di Alessandro Tettamanti
Qualcosa non va, se a tener banco per più di due giorni è stata una macchia sul pavimento di un locale di ristorazione del centro storico sospettata di essere sangue, ma che poi si è rivelata essere il rigurgito del proprietario dell’attività.
Sabato mattina i media riportano la notizia che la polizia scientifica stava svolgendo i dovuti esami per capire cosa fosse successo. Si parla di “giallo”, mentre si infittiscono le voci su una nuova colluttazione che si andrebbe ad aggiungere al lungo elenco di violenze che si succedono sopratutto nei week-end all’Aquila.
La polizia prende visione delle telecamere (senza trovare niente), il Pm dispone il sequestro del locale.
Sui social allora si teme qualcosa di grave, potrebbe essere addirittura un omicidio. Gli inquirenti indagano.
Vengono chiamate tutte le strutture che ospitano minori non accompagnati, i primi indiziati, per capire se qualcuno non è rientrato o è ferito, ma niente.
Quel locale dopo tutto è stato già al centro di episodi di cronaca, e dopo settimane di titoli in prima pagina con “allarme baby gang”, per molti L’Aquila è divenuta il set di un film di genere crime.
Il punto è proprio questo: se da una parte la percezione della sicurezza è molto importante e non va sottovalutata, dall’altra chi opera responsabilmente nella comunicazione dovrebbe fare in modo che non si auto alimentino narrazioni inverosimili che scattano quando si ha che fare con le emozioni e le paure della massa, nell’era dei social network.
Un po’ di vomito può diventare sangue in situazioni del genere.
Ci hanno messo del loro, certo, dalla ricostruzione dei fatti arrivata oggi, i gestori dell’attività.
Un dipendente è arrivato sul posto, ed è stato il primo a scambiare il vomito per sangue, mentre il titolare, ubriaco, non riusciva evidentemente a dare spiegazioni. A quel punto si sarebbe potuto supporre che quello fosse il vomito conseguenza della sbornia dell’uomo, ma evidentemente si è preferito seguire anche altre piste.
Fino al lieto fine di oggi. Nessun episodio di violenza si è verificato all’Aquila nell’ultimo week end, solo tanta paura per nulla, segno però della presenza palpabile di una psicosi collettiva in Corso.
Che non vuol dire certo che gli episodi di violenza non ci sono e non ci sono stati o ci saranno, ma piuttosto che forse non è quella emozionale la strada migliore per contrastarli. Bisogna conoscere, comprendere, prevenire, usando la ragione, e solo dopo agire.
La scorsa settimana un noto dottore di avanzata età che opera nella zona di collemaggio, è stato seguito dalle forze di polizia fino a casa dove è stato fermato, forse scambiato dagli agenti per un pusher della zona.
Basterebbe conoscere minimamente il contesto e le persone per non fare collegamenti assurdi e non sprecare tempo e risorse, ma evidentemente anche le forze di polizia sono vittime della smodata pressione oggi giorno esistente in città sul tema sicurezza.
Un motivo in più per cercare di tornare tutti alla calma e ridare alle cose la loro adeguata proporzione.
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