Caso Yaeesh, il processo continua: presidio di solidarietà al Tribunale dell’Aquila

Caso Yaeesh, il processo continua: presidio di solidarietà al Tribunale dell’Aquila
20 Mag 2025

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Slai Cobas per il sindacato di classe

Oltre 70mila palestinesi sono stati uccisi dallo stato terrorista d’Israele dal 7 ottobre 2023, e circa 15mila italiani si sono arruolati nel suo esercito per contribuire al genocidio! Ma chi viene detenuto e si vuole condannare per terrorismo è Anan Yaeesh, partigiano palestinese in Cisgiordania, che ha combattuto per la libertà e l’autodeterminazione del suo popolo. Con lui verranno processati il 21 maggio altri due palestinesi, Ali Irar e Mansour Doghmosh, nonostante siano stati scarcerati per mancanza di indizi.

Anan è nato a Nablus nel 1987 e ha vissuto sulla propria pelle la brutalità dell’occupazione “israeliana”. Durante la Seconda Intifada ha preso parte alla resistenza popolare contro uno dei sistemi coloniali e militari più violenti e longevi del nostro tempo. Per questa scelta – riconosciuta come legittima dal diritto internazionale – ha pagato un prezzo altissimo: oltre quattro anni di carcere, quattro tentativi di omicidio e gravi lesioni alla sua persona in seguito alle torture subite in carcere e alle aggressioni delle forze di occupazione israeliane.

A causa di tutte queste violenze e pressioni, su di sé e la sua famiglia, Anan lascia la Palestina nel 2013, e nel 2017 si stabilisce a L’Aquila, dove lavora e ottiene, due anni dopo, un regolare titolo di soggiorno, rilasciato proprio in quanto perseguitato politico. Ma il 27 gennaio 2024 viene arrestato, a seguito di una richiesta di estradizione da parte di Israele. Nonostante la Corte d’Appello dell’Aquila lo abbia poi dichiarato inestradabile, riconoscendo il rischio concreto che una volta consegnato a Israele venga torturato, Anan resta in carcere con l’accusa di sostenere la resistenza palestinese. Verso di lui e i suoi 2 amici palestinesi viene avviato un procedimento penale illegittimo, un processo-farsa che punta a trasformare un resistente in un criminale, a riscrivere la storia per cancellare la legittimità della lotta palestinese.

L’udienza del 2 aprile 2025 ha già mostrato le distorsioni profonde di questo procedimento: sono state inizialmente ammesse come prove di accusa le “confessioni” estorte dallo Shin Bet, famigerato per l’uso sistematico di torture fisiche e psicologiche sui prigionieri palestinesi; mentre la lista dei testimoni della difesa è stata falcidiata: solo 3 testimoni su 47 sono stati ammessi, per lo più irrilevanti e relativi a un solo imputato, violando perciò il diritto alla difesa degli altri due. Escluse testimonianze cruciali, come quella della relatrice speciale ONU Francesca Albanese, di giornalisti, esperti e attivisti con profonda conoscenza del contesto palestinese. La stessa testimonianza di Anan è stata neutralizzata, dapprima con il diniego del giudice alla lettura in italiano della sua dichiarazione spontanea, poi con una traduzione confusa e infedele della stessa.

L’udienza del 16 aprile non ha fatto altro che confermare la volontà di epurare il processo dal contesto palestinese. Puntualizzando con un’ostinazione quasi rituale che questo non è un processo politico, la Corte non solo ha cercato di censurare, indirizzandola, la dichiarazione spontanea di Anan, ma ha addirittura tentato di porre in esame il suo difensore, tradendo, di fatto, l’esatto contrario di quanto affermava: la volontà di giudicare politicamente, senza riconoscere la natura politica di ciò che si giudica.

Solo lo scorso 7 maggio la Corte ha finalmente accolto una richiesta fondamentale della difesa: escludere dagli atti le trascrizioni degli interrogatori dello Shin Bet. È una vittoria, ma parziale. La macchina giudiziaria continua a muoversi, e lo fa con il silenzio complice dei media mainstream, per criminalizzare non solo Anan, ma chiunque si opponga al genocidio in Palestina supportando la legittima resistenza del suo popolo.

La prossima udienza quindi sarà forse la più importante, ed è fondamentale parteciparvi e partecipare al presidio di solidarietà. Se fino a ieri gran parte dei media e dei rappresentanti della cosidetta sinistra parlamentare, si sono voltati dall’altra parte di fronte a un genocidio in atto, contribuendo a normalizzarlo e a normalizzare i rapporti dello stato italiano con quello criminale di Israele, oggi non è piu tollerabile il loro silenzio! O si sta con chi resiste all’oppressione o si accetta l’oppressione e si sta con chi opprime!


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