei territori più fragili come il nostro Abruzzo.

Sul terreno dei diritti e della salute, la direzione intrapresa appare ancora più divisiva. La scelta politica di permettere l’ingresso di associazioni anti-abortiste nei consultori è stata letta da ampi settori della società civile come un attacco frontale alla Legge 194 e alla libertà di scelta. Invece di potenziare i centri antiviolenza, che operano spesso in condizioni di emergenza finanziaria, la narrazione istituzionale si è concentrata su un approccio securitario che non scalfisce le radici culturali del patriarcato. Anche la gestione della medicina di genere e dei programmi di prevenzione ha subito tagli lineari che colpiscono duramente le fasce più deboli, rendendo il diritto alla salute un privilegio per chi può permettersi la sanità privata.

In questo scenario, la figura della Presidente del Consiglio rischia di diventare un paradosso vivente: una donna potente che presiede a una fase di restrizione dei diritti delle altre donne. . Non basta avere una donna al comando se le sue scelte politiche non scardinano i meccanismi che tengono le altre donne un passo indietro. La democrazia paritaria non è un traguardo individuale, ma un processo collettivo che, al momento, sembra essersi particolarmente esteso con il governo di Giorgia Meloni.


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