di AP
Ieri, giorno di Natale, la famiglia conosciuta come “la famiglia nel bosco” si è potuta riunire solo per un breve incontro, dopo mesi di separazione e polemiche. Il padre, Nathan Trevallion, ha incontrato la moglie e i tre figli per circa due ore e mezza, dalle 10 alle 12.30, all’interno della casa famiglia di Vasto, dove i minori sono ospitati in seguito a un provvedimento del Tribunale per i minorenni.
L’incontro si è svolto in un clima controllato e non è stato possibile condividere il pranzo di Natale, poiché la struttura non consente visite prolungate né momenti conviviali nei giorni festivi. Una decisione che ha lasciato il padre profondamente provato. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Rosario Masciulli, ha riferito che Nathan appare stanco, debilitato e amareggiato, segnato da una vicenda che si protrae ormai da mesi. Dopo la visita, l’uomo ha trascorso il resto della giornata con alcuni amici, evitando l’isolamento.
Nel frattempo, il Tribunale ha disposto una consulenza tecnica psicologica sulle competenze genitoriali della coppia, passaggio ritenuto decisivo per valutare un possibile futuro ricongiungimento familiare.
Il pregresso: dalla vita nei boschi all’intervento della magistratura
La vicenda riguarda una coppia straniera – Nathan Trevallion, di origine britannica, e la moglie Catherine – e i loro tre figli minorenni. La famiglia aveva scelto di vivere nei boschi di Palmoli, in Abruzzo, seguendo uno stile di vita autosufficiente e lontano dai servizi tradizionali: abitazione senza allacciamenti ordinari, produzione autonoma di energia, coltivazione del cibo e istruzione parentale per i bambini.
L’attenzione delle autorità si è accesa nel 2024, dopo un episodio che ha fatto emergere possibili rischi per i minori: l’intera famiglia fu ricoverata in ospedale a seguito di un avvelenamento da funghi raccolti nei boschi. Da quel momento, i servizi sociali hanno avviato accertamenti sulle condizioni di vita, sull’istruzione e sull’inserimento sociale dei bambini.
Nel corso del 2025, dopo ulteriori verifiche, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha stabilito che l’ambiente familiare presentava criticità sotto il profilo sanitario, educativo e relazionale, disponendo l’allontanamento dei figli e il loro collocamento in una casa famiglia a Vasto. Ai genitori è stata limitata la responsabilità genitoriale, con incontri regolamentati.
Le reazioni e il dibattito pubblico
Il caso ha rapidamente assunto una dimensione nazionale. Da un lato, associazioni e cittadini hanno espresso solidarietà alla famiglia, denunciando una presunta ingerenza dello Stato in una scelta di vita alternativa. Dall’altro, magistratura e servizi sociali hanno ribadito che l’intervento è avvenuto nell’esclusivo interesse dei minori.
Sul piano politico, la vicenda è stata rilanciata da diversi esponenti della Lega. Il vicepremier Matteo Salvini ha definito la separazione dei bambini dai genitori una “violenza di Stato”, chiedendo una revisione delle decisioni assunte dai giudici.
Cosa succede ora
Il futuro della famiglia resta legato all’esito della perizia psicologica sulle competenze genitoriali. Solo dopo questa valutazione il Tribunale potrà decidere se avviare un percorso di graduale riavvicinamento o confermare l’attuale collocamento dei minori.
Nel frattempo, il Natale appena trascorso – limitato a poche ore di incontro – rappresenta l’ennesimo capitolo di una storia che continua a dividere l’opinione pubblica tra tutela dei diritti dei bambini e libertà di scelta dei genitori.
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